Il fascino dell'Aforisma (di Federico Roncoroni)

Qui di seguito riportiamo un saggio sull'aforisma dell'italianista e scrittore italiano Federico Roncoroni, Il testo è tratto da Il libro degli aforismi (Mondadori, 1989), tra le più note antologie aforistiche pubblicate in Italia negli ultimi decenni.
Il fascino e la forza dell'aforisma non si misurano dall'entusiasmo e dallo stupore
suscitati dal suo primo esplodere, ma dalle emozioni e dalle riflessioni
che produce nel silenzio che lo segue. (Federico Roncoroni)
L'aforisma
da Il libro degli aforismi © Mondadori, 1989

Nella famiglia dei generi letterari, l'aforisma è un parente molto stretto della massima, della sentenza, dell'adagio, del motto e, per certi rami, anche del più popolare proverbio, ma non coincide con nessuno di questi pur classici modelli. Quando è brutto, può scadere nella battuta da salotto, o, peggio ancora, nella moralità gratuita, peccando nel primo caso di pretesa e per lo più volgare comicità e macchiandosi nel secondo caso della non meno grave colpa di pretesa saggezza. Quando è bello, quando cioè si libra integro e compiuto nel suo difficile equilibrio di leggerezza e di gravità, è una festa di parole, un trionfo dell'intelligenza e un piacere dello spirito.

Che cos'è, dunque, l'aforisma e come funziona? L'aforisma o, come meglio dovrebbe essere chiamato, l'aforismo, è una frase che compendia in un breve giro di parole il risultato di precedenti riflessioni, osservazioni ed esperienze. Il suo nome deriva dal greco aphorismós e propriamente significa "definizione". Di fatto, della definizione l'aforisma ha sia la essenzialità perentoria sia la funzione, che è quella di delineare in modo chiaro e "definitivo" un concetto, una norma o una legge. Ma l'aforisma è anche qualcosa di più di una definizione, per quanto chiara ed essenziale. Quando è perfettamente riuscito, è un perfetto meccanismo espressivo che, in equilibrio tra eleganza e sostanza di pensiero, a metà strada tra il gioco di parole e la massima filosofica, aspira a divertire e a far riflettere: fa riflettere il lettore sulle cose piccole e grandi della vita, attirandolo con la brillante eleganza della scrittura. A farne quello che è, infatti, contribuiscono sia la forma sia il contenuto. Inscindibili per natura, nell'aforisma forma e contenuto sono fusi insieme in un rapporto tanto necessario quanto difficile da realizzare.

La struttura dell'aforisma, in effetti, è del tutto particolare: nella sua apparente semplicità, mira ad avere un massimo di densità concettuale in un minimo di brevità formale. In altre parole, pretende di conciliare cose inconciliabili: la ricchezza e la profondità del significato con la concisione del significante.

Non solo: l'aforisma deve anche conciliare particolare e generale, soggettività e universalità: deve prendere spunto dalla realtà di tutti i giorni e da qualcosa di personale e di individuale, ma deve poi assurgere a un valore generale se non addirittura universale: deve attirare l'attenzione perché parla di qualcosa che ci riguarda da vicino o che riguarda qualcuno che conosciamo bene, ma piace veramente, e dura nel tempo, solo quando riesce a trascendere il particolare e il personale e vale per tutti, ieri, oggi e per sempre.

Di più: oltre che conciliare profondità concettuale e concisione formale, particolare e generale, individuale e universale, deve essere attraente e seducente al primo incontro ma deve far durare il suo effetto ben oltre nel tempo: deve avere l'aria di essere facile, futile e piacevole, come una battuta di spirito, ma deve poi risultare ricco e profondo: chi lo legge o lo ascolta deve restare subito colpito e capirne subito il significato, ma poi deve anche rendersi conto che quella prima comprensione non l'ha chiarito del tutto e sotto la superficie della battuta di spirito ci sono una ricchezza e una pregnanza di significati, fatte di allusioni, sfumature e di interpretazioni possibili che non esauriscono l'aforisma in una semplice battuta o in un calembour, ma lo moltiplicano in una serie senza fine di riflessioni, intuizioni, scoperte e conquiste.

E questo spiega un altro requisito dell'aforisma: deve essere dilettevole e piacevole e nello stesso tempo utile. Intendiamoci: deve essere utile nello stesso senso in cui deve essere piacevole: perché stimola a riflettere e offre quel piacere del tutto intellettuale che prova chi si rende conto di essere in grado di smontare il delicato congegno dell'aforisma e di saper recuperare e ricostruire gli ampi spazi concettuali ‐ sentimentali, esistenziali, speculativi e morali ‐ che l'autore ha sintetizzato e concentrato in quel breve spazio.

Il fascino e la forza dell'aforisma, insomma, non si misurano dall'entusiasmo e dallo stupore suscitati dal suo primo esplodere, ma dalle emozioni e dalle riflessioni che produce nel silenzio che lo segue. Scettico o ironico, graffiante o scanzonato, serio o faceto, cinico o pietoso, irridente o tollerante, fustigatore o consolatorio, disperato o rasserenante, il vero aforisma nasce sempre da una profonda coscienza morale che, laica o religiosa, mondana o spirituale, borghese o aristocratica, nulla ha a che fare con il moralismo più o meno gretto e con il pedagogismo più o meno interessato, e dopo la prima deflagrazione che lo rende gradito ai più, non può non suscitare echi profondi nella coscienza morale di chi, laico o religioso, borghese o aristocratico, ama concedersi il gusto della meditazione e correre il rischio di fermarsi ogni tanto a pensare.

Note
Vedi anche: L'aforisma: genere aristocratico di Guido Almansi

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