Aforismi, frasi e citazioni di Adriano Tilgher

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Adriano Tilgher (Resìna 1887 - Roma 1941), filosofo, saggista e critico teatrale italiano, tra i firmatari, nel 1925, del Manifesto degli intellettuali antifascisti, redatto da Benedetto Croce.
L’ombra immensa del caso si stende su tutto l’universo, e nessun angolo
per quanto piccolo ne va esente. (Adriano Tilgher)
Studi sul teatro contemporaneo
1928 - Selezione Aforismario

Che l'arte sia, a suo modo, aromnizzazione, organizzazione, sintesi, e cioè creazione e attività, è un punto sul quale è oggi raggiunto l'accordo. Ma quanti hanno pensato a fondo e interiormente realizzato tutto ciò che la definizione ormai, a furia di essere ripetuta, trita e banale, arte=creazione, attività contiene? Ben pochi di sicuro.

Ciò che fa artista l'artista non è lo sperimentare in sé i problemi come tali, ma il risolverli artisticamente.

Classificare le opere d'arte in originali e non originali non si può: un'opera d'arte in quanto tale è sempre originale, ed è opera d'arte nella misura esatta della sua originalità. È lecito, bensì, distinguere opere d'arte di grande e opere d'arte di piccola originalità

Da' forma artistica alla Vita del tuo tempo, al tuo presente; vivi come presente in atto ed esprimilo artisticamente; sperimenta la Vita come presente, come informe, come problema e trovane la soluzione; vivi e risolvi i problemi del tuo tempo.

Il critico dovrebbe, per poter dare un giudizio definitivo, rifare il corso del mondo sino all'opera d'arte da giudicare, in due parole, essere uguale a Dio.

Il valore dell'opera d'arte è tutto e solo nella sua forma, nella sua espressione, nel suo stile, e cioè nella peculiarità intensità profondità vastità della sintesi che la costituisce.

L'artista grande o piccolo che sia si distingue dal mestierante più o meno intelligente per questo, e per
questo soltanto: che il mestierante non si pone dei problemi, non sperimenta in sé un informe aspirante a sciogliersi in forma, ma semplicemente manipola e combina più o meno abilmente forme già fatte e realizzate. Egli perciò non vive davvero nel presente, come presente, ma nel passato, come passato, e cioè, artisticamente, non vive, è morto.

Legge e ritmo della Vita è di essere un informe aspirante alla Forma ma che nessuna forma definitivamente imprigiona, e che ogni forma già raggiunta di volta in volta dissolve fluidifica trascende.

L'opera d'arte è una sintesi o un sistema di sintesi che nacquero vergini nuove originali: creazioni di rapporti non preesistenti come tali all'atto della loro creazione. Ma l'opera d'arte nata una volta entra nella circolazione del pensiero: è letta, studiata, imitata, copiata, ripetuta, sfruttata, saccheggiata. Con l'andare del tempo, le sintesiche la costituiscono come opera d'arte perdono l'aria di novità di originalità d'imprevisto che avevano nell'ora del loro primo apparire.

Niente diviene vecchio se non ciò che nacque vecchio. Ciò che nacque nuovo in eterno resta tale.

Più un'opera d'arte è profonda originale intensa, e più nella parola liberatrice e chiarificatrice che essa pronuncia tendono a risolversi ed annullarsi idealmente le opere d'arte sue contemporanee di profondità e ampiezza minori.

Quali cose umane non sono esposte al pericolo della degenerazione?

Se arte è attività e creazione, cioè produzione di sintesi non preesistente all'atto della sua produzione, segue che tanto v'ha d'arte in un'opera che d'arte vuol essere detta, quanto di originalità o novità: ciò che in essa v'ha di nuovo, di non originale, di vecchio, d'imitato o ispirato, consciamente o inconsciamente, da altre opere d'arte, corrisponde a momenti non di creazione ma di recezione, non di attività ma di passività, e perciò non è arte.

Secondo Croce, nessun sostanziale e intimo rapporto rilega l'opera d'arte al proprio tempo. In quanto prodotto di una personalità estetica, l'opera d'arte è fuori del suo tempo e di tutti i tempi. Non si può fare storia dell'arte perché, essendo fuori del tempo, l'arte è fuori della storia. La critica deve contentarsi di saggi sparsi, di monografie isolate, consacrate ciascuna a delineare le caratteristiche e la genesi di una personalità estetica.

Il Caso
1939 - Selezione Aforismario

A una considerazione più profonda, ogni avvenimento, qualunque esso sia, si rivela in qualche grado o misura colpito di accidentalità e di contingenza.

Lo storico, in genere, è troppo incline a pensare che solo ciò che è accaduto poteva accadere, che ciò che non fu non poteva assolutamente essere.

L’ombra immensa del caso si stende su tutto l’universo, e nessun angolo per quanto piccolo ne va esente. 

Tutto è per noi causato e casuale insieme.

− La storia si scrive dell’accaduto e non di quel che avrebbe potuto accadere e non accadde. − O, in forma meno solenne e più familiare: − La Storia non si scrive con i se: se fosse accaduto questo, se non fosse accaduto quest’altro. − Sembra difficile dubitare della verità di queste sentenze. Pure, a guardarle da vicino, la loro cristallina evidenza si annebbia e si oscura.

Certo, non si scrive storia che dell’accaduto e non di ciò che non accadde e avrebbe potuto accadere: su questo, nessun dubbio. Ma ci sono nella storia dei momenti cruciali, dei punti nodali, in cui il corso intero degli eventi sembra in modo indubbio sospeso a un evento singolo, individuale, omnimode determinatum, dal non esserci del quale quel corso intero sarebbe stato diversamente atteggiato. 

È bene e salutare che lo storico si ponga il problema del se. Non per fantasticare a vuoto su quello che avrebbe potuto essere e non fu, ma per acquistare chiara e netta coscienza della non-fatalità, della contingenza, della casualità inerente all'accadere storico, ad ogni accadere storico.

Tutto ha causa, ma poiché nulla si risolve ué si può mai risolvere interamente nella sua causa, tutto è casuale. 

Pensare non è fare: è dis-fare.

Ogni Filosofia della Storia che nella totalità degli eventi storici tende a mostrare l’attuazione di un unico Piano o Fine o Intelligenza o Spirito immanente è condannata inesorabilmente al totale fallimento: perché essa non può ammettere in nessun punto del processo storico il caso, che d’altra parte non riesce mai a eliminare del tutto da nessun punto di quel processo. 

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