Citazioni Errate - Q

Elenco di frasi false, citazioni errate o di dubbia attribuzione che circolano sul web e che cominciano con la lettera Q. Se hai qualche precisazione da fare per migliorare questa sezione, oppure desideri segnalare una citazione che hai trovato sul web e sulla cui autenticità hai dei dubbi, contatta pure Aforismario. In fondo alla pagina trovi il link all'elenco completo delle citazioni errate dalla A alla Z.
Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo,
va cacciato via anche con mazze e pietre. (Sandro Pertini?)
Quando decisi di lasciare Claudia Schiffer non le dissi niente, non una parola, non una lettera. Io sono fatto così, anche quando ci fidanzammo non glielo feci sapere.
Questa battuta si trova nell'antologia umoristica Le cicale 2010 (Kowalski, 2009) di Paolo Borraccetti e Gino & Michele, ed è attribuita a Giovanni Soriano. In realtà si tratta di una battuta di Giovanni Sormani.

Quando il potere dell'amore supererà l'amore per il potere, solo allora il mondo conoscerà la pace.
In inglese: When the power of love overcomes the love of power the world will know peace.
Questa citazione, molto diffusa su internet, è spesso attribuita, e non solo in Italia, a Jimi Hendrix (1942-1970), che può anche averla scritta o pronunciata (seppure non se ne ha certezza), ma è più probabile che si tratti della sintesi di una riflessione del politico inglese William Gladstone (1809-1898) citata già nel 1950 su Forbes magazine e, ancor prima, su The National Elementary Principalship nel 1948, cioè quando Jimi Hendrix aveva solo sei anni! La citazione è la seguente: "We look forward to the time when the Power of Love will replace the Love of Power. Then will our world know the blessings of peace" (Attendiamo con trepidazione il tempo in cui il potere dell'amore sostituirà l'amore per il potere. Allora il nostro mondo conoscerà le benedizioni della pace).

Quando la gente smette di credere in Dio, non è vero che non crede in niente, perché crede in tutto. 
In inglese: When people stop believing in God, they don't believe in nothing − they believe in anything.
Questa citazione, attribuita a Gilbert Keith Chesterton, in realtà è frutto di un equivoco. Essa si trova, infatti, nel libro The laughing prophet (1937) di Emile Cammaerts, successivamente, ma fuori dalle virgolette, a una citazione di Chesterton tratta da L'oracolo del cane (1923), e che qualcuno, forse per sbaglio, ha interpretato e diffuso come fosse di Chesterton.

Quando la merda varrà oro, il culo dei poveri non apparterrà più a loro.
Questa citazione è spesso attribuita a Henry Miller (When shit becomes valuable, the poor will be born without assholes); in realtà si tratta di un motto di origine portoghese: "Cuando merda tiver valor pobre nasce sem cu", che lo stesso Miller riportava alla fine di alcune sue lettere.

Quando non sai qual è la via del dovere, scegli la più difficile.
Questa citazione è tratta dal film Il generale Della Rovere (1959) diretto da Roberto Rossellini e realizzato su un soggetto di Indro Montanelli, che ne trasse l'omonimo romanzo pubblicato nello stesso anno. La frase è dunque spesso attribuita a Indro Montanelli, ma pare che non sia sua, visto che lo stesso giornalista in I rapaci in cortile (1952) scriveva: "Mi dissero ch'egli [Pétain] portava in tasca un pezzetto di pergamena su cui era scritto: "Quando sei incerto quale sia la via del dovere, scegli la più difficile". Feci ricopiare su un pezzetto di pergamena anch'io quel motto e me lo misi in tasca". La frase sarebbe dunque un proverbio (secondo alcuni di origine araba), e come ulteriore conferma c'è un'altra affermazione più recente di Indro Montanelli in Soltanto un giornalista (2002): "Un vecchio adagio dice: 'Quando non sai qual è la via del dovere, scegli la più difficile'. Detto questo, aggiungiamo che lo scrittore francese Jules Renard nel suo Diario (1887-1910) scriveva: "Si tu veux être sûr de toujours faire ton devoir, fais ce qui t'est désagréable" (Se vuoi essere sicuro di fare sempre il tuo dovere, fa' ciò che ti è sgradevole).

Quando non si riesce a dimenticare, si prova a perdonare.
Questa frase, molto diffusa sul web in lingua italiana, è attribuita immancabilmente a Primo Levi, e secondo quanto indicato in alcuni siti, e persino in alcuni libri, la frase si troverebbe in Se questo è un uomo. Ebbene, se si prova a esaminare il capolavoro dello scrittore torinese, ci si accorge che la frase non è presente, né in prefazione né in appendice. Ma non solo: la frase non è presente in nessuna delle opere di Primo Levi. Ovviamente non si può escludere che lo scrittore abbia pronunciato la frase in qualche intervista, ma fin quando non ci sarà una prova in grado di attestarlo, è più onesto indicare che la citazione è di autore sconosciuto o, perlomeno, di attribuzione incerta. Detto questo, ecco quale era l'opinione di Primo Levi sul perdono: "Non ho perdonato nessuno dei colpevoli, né sono disposto ora o in avvenire a perdonarne alcuno, a meno che non abbia dimostrato (coi fatti: non con le parole, e non troppo tardi) di essere diventato consapevole delle colpe e degli errori del fascismo nostrano e straniero, e deciso a condannarli, a sradicarli dalla sua coscienza e da quella degli altri". (Appendice del 1976 a Se questo è un uomo). "Mi dichiaravo pronto a perdonare i nemici, e magari anche ad amarli, ma solo quando mostrino segni certi di pentimento, e cioè quando cessino di essere nemici. Nel caso contrario, del nemico che resta tale, che persevera nella sua volontà di creare sofferenza, è certo che non lo si deve perdonare: si può cercare di recuperarlo, si può (si deve!) discutere con lui, ma è nostro dovere giudicarlo, non perdonarlo. (Il sistema periodico, 1975). "Non ho tendenza a perdonare, non ho mai perdonato nessuno dei nostri nemici di allora, né mi sento di perdonare i loro imitatori" (I sommersi e i salvati, 1986).

Quando pensi di avere tutte le risposte la vita ti cambia tutte le domande.
Questa frase è di solito attribuita, almeno in Italia, a Charlie Brown, il personaggio dei Peanuts creato da Charles Monroe Schulz. In lingua spagnola si è diffusa una variante della stessa frase a firma di un "fantomatico" Jorge Francisco Pinto: "Cuando crees que conoces todas las respuestas, llega el Universo y te cambia todas las preguntas", in italiano: "Quando credi di avere tutte le risposte, arriva l’Universo e ti cambia tutte le domande". Secondo Wikipedia (versione in inglese), queste citazioni, come altre simili, sono rifacimenti di una frase pronunciata nientemeno che dal wrestler e attore canadese Roderick George Toombs (1954), meglio conosciuto con lo pseudonimo di "Rowdy" Roddy Piper. Questi, negli anni '80, conduceva un programma televisivo per la WWF chiamato Piper's Pit, durante il quale intervistava altre star del wrestling,  interviste che spesso finivano in rissa. Ebbene, proprio alla fine di una di queste movimentate interviste con Frankie Williams, Piper pronunciò la celebre frase: "Just when they think they have the answers, I change the questions!", "Proprio quando pensano di avere le risposte, io cambio le domande!".

Quando sei nato stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e e ognuno intorno a te piange. 
In inglese: When you were born you were crying and everyone else was smiling. Live your life so at the end, your're the one who is smiling and everyone else is crying.
Questa citazione è spesso attribuita, specie in lingua inglese, a Ralph Waldo Emerson; in italiano, invece, a Paulo Coelho, come parte di un testo a lui erroneamente attribuito dal titolo Le cose che ho imparato nella vita. In realtà l'autore di questa frase è sconosciuto, trattandosi verosimilmente di un detto di origine indiana, come attestato, per esempio, sul numero 54 del 1968 della rivista che tratta di scritture e tradizioni spirituali indiane The Vedanta Kesari.

Quando sento la parola cultura, la mano mi corre al revolver.
In tedesco: Wenn ich das Wort Kultur höre, entsichere ich meinen revolver.
Questa frase (tradotta anche con: "Quando sento la parola cultura, metto mano alla mia pistola") è spesso attribuita a Joseph GoebbelsHermann Göring e ad altri gerarchi nazisti, ma si tratta di una citazione tratta dalla commedia intitolata Schlageter del drammaturgo tedesco Hanns Johst, rappresentata per la prima volta nel 1933 in onore del 44° compleanno di Adolf Hitler. La frase corretta è: "Quando sento la parola cultura... tolgo la sicura alla mia Browning" (Wenn ich Kultur höre ... entsichere ich meinen Browning).

Quando siamo troppo allegri, in realtà siamo infelici. Quando parliamo troppo, in realtà siamo a disagio. Quando urliamo, in realtà abbiamo paura. In realtà, la realtà non è quasi mai come appare. Nei silenzi, negli equilibri, nelle "continenze" si trovano la vera realtà e la vera forza.
Questa frase, abbastanza diffusa sul web, è attribuita alla scrittrice inglese Virginia Woolf, ma in realtà è di Francesca Pacini, che l'ha pubblicata nel 2012 sulla pagina Facebook "La Stanza di Virginia".

Quando un diplomatico dice "sì" vuol dire "forse", quando dice "forse", significa "no"; e quando dice "no", non è un diplomatico.
Questa citazione, della quale non si conosce con sicurezza l'autore, ha una curiosità: in lingua francese è generalmente attribuita allo scrittore americano Henri Louis Mencken (Quand un diplomate dit "Oui", cela signifie "Peut-être"; quand il dit "Peut-être", cela veut dire "Non"; et quand il dit "Non", ce n'est pas un diplomate); mentre in lingua inglese è spesso attribuita al politico francese Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord (A diplomat who says yes means maybe, a diplomat who says maybe means no, and a diplomat who says no is no diplomat). Esiste anche una simpatica storiella sulla differenza tra un diplomatico e una donna, secondo la quale: "Il diplomatico quando dice sì significa forse, quando dice forse significa no, quando dice no significa che non è un diplomatico. La donna quando dice no significa forse, quando dice forse significa sì, quando dice sì significa che non è una signora".

Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato via anche con mazze e pietre. 
Questa citazione, molto diffusa su internet, è attribuita all'ex presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini (1896-1990), ma non vi è alcuna prova certa che possa attestarlo. Pertanto, fino a prova contraria, andrebbe considerata di autore sconosciuto.

Quelli che ballavano erano visti come pazzi da quelli che non sentivano la musica.
In inglese: Those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music.
In tedesco: Und diejenigen, die tanzen gesehen wurden, wurden vermutlich verrückt sein von denen, die nicht hören konnte die Musik.
Questa citazione è generalmente attribuita a Friedrich Nietzsche, ma non vi è un solo sito, in nessuna lingua, che indichi l'opera da cui sarebbe tratta. Esaminando tutte le opere principali di Nietzsche, e persino i frammenti postumi, la frase non si trova. Non è da escludere che la frase gli sia stata attribuita per i molti riferimenti alla danza che è possibile trovare nei suoi scritti. Un riferimento a questo pensiero si trova nel libro di Madame de Staël Sulla germania (De l'Allemagne, 1810): "Quelquefois même, dans le cours habituel de la vie, la réalité de ce monde disparaît tout à coup, et l'on se sent, au milieu de ses intérêts comme dans un bal dont on n'entendrait pas la musique, le mouvement qu'on y verrait paraîtrait insensé" (A volte anche nel corso ordinario della vita, la realtà di questo mondo scompare all'improvviso, e ci si sente al centro dei suoi interessi come in un ballo di cui non sentissimo la musica, il movimento ci sembrerebbe insensato). La frase in lingua inglese è riportata in alcuni testi come un vecchio proverbio: "Those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music" (Coloro che sono visti ballare sono ritenuti folli da chi non può sentire la musica).

Quello che ci lasciamo dietro e quello che ci aspetta sono niente in confronto a quello che è dentro di noi.
In inglese: What lies behind us and what lies ahead of us are tiny matters compared to what lies within us.
Questa frase è attribuita a diversi autori: Ralph Waldo Emerson, Oliver Wendell Holmes, Henry David Thoreau e altri, ma a nessuno di essi con certezza. L'autore resta, dunque, sconosciuto.

Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla. 
In inglese: What the caterpillar calls the end of the world the rest of the world calls a butterfly.
Questa celebre massima è spesso attribuita a Lao Tzu e, secondo molti, si troverebbe nel Tao Te Ching; ma in quest'opera, della frase non c'è traccia. Essa è presente, invece, nel libro Illusioni (Illusions, 1977) di Richard Bach, anche se in una forma leggermente diversa: "Quella che il bruco chiama la fine del mondo, il maestro la chiama una farfalla", (What the caterpillar calls the end of the world, the master calls a butterfly). Non è chiaro, però, se si tratta di una citazione o di un pensiero coniato dallo stesso Richard Bach.

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