Citazioni Errate - G e H

Elenco delle citazioni errate e delle frasi false che circolano su internet, che cominciano con la lettera G e la lettera H. Se hai qualche precisazione da fare per migliorare questa sezione, oppure desideri segnalare una citazione che hai trovato sul web e sulla cui autenticità hai dei dubbi, contatta pure Aforismario.
Qualunque frase priva di fonti bibliografiche certe, su internet la potrete trovare
attribuita nel 99% dei casi a: Oscar Wilde, Jim Morrison o Albert Einstein
e per il restante 1% a un altro autore sbagliato. (Aforismario)
Giustizia ritardata è giustizia negata.
In inglese: Justice delayed is justice denied. Justice différée est justice refusée.
Questo noto principio giuridico è attribuito (specie in Italia) a Montesquieu, mentre nei paesi anglosassoni al politico britannico William Ewart Gladstone (1809-1898): "Quando il caso è provato e l'ora è giunta, la giustizia ritardata è giustizia negata" (When the case is proved, and the hour is come, justice delayed is justice denied), come citato su The Virginia Spectator nel 1884. Bisogna dire, però, che non esistono documenti che possano attestare con certezza la paternità di questa frase. Le origini di questo principio sono comunque molto antiche. Già nella raccolta di massime rabbiniche, scritte tra il I sec. a.e.c. e il II sec., il Pirkei Avot (in italiano: Capitoli dei Padri o Massime dei Padri) si legge: "La spada viene al mondo a causa di giustizia ritardata e giustizia negata". Nella Magna Carta (Magna Charta Libertatum, 1215), inoltre, si legge: "Nulli vendemus, nulli negabimus, aut differemus rectum aut justiciam" (A nessuno venderemo, a nessuno negheremo o differiremo il diritto o la giustizia). Per concludere, una citazione tratta dal Journal of the American Judicature Society del 1921 che richiama quella commentata sopra: "Giustizia ritardata è giustizia negata, ma anche la giustizia male applicata è giustizia negata" (Justice delayed is justice denied, but justice misapplied is also justice denied).

Gli italiani corrono sempre in soccorso del vincitore. 
Questa frase è spesso attribuita a Ennio Flaiano e a Leo Longanesi, tuttavia si tratta di un pensiero di Bruno Barilli. L'equivoco nasce dal fatto che Flaiano citò Barilli su Il Mondo nel 1957 (poi in La solitudine del satiro, 1973 postumo): "La naturale simpatia che il più forte ci ispira (Bruno Barilli scrisse: 'L'italiano vola in soccorso del vincitore'"). Successivamente anche su Corriere della Sera nel 1972 (poi in La solitudine del satiro, 1973 postumo): "È noto che una qualità degli italiani è quella di volare in soccorso del vincitore".

Gli scout sono dei bambini vestiti da cretini, guidati da cretini vestiti da bambini.
Questa frase, in lingua italiana, è spesso attribuita a George Bernard Shaw. In realtà si tratta di una battuta dell'attore statunitense Jack Benny (pseudonimo di Benjamin Kubelsky, 1894-1974), la cui forma corretta, come citata su New Society (1975), è la seguente: "A scout troop consists of twelve little kids dressed like schmucks following a big schmuck dressed like a kid" (Un gruppo scout è composto da dodici bambini vestiti come dei cretini guidati da un grande cretino vestito come un bambino).

Gli uomini discutono, la natura agisce.
In francese: Les hommes discutent la nature agit.
Questa affermazione è attribuita a Voltaire, ma nessun sito o libro (anche in lingua francese) in cui è citata indica la fonte. Ebbene la frase si trova nel Dizionario filosofico (1764) di Voltaire, ma è leggermente diversa da come viene citata; questo il brano in cui si trova: "Dopo avere discusso sullo spirito, sulla materia, si finisce sempre per non riuscire a intendersi. Nessun filosofo, con le proprie forze, ha potuto sollevare il velo che la natura ha steso su tutti i princìpi primi delle cose; quelli discutono, e la natura agisce. (Quand on a bien disputé sur l’esprit, sur la matière, on finit toujours par ne se point entendre. Aucun philosophe n’a pu lever par ses propres forces ce voile que la nature a étendu sur tous les premiers principes des choses; ils disputent, et la nature agit). Dunque, volendo essere precisi, Voltaire non si riferisce tanto agli "uomini" in generale, quanto ai filosofi; pertanto la citazione per essere più fedele dovrebbe essere: "I filosofi discutono, la natura agisce".

Gli uomini fanno progetti e gli dèi sorridono.
Questa frase (a volte citata anche così: Gli uomini progettano e gli dèi sorridono) si trova citata come epigrafe all'inizio del film Amnèsia (2002) di Gabriele Salvatores, ma pochi sanno che si tratta della citazione dal libro Per amore di una donna (1994) dello scrittore israeliano Meir Shalev. Detto questo, bisogna anche dire che la frase di Shalev è a sua volta la citazione di un antico proverbio yiddish: "L'uomo pianifica, Dio ride". Anche nella forma: "Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti" (spesso attribuito a Woody Allen).

Gli uomini si sbagliano, i grandi uomini confessano di essersi sbagliati.
In francese: Les hommes se trompent, et les grands hommes avouent qu'ils se sont trompés.
Questa citazione è immancabilmente attribuita a Voltaire. In realtà si tratta di una frase di Bernard le Bovier de Fontenelle, citata da Voltaire in una lettera del 1738  a M. Rameau: "Comme dit M. de Fontenelle, les hommes se trompent, et les grands hommes avouent qu'ils se sont trompés.].

Governare gli italiani non è difficile, è inutile.
Questa frase è attribuita al politico italiano Giovanni Giolitti (1842-1928), più volte presidente del Consiglio dei ministri, e a Benito Mussolini (1883-1945). Per quanto riguarda il primo, secondo un aneddoto, non sappiamo quanto veritiero, un giornalista chiese una volta a Giolitti: “Ministro, è difficile governare gli italiani?” E il ministro rispose candidamente: “No, è inutile”. In Consigli per un paese normale, Enzo Biagi dice: "Viviamo in un Paese per molti versi straordinario, per tanti altri difficile: un suo antico premier, Giovanni Giolitti, era convinto che «governare gli italiani non è difficile, è inutile»". È documentato, invece, che Mussolini a una domanda del giornalista tedesco Emil Ludwig sulla difficoltà di governare un popolo come quello italiano, ebbe a rispondere: “Difficile? Ma per nulla. È semplicemente inutile!” (Colloqui con Mussolini, 1932). Non si può escludere, comunque, che Mussolini ricalcasse una frase di Giolitti, come affermato, ad esempio, da Francesco Cossiga nel libro Italiani sono sempre gli altri (2007): "L'idea di «sagomare» il carattere degli italiani fu un fallimento apocalittico. Mussolini se ne accorse solo a tempo scaduto: «Non è difficile governare gli italiani. È inutile», si trovò a dire sconfortato nella primavera del 1945 - riecheggiando», la convinzione di Giolitti". (Da notare che secondo Cossiga, Mussolini avrebbe pronunciato la frase nel 1945 e non nel 1932, come detto sopra). Insomma, non è ancora chiaro a chi si debba attribuire definitivamente la frase; se scoveremo altre notizie in merito, le aggiungeremo su questa pagina.

Governare una famiglia è poco meno difficile che governare un regno.
Questa frase si trova citata in lingua italiana in decine di siti e in quasi altrettanti libri, ed è sempre attribuita a Michel de Montaigne (1533-1592) il quale l'avrebbe scritta nei suoi Saggi. Eppure tale frase non si trova nell'opera di Montaigne, a meno che non si voglia dedurla, ma in maniera un po' forzata, dal seguente passo presente nei Saggi: "Conquistare una breccia, condurre un’ambasceria, governare un popolo, sono azioni brillanti. Rimproverare, ridere, vendere, pagare, amare, odiare e conversare con i familiari e con se stesso con dolcezza ed equilibrio, non cedere, non smentirsi: è cosa più rara, più difficile, e meno notevole. Le vite ritirate adempiono in tal modo, checché se ne dica, doveri altrettanto o più duri e impegnativi di quanto facciano le altre vite". (Gagner une brèche, conduire une ambassade, régir un peuple, ce sont actions éclatantes. Tancer, rire, vendre, payer, aimer, haïr, et converser avec les siens, et avec soi-même, doucement et justement : ne relâcher point, ne se démentir point : c’est chose plus rare, plus difficile, et moins remarquable. Les vies retirées soutiennentj par là, quoi qu’on die, des devoirs autant ou plus âpres et tendus que ne font les autres vies). È più probabile che la paternità della frase, spetti all'italiano Giulio Raimondo Mazzarino (in francese Jules Raymond Mazarin, 1602-1661), cardinale e Principale Ministro sotto il regno di Luigi XIV. Ciò, almeno, secondo quanto riportato nel Dictionnaire universel contenant generalement tous les mots francois, compilato da Antoine Furetiere e M. Basnage de Beauval nel 1727, in cui si legge: "On dit que le Cardinal Mazarin trouvoit-plus de peineà gouverner sa famille qu'à gouverner le Royaume": "Si dice che il cardinale Mazzarino trovasse più difficile governare la propria famiglia che il Regno".

Gran brutta malattia il razzismo.
Più che altro strana: colpisce i bianchi, ma fa fuori i neri. (Albert Einstein?)

Gran brutta malattia il razzismo. Più che altro strana: colpisce i bianchi, ma fa fuori i neri.
Questa citazione è attribuita (a quanto pare solo in Italia) ad Albert Einstein. In realtà si tratta di una battuta del disegnatore satirico Alberto Cottin di Treviso, noto con lo pseudonimo di Albert. Qualcuno, evidentemente, ha scambiato il nome "Albert" per un amichevole riferimento al grande scienziato, e, come spesso accade, tale falsa attribuzione si è diffusa rapidamente su internet. Questa battuta, tra l'altro, si trova correttamente citata nel celebre Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano (Einaudi, 1991) di Gino e Michele. Bisogna dire, però, che Einstein avrebbe sicuramente condiviso la battuta. Egli, infatti, in una lettera del 1946 indirizzata in qualità di membro del NAACP (National Association for the Advancement of Colored Peopleal) a William Edward Burghardt Du Bois, difensore dei diritti civili degli afroamericani, definisce il razzismo dei bianchi nei confronti dei neri "la peggiore malattia dell'America" ("racism is America's worst disease").

Grazie a Dio sono ateo.
Questa battuta è attribuita, giustamente, al grande regista spagnolo (naturalizzato messicano) Luis Buñuel, anche se la citazione corretta dovrebbe essere: "Grazie a Dio sono ancora ateo" (Gracias a Dios, todavía soy ateo). Tale frase, pare che fu pronunciata dal regista alla notizia, per lui assai poco esaltante, di un possibile conferimento del Premio OCIC (Organizzazione Cattolica Internazionale per il Cinema e gli Audiovisivi) per il suo film Nazarin (1958), storia di un giovane sacerdote che prova a vivere mettendo in pratica i principi evangelici: "Se me lo avessero dato, sarei stato costretto a suicidarmi", dichiarò  Buñuel, "Grazie a Dio, sono ancora ateo" (Si me la hubiesen dado, me habría visto obligado a suicidarme... Gracias a Dios, todavía soy ateo). Detto questo, non tutti sanno che una battuta simile venne in mente, già molto tempo prima di Buñuel, anche al fisico e aforista tedesco Georg Lichtenberg, il quale, verso la fine del '700, scriveva nei suoi brogliacci pubblicati postumi: "Ringrazio il buon Dio mille volte di avermi fatto diventare ateo" (Ich danke es dem lieben Gott tausendmal, dass er mich zum Atheisten hat werdenlassen).

Citazioni Errate - H
Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili.
Questa frase è l'inizio di un brano che circola su internet attribuito a Charlie Chaplin. In realtà si tratta dei primi versi di una poesia, intitolata Vita, del giovane poeta brasiliano Augusto Branco (Porto Velho, 1980), pseudonimo di Nazareno Vieira de Souza. Si tratta, insomma, del solito stratagemma di attribuire la citazione di un autore sconosciuto a a un personaggio celebre per darle maggiore diffusione su internet. Ecco qui di seguito il testo integrale in italiano (traduzione di autore sconosciuto che si trova sul web) seguito dal testo originale in portoghese.
Vita. "Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch'io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l'eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e... ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)... ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca... e anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perché il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante!".
Vida. Já perdoei erros quase imperdoáveis, / tentei substituir pessoas insubstituíveis / e esquecer pessoas inesquecíveis. / Já fiz coisas por impulso, / já me decepcionei com pessoas / que eu nunca pensei que iriam me decepcionar, / mas também já decepcionei alguém. / Já abracei pra proteger, / já dei risada quando não podia, / fiz amigos eternos, e amigos que eu nunca mais vi. / Amei e fui amado, / mas também já fui rejeitado, / fui amado e não amei. / Já gritei e pulei de tanta felicidade, / já vivi de amor e fiz juras eternas, e quebrei a cara muitas vezes! / Já chorei ouvindo música e vendo fotos, / já liguei só para escutar uma voz, / me apaixonei por um sorriso, / já pensei que fosse morrer de tanta saudade / e tive medo de perder alguém especial (e acabei perdendo). / Mas vivi! E ainda vivo! / Não passo pela vida. / E você também não deveria passar! / Viva!! Bom mesmo é ir à luta com determinação, / abraçar a vida com paixão, / perder com classe / e vencer com ousadia, / porque o mundo pertence a quem se atreve / e a vida é muito para ser insignificante.

Ho poche idee, ma confuse. 
Questa frase è spesso attribuita a Ennio Flaiano (a oggi, tutti i maggiori siti di aforismi e citazioni la attribuiscono a lui), ma si tratta in realtà di un pensiero del suo amico Mino Maccari, che Ennio Flaiano cita in Diario notturno (1956): "Poco dopo incontro Mino Maccari, cupo, che mi confida: 'Ho poche idee, ma confuse'". In un altro brano dei suoi taccuini risalente al 1952, sempre Flaiano scrive: "Mino Maccari [...] ha degli improvvisi sconfortati silenzi durante i quali sembra che voglia dire chissà che cosa importante, poi di colpo si mette a ridere. 'Questa notte ho pensato lungamente a me stesso, cercando di tirar fuori una filosofia della mia vita. Tutto quello che sono riuscito a capire di me stesso l'ho scritto in questo foglietto. Leggi'. Sul foglio c'è scritto: '1) Non so contro chi credere. 2) Ho poche idee ma confuse. 3) Cercavo un impiego, ho trovato un lavoro. 4) Ho una famiglia da farmi mantenere. 5) Stento molto a capire, ma alla fine non capisco niente'".

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