Frasi e citazioni di Elias Canetti

Selezione delle frasi più belle e delle citazioni più significative di Elias Canetti (Ruse 1905 - Zurigo 1994), scrittore, saggista e aforista bulgaro, nato da una famiglia ebraica di origine spagnola, naturalizzato britannico e di lingua tedesca: "La lingua del mio spirito continuerà a essere il tedesco, e precisamente perché sono ebreo. Ciò che resta di quella terra devastata in ogni possibile modo voglio custodirlo in me, in quanto ebreo. Anche il suo destino è il mio; io però porto ancora in me un'eredità universalmente umana. Voglio restituire alla loro lingua ciò che le devo". Nel 1981 Elias Canetti è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura.
Le citazioni sono tratte, per la maggior parte, dal suo unico romanzo Auto da fé, pubblicato nel 1935, e dal saggio Massa e potere, pubblicato nel 1960.
Su Aforismario trovi anche una raccolta di aforismi di Canetti tratti dai suoi quaderni di appunti. [Il link è in fondo alla pagina].
Prima di osare contro i lupi le pecore si volgono verso le lepri.
(Elias Canetti)
Le voci di Marrakech
Note di un viaggio - Die Stimmen von Marrakesch, 1968

Quando si viaggia si prende tutto come viene, lo sdegno rimane a casa. Si osserva, si ascolta, ci si entusiasma per le cose più atroci solo perché sono nuove. I buoni viaggiatori sono gente senza cuore.

La lingua salvata
Storia di una giovinezza - Die gerettete Zunge. Geschichte einer Jugend, 1977

Ben poco del male che si può dire dell'uomo e dell'umanità io non l'ho detto. E tuttavia l'orgoglio che provo per essa è ancora così grande che solo una cosa io odio veramente: il suo nemico, la morte.

Il frutto del fuoco
Storia di una vita 1921-1931 - Die Fackel im Ohr, 1980

La vita è lotta, lotta senza quartiere, ed è un bene che sia così. L'umanità, altrimenti, non potrebbe progredire. Una razza di deboli si sarebbe estinta da un pezzo, senza lasciare traccia.

Quel che conta è solo credere nella propria causa. E magari l'avversario crede nella causa opposta!

Auto da fé 
Die Blendung, 1935

L’amore è una lebbra, una malattia che abbiamo ereditato dai protozoi.

Massa e potere
Masse und Macht, 1960 - © Adelphi - Selezione Aforismario

All'interno della massa domina l'eguaglianza. Essa è assoluta e indiscutibile, e non è mai posta in questione dalla massa stessa. La sua importanza è talmente fondamentale che lo stato della massa potrebbe essere addirittura definito uno stato di assoluta eguaglianza.

Ciò che può permettere di uccidere è temuto, ciò che non serve direttamente ad uccidere è solo utile.

Come ogni altra cosa, il potere porta in sé la propria fine.

Fenomeno enigmatico quanto universale è la massa che d'improvviso c'è là dove prima non c'era nulla.

Finché può, la massa accoglie in sé ogni cosa; ma proprio perché accoglie ogni cosa, essa si disgrega.

Forse è questa una delle ragioni per cui la massa cerca di stringersi così fitta: essa vuole liberarsi il più compiutamente possibile dal timore dei singoli di essere toccati. Quanto più gli uomini si serrano disperatamente gli uni agli altri, tanto più sono certi di non aver paura l'uno dell'altro.

I denti sono il più evidente strumento di potere che gli uomini portano in sé.

Il peggio che possa capitare agli uomini in guerra – e cioè morire insieme – risparmia loro la morte individuale che essi temono più di tutto.

Il potere nella sua intima essenza e al suo culmine sdegna le trasformazioni, basta a se stesso, vuole soltanto se stesso. In questa forma è sembrato agli uomini degno di ammirazione; assoluto e arbitrario, esso non agisce a vantaggio di nulla e di nessuno.

La massa ha bisogno di una direzione. Essa è in movimento, e muove verso qualcosa. La direzione comune a tutti gli appartenenti rinforza la sensazione di eguaglianza. Una meta, che sta al di fuori di ogni individuo e diventa la stessa per tutti, spinge di sotterra le mete private, dissimili, che sarebbero la morte della massa.

La massa non si sente mai sazia. Fin quando resta un uomo non ancora catturato da lei, essa mostra il suo appetito.

La massa vuol sempre crescere. Per la sua stessa natura, non c'è limite alla sua crescita.

La morte come desiderio si trova davvero ovunque, e non è necessario scavare molto nell'uomo per trarla alla luce.

La morte è una battaglia sempre perduta.

La speranza dell'aldilà colora sempre la vita del fedele, così che si ha ragione di parlare di una massa lenta, cui appartengono tutti insieme i seguaci di una fede. 

La spinta a crescere è la prima e suprema caratteristica della massa. Essa vuole afferrare chiunque le sia raggiungibile. Chiunque si configuri come un essere umano può unirsi a lei. La massa naturale è massa aperta: non c'è limite alla sua crescita. Essa non riconosce case, né porte, né serrature; chiunque si chiuda dinanzi a lei le appare sospetto.

L'aggressione "esterna" alla massa può solo renderla più forte. Coloro che sono stati fisicamente dispersi tendono tanto più fortemente a riunirsi. L'aggressione "dall'interno", invece, è veramente pericolosa.

Le religioni storiche mondiali portano nel sangue un presentimento delle insidie della massa. […] Ciò che esse desiderano è, al contrario, un gregge duttile. È consueto considerare i fedeli come pecore e lodarli per la loro ubbidienza.

Nessun sovrano può essere certo per sempre dell'ubbidienza della sua gente. Finché si fanno uccidere da lui, egli può dormire tranquillo. Ma non appena uno si sottrae alla sua sentenza, il sovrano è in pericolo.

Non c'è alcuna espressione del potere più evidente dell'attività del direttore d'orchestra.

Nulla è appartenuto a un uomo più di ciò che si è trasformato in escremento.

Nulla l'uomo teme di più che essere toccato dall'ignoto.

Prima di osare contro i lupi le pecore si volgono verso le lepri.

Quanto darebbe l'antico morto per poter essere ancora di fianco a colui che passeggia fra le tombe!

Solo nella "massa" l'uomo può essere liberato dal timore d'essere toccato. Essa è l'unica situazione in cui tale timore si capovolge nel suo opposto.

Solo tutti insieme gli uomini possono liberarsi dalle loro distanze. È precisamente ciò che avviene nella massa. Nella "scarica" si gettano le divisioni e tutti si sentono "uguali".

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