Citazioni Errate - E

Elenco delle citazioni errate e delle frasi false che circolano su internet, che cominciano con la lettera E. Se hai qualche precisazione da fare per migliorare questa sezione, oppure desideri segnalare una citazione che hai trovato sul web e sulla cui autenticità hai dei dubbi, contatta pure Aforismario attraverso il form nel menu a destra.
Qualunque frase priva di fonti bibliografiche certe, su internet la potrete trovare
attribuita nel 99% dei casi a: Oscar Wilde, Jim Morrison o Albert Einstein
e per il restante 1% a un altro autore sbagliato. (Aforismario)
E con le budella dell'ultimo prete / stringeremo il collo all'ultimo re. 
In francese: Et des boyaux du dernier prêtre / serrons le cou du dernier roi.
Questi versi (noti anche nella frase "L'umanità non sarà mai libera finché l'ultimo re non sarà strangolato con le budella dell'ultimo prete) sono tradizionalmente attribuiti a Denis Diderot (vedi ad es. Jean-François de La Harpe, Cours de Littérature Ancienne et Moderne, 1840). In realtà Diderot non ha mai composto questi versi, anche se in Abdication d’un roi de la fève ou Les éleuthéromanes (1772, postumo nel 1796) scrisse qualcosa di molto simile: "Et ses mains ourdiraient les entrailles du prêtre/ Au défaut d’un cordon pour étrangler les rois" (E le sue mani intrecceranno le viscere del prete/ in mancanza di una corda per strangolare i re). Secondo alcuni, i versi citati sarebbero del poeta e agitatore politico francese Sylvain Maréchal, ma anche in questo caso non esiste alcuna prova documentale. Secondo altri (si veda ad esempio Giuseppe Fumagalli in Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921), chiunque sia l'autore dei versi suddetti, non ha fatto altro che ispirarsi al "famigerato" curato ateo Jean Meslier, che nel suo Testamento (Testament, 1729) avrebbe scritto: "Je voudrais, et ce sera le dernier et le plus ardent de mes souhaits, je voudrais que le dernier des rois fût étranglé avec les boyaux du dernier prêtre" (Io vorrei, e questo sia l'ultimo e il più ardente dei miei desideri, io vorrei che l'ultimo dei re fosse strangolato con le budella dell'ultimo dei preti). Ma da una ricerca di Aforismario sul testo di Meslier, questo passo non risulta, anche se non si può escludere sia stato riportato (o aggiunto) successivamente in qualcuna delle sue molteplici edizioni. In conclusione, l'autore della citazione resta sconosciuto; del resto, anche Nicolas de Chamfort in Caratteri e Aneddoti (Caractères et Anecdotes, 1795) scriveva: "Qualcuno ha osato dire: 'Vorrei vedere l'ultimo re strangolato con le budella dell'ultimo prete'", senza dirci chi fosse questo "qualcuno".

E l’Amore guardò il Tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno.
"E l’Amore guardò il Tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno. Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il Tempo moriva e lui Restava". Questa frase (che circola su internet dal 2001) è generalmente attribuita a Luigi Pirandello. Secondo alcuni non si tratterebbe di una semplice "frase" di Pirandello, ma di una sua poesia:
E l’Amore guardò il Tempo e rise, / perché sapeva di non averne bisogno. / Finse di morire per un giorno, / e di rifiorire alla sera, / senza leggi da rispettare. / Si addormentò in un angolo di cuore / per un tempo che non esisteva. / Fuggì senza allontanarsi, / ritornò senza essere partito, / il Tempo moriva e lui restava.
Però, delle centinaia di siti in cui la frase è pubblicata, solo uno indica la fonte, e cioè: Tenui luci improvvise, in La Riviera Ligure (1904); ma esaminando questa raccolta di poesie, i versi sul tempo non risultano. Anche esaminando "Tutte le poesie" di Pirandello (Mondadori, 1982), questi versi non esistono. Non è da escludere (almeno fino a prova contraria), che si tratti della solita frase anonima attribuita a un grande autore per darle maggior diffusione (le persone comuni, infatti, accolgono molto più favorevolmente ciò che è legato a un nome prestigioso). A questo proposito, si veda in questa sezione di Citazioni errate un'altra celebre frase attribuita da tutti a Pirandello: "Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti".

È meglio aver amato e perso che non aver mai amato.
In inglese: Tis better to have loved and lost than never to have loved at all.
Questa citazione è attribuita, di volta in volta, a Samuel Butler, William Shakespeare o Oscar Wilde. In realtà si tratta di due versi della poesia In Memoriam (1849) del poeta inglese Alfred Tennyson, composta per commemorare l'amico Arthur Henry Hallam, morto nel 1833: "È meglio aver amato e perso / che non aver amato affatto". La frase è spesso attribuita erroneamente a Samuel Butler perché questi nel suo romanzo semi-autobiografico Così muore la carne (The Way of All Flesh, 1903) scrive a un certo punto: "But is it not Tennyson who has said: ''Tis better to have loved and lost, than never to have lost at all'?" (Ma non è Tennyson che ha detto: "È meglio aver amato e perduto, che non aver mai perduto niente?"). Fatto questo primo chiarimento, non si può non notare che già nel 1700 il poeta e drammaturgo inglese William Congreve nella sua celebre commedia Così va il mondo (The Way of the World) scriveva qualcosa di molto simile: "It is better to have been left than never to have been loved" (È meglio essere stati lasciati che non essere mai stati amati). Ma del resto, questa è una conclusione cui molti, senza essere poeti, sono spesso giunti nel corso della loro vita.

È meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.
Questa frase è nota soprattutto per essere stata citata dal cantante e chitarrista dei Nirvana, Kurt Cobain (1967-1994), nella sua lettera di addio prima del suicidio. Ma forse non tutti sanno che si tratta di un verso della canzone My My, Hey Hey (1979) di Neil Young: "It's better to burn out than to fade away". Ecco le ultime righe della lettera lasciata da Kurt Cobain: "Thank you all from the pit of my burning nauseous stomach for your letters and concern during the past years. I'm too much of an erratic, moody baby! I don't have the passion anymore and so remember, its better to burn out than to fade away. peace, love, empathy"; questa la traduzione italiana in Wikipedia: "Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati. Io sono troppo un bambino incostante, lunatico! E non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente. Pace, Amore, Empatia". 

È meglio essere ottimisti e avere torto piuttosto che pessimisti e avere ragione.
Questa frase, in lingua italiana, è spesso attribuita ad Albert Einstein; in lingua inglese, invece, è più spesso attribuita a Mark Twain: "It's better to be an optimist who is sometimes wrong than a pessimist who is always right"; in lingua francese allo scrittore e scultore Jack Penn (1909-1996): "Mieux vaut être optimiste et se tromper que pessimiste et avoir raison". Purtroppo non esiste documentazione che consenta di dare la paternità di questa frase all'uno o all'altro; pertanto l'autore è da ritenersi sconosciuto.

È meglio rimanere in silenzio ed essere considerati imbecilli, piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio. 
Questa frase (in inglese: "Better to remain silent and be thought a fool, than to open your mouth and remove all doubt", tradotta anche: "A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio"), è attribuita a diversi autori: Oscar Wilde (immancabile), Abraham Lincoln, Mark Twain, George Eliot e persino Lisa Simpson, il personaggio dei cartoni animati di Matt Groening, che in effetti la cita nell'episodio La prima parola di Lisa de I Simpson. In ogni caso, la frase è probabilmente un rifacimento dal Libro dei Proverbi, 17,28 dell'Antico Testamento: "Anche lo stolto, se tace, passa per saggio e, se tien chiuse le labbra, per intelligente".

È nel momento in cui dubiti di volare che perdi per sempre la facoltà di farlo.
In inglese: The moment you doubt whether you can fly, you cease for ever to be able to do it.
Questa frase è una delle tante che vengono spesso attribuite a Jim Morrison, ma si tratta di una citazione tratta dal libro The Little White Bird or Adventures in Kensington Gardens dello scrittore scozzese James Matthew Barrie, pubblicato nel 1902, quando Jim Morrison non era ancora nato.

È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.
In inglese: It's easier to break an atom than a prejudice.
In francese: Il est plus facile de désintégrer un atome qu'un préjugé.
In spagnolo: Es más fácil desintegrar un átomo que un prejuicio.
In tedesco: Es ist leichter ein Atom zu zerstören, als ein Vorurteil.
In qualunque lingua la cerchiate, questa celebre frase è attribuita quasi sempre ad Albert Einstein. Tuttavia non esiste una sola fonte sicura che possa attestarlo. Secondo quanto riportato in alcuni testi, la frase sarebbe, invece, dello psicologo statunitense Gordon Willard Allport (1897-1967), il quale, in effetti, la cita in The person in psychology (1968), ma attribuendola a un autore sconosciuto: "Someone has said that it is easier to smash an atom than a prejudice" (Qualcuno ha detto che è più facile rompere un atomo che un pregiudizio). Ebbene, da alcune ricerche fatte da Aforismario, risulta che la frase è, in realtà, dello psicologo statunitense Ronald Lippitt, che in Nuove tendenze delle ricerche sul pregiudizio (New trends in the investigation of prejudice, 1945) scrive: "It is now easier to smash an atom than to break a prejudice" (È più facile spezzare un atomo che rompere un pregiudizio). Ovviamente, nonostante questa precisazione, tutti continueranno ad attribuire la frase al più celebre Albert Einstein, proprio perché − è più facile spezzare un atomo che rompere un pregiudizio.

È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito. È una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto. Ci sarà sempre un'altra opportunità, un'altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c'è un nuovo inizio.
[C’est une folie de haïr toutes les roses parce que une épine vous a piqué, d’abandonner tous les rêves parce que l’un d’entre eux ne s’est pas réalisé, de renoncer à toutes les tentatives parce qu’on a échoué. C’est une folie de condamner toutes les amitiés parce qu’une d’elles vous a trahi, de ne croire plus en l’amour juste parce qu’un d’entre eux a été infidèle, de jeter toutes les chances d’être heureux juste parce que quelque chose n’est pas allé dans la bonne direction. Il y aura toujours une autre occasion, un autre ami, un autre amour, une force nouvelle. Pour chaque fin il y a toujours un nouveau départ].
Questo brano è attribuito ad Antoine de Saint-Exupéry, e molti giurano di averlo letto nel libro Il piccolo principe (1943). In realtà il brano si trova nel libro dello scrittore francese Zirtaeb Onamaac, intitolato Ordinariamente straordinario (Ordinairement extraordinaire, 2015). Ad aumentare la confusione c'è pure il fatto che lo stesso Zirtaeb Onamaac attribuisce il brano a Saint-Exupéry.

È una pistola quella che hai in tasca o sei solo felice di vedermi?
In inglese: Is that a gun in your pocket or are you just glad to see me?
Questa celebre battuta è attribuita a Mae West, e secondo le fonti più diffuse sarebbe stata pronunciata nel film Lady Lou - La donna fatale (She Done Him Wrong, 1933). Ma in questo film Mae West non pronuncia mai questa frase (del resto un po' troppo osé per i tempi). Pare, invece, che essa abbia rivolto questa battuta a un agente della stazione ferroviaria di Los Angeles nel 1936, e che poi l'abbia ribadita in scena in occasione del suo ultimo film Sextette (1978).

È vero che l'uomo è il re degli animali, perché la sua brutalità supera la loro. Viviamo grazie alla morte di altri. Già in giovane età ho rinnegato l'abitudine di cibarmi di carne.
Questa frase è attribuita a Leonardo da Vinci in molti siti web, ma non vi è alcuna prova che egli l'abbia scritta davvero. È molto più probabile che gli sia stata attribuita da qualche vegetariano.

Elementare, Watson!
In inglese: Elementary, my dear Watson!
Questa frase è tradizionalmente attribuita all'investigatore Sherlock Holmes, personaggio nato alla fine del XIX secolo dalla fantasia dello scrittore scozzese Conan Doyle, che così si rivolgerebbe all'amico medico Watson ogni qual volta giunge alla risoluzione di uno dei suoi difficilissimi casi. Essa, specie dopo le rese cinematografiche e televisive dei romanzi di Conan Doyle, avvenute nei primi decenni del XX secolo, è andata diffondendosi sempre più, al punto da entrare nell'uso comune per indicare scherzosamente la semplicità della soluzione di un problema dinanzi a chi non la credeva tale. La frase è spesso citata - un po' giornalisticamente - come uno dei più clamorosi casi di citazioni errate, soltanto perché il termine "Elementare", effettivamente rivolto da Sherlock Holmes all'amico Watson in diversi racconti, non è accompagnato dal nome di Watson o dalla locuzione "mio caro Watson", il che è forse un po' esagerato: su internet, e non solo, circolano false citazioni ben più clamorose di queste.

Eliminare le persone nocive dalla propria vita non significa odiarle. Significa avere rispetto per se stessi.
Questa citazione è attribuita a Sigmund Freud, ma si tratta di una delle tante frasi anonime affibbiate a un autore celebre per darle maggior credito. In inglese la frase si trova sul web così: "Letting go of negative people doesn’t mean you hate them. It just means that you love yourself". (Lasciar andare le persone negative non significa odiarle. Significa solo amare sé stessi).

Eppur si muove! 
Non vi è alcuna prova che questa celebre frase sia stata pronunciata, come si ritiene generalmente, da Galileo Galilei al termine dell'abiura dell'eliocentrismo dinanzi al tribunale dell'Inquisizione (1633). Molto probabilmente la falsa attribuzione deriva da una ricostruzione del processo compiuta molti anni dopo dallo scrittore e critico letterario Giuseppe Baretti nella sua opera The Italian Library del 1757. Secondo la ricostruzione del Baretti, Galileo, subito dopo l'abiura, alzatosi in piedi, avrebbe battuto il piede sul pavimento mormorando: "E pur si muove!". La frase è riportata anche in Vita di Galileo (1938/39), opera teatrale di Bertolt Brecht dedicata al grande scienziato italiano.

Era così cretino che cercava nella Bibbia l'indirizzo di un buon albergo in Palestina.
In questo modo è spesso citato l'aforisma suddetto di Leo Longanesi tratto da La sua signora (1957). Ma l'aforisma originale è il seguente: "Cercava nella Bibbia l'indirizzo di un buon albergo in Palestina"; mancano cioè le parole iniziali "Era così cretino che...", parole che qualcuno avrà aggiunto in seguito nel citarlo, per esplicitare quanto Longanesi aveva mantenuto sottinteso.

Esistono due modi per essere felici in questa vita, uno è di fare l'idiota e l'altro è di esserlo.
Questa frase è attribuita a Sigmund Freud, ma probabilmente è una falsa attribuzione che deriva da questo aforisma di Enrique Jardiel Poncela pubblicato in Massime minime nel 1937: "Ci sono due modi per conquistare la felicità: uno è fare l'idiota, l'altro è esserlo".

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