Frasi di Fernando Pessoa da "Il libro dell'inquietudine"

Selezione delle frasi più significative di Fernando Pessoa (Lisbona 1888-1935), poeta e scrittore portoghese, tratte da Il libro dell'inquietudine, tra le sue opere più note e apprezzate, che contiene le riflessioni di Bernardo Soares, uno degli eteronimi [1] di Pessoa.
Su Aforismario trovi anche una raccolta di citazioni di Fernando Pessoa tratte da varie opere. [Il link è in fondo alla pagina].
Io non sono pessimista. Non mi lagno dell’orrore della vita.
Mi lagno dell’orrore della mia. (Fernando Pessoa)
Il libro dell'inquietudine
Livro do desassossego - Bernardo Soares, 1982 (postumo) - Selezione Aforismario

Alcuni hanno un grande sogno nella vita e mancano a quel sogno. Altri nella vita non hanno nessun sogno, e mancano anche a quello.

C’è un destino uguale, perché è astratto, per gli uomini e per le cose – una designazione ugualmente indifferente nell'algebra del mistero. 

Chi di noi, voltandosi indietro sulla strada da cui non c’è ritorno, può dire di averla seguita come avrebbe dovuto?

Ci siano o no gli dèi, di essi siamo servi. 

Conoscersi significa errare e l’oracolo che ha detto "Conosci te stesso" ha proposto un compito più grave delle fatiche di Ercole e un enigma più oscuro di quello della Sfinge.

Considerando il vergognoso divario fra l’intelligenza dei bambini e la stupidità degli adulti, a volte penso che durante l’infanzia siamo accompagnati da un angelo custode che ci presta la sua intelligenza astrale, e che dopo, forse con dispiacere ma per una legge superiore, ci abbandona, come le femmine degli animali abbandonano i cuccioli cresciuti, al nostro destino di bestie all'ingrasso.

Considerare ogni cosa che ci capita come un accidente o un episodio di un romanzo a cui non assistiamo con la nostra attenzione ma con la vita. Solo con questo atteggiamento potremo vincere la malizia dei giorni e i capricci degli eventi.

Dato che non possiamo ottenere bellezza dalla vita, cerchiamo almeno di ottenere bellezza dal fatto di non potere ottenere bellezza dalla vita. Facciamo del nostro fallimento una vittoria, una cosa positiva ed elevata, con colonne, maestà e acquiescenza spirituale.

Dicevano gli argonauti che navigare è necessario, ma che non è necessario vivere. Noi, argonauti della sensibilità malata, diciamo che sentire è necessario, ma che non è necessario vivere. 

Dover dominare gli altri significa avere bisogno degli altri. Il capo è un dipendente.

È così pervasivo il tedio, così sovrano l’orrore di essere vivo da non riuscire a immaginare cosa possa servire da lenitivo, da antidoto, da balsamo o oblio.

È meglio scrivere piuttosto che osare vivere.

È molto meglio non agire piuttosto che agire inutilmente, frammentariamente, insufficientemente, come fa l’innumerevole superflua inane maggioranza degli uomini.

È nobile essere timido, illustre non saper agire, grande non avere attitudine alla vita. 

Essere pessimista vuol dire prendere ogni cosa come tragica, e questo atteggiamento è un’esagerazione e un fastidio.

Eterni viandanti di noi stessi, non esiste altro paesaggio se non quello che siamo.

Felice è colui che dalla vita non esige più di quello che essa spontaneamente gli offre, facendosi guidare dall'istinto dei gatti, che cercano il sole quando c’è il sole e quando non c’è il sole, il caldo, dovunque esso sia.
Quello che distingue le persone le une dalle altre è la forza di farcela,
o di lasciare che sia il destino a farla a noi. (Fernando Pessoa)
I compratori di cose inutili sono sempre più saggi di quanto non si creda – comprano piccoli sogni. Quando comprano sono bambini. 

I sogni ce l’hanno tutti: ciò che ci differenzia è l’intensità per raggiungerli o il destino che li raggiunge per noi. 

Il sognatore non è superiore all'uomo attivo perché il sogno è superiore alla realtà. La superiorità del sognatore sta nel fatto che sognare è molto più pratico che vivere.

Il sogno è la cocaina peggiore, perché è la più naturale di tutte.

Il tedio non è la malattia della noia di non aver nulla da fare, ma una malattia più grave: sentire che non vale la pena di fare niente.

Il Vangelo raccomanda amore per il prossimo: non dice amore per l’uomo o per l’umanità, di cui di fatto nessuno può curarsi.

Il vero saggio è colui che si prepara in modo tale che gli avvenimenti esterni lo alterino in minima parte. A tale scopo deve corazzarsi, cingendosi di realtà a lui più vicine dei fatti, attraverso le quali, i fatti gli arrivino alterati in sintonia con esse.

In questo mondo, viviamo tutti a bordo di una nave salpata da un porto che non conosciamo, diretta a un porto che ignoriamo; dobbiamo avere per gli altri una amabilità da viaggio.

Io non sono pessimista. Non mi lagno dell’orrore della vita. Mi lagno dell’orrore della mia.

L’anima umana è un abisso scuro e vischioso, un pozzo che non si usa nel mondo superficiale. Nessuno amerebbe se stesso se si conoscesse, e così, se non ci fosse la vanità, che è il sangue della vita spirituale, moriremmo di anemia nell'anima.

L’azione è una malattia del pensiero, un cancro dell’immaginazione.

La Decadenza è la perdita totale dell’incoscienza; perché l’incoscienza è il fondamento della vita. Il cuore, se potesse pensare, si fermerebbe. 

La nostra epoca, senile e cancerogena, è la deviazione multipla di tutti i grandi propositi, opposti o confluenti, dal cui fallimento è sorta l’era con cui sono falliti.

La vita che si vive è un fraintendimento fluido, un’allegra media tra la grandezza che non c’è e la felicità che non può esistere.

La vita è ciò che facciamo di essa.

La vita è un gomitolo che qualcuno ha aggrovigliato. Essa ha un senso se è srotolata e disposta in linea retta, o ben arrotolata. Ma così com'è e un problema senza nucleo, un avvolgersi senza un dove attorno a cui avvolgersi. 

La vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente. È un viaggio dello spirito attraverso la materia, e poiché è lo spirito che viaggia, è in esso che noi viviamo. Ci sono perciò anime contemplative che hanno vissuto più intensamente, più largamente, più tumultuosamente di altre che hanno vissuto la vita esterna. 

La vita, per la maggior parte degli uomini, è un fastidio che passa senza che se ne accorgano, una cosa triste, costituita da intervalli allegri.

Le angosce della nostra anima sono sempre cataclismi del cosmo. Quando ci arrivano, intorno a noi si perde il sole e si sconvolgono le stelle.

Libertà è possibilità di isolamento. Sei libero se puoi allontanarti dagli uomini, senza che la necessità di denaro, o la necessità gregaria, o l’amore, o la gloria, o la curiosità che, nel silenzio e nella solitudine non possono avere alimento, ti obblighino a cercarli. Se per te è impossibile vivere solo, sei nato schiavo.

L’unico comportamento degno di un uomo superiore è la persistenza tenace di un’attività che si riconosce inutile, l’abitudine a una disciplina sterile, l’uso fisso di norme del pensiero filosofico e metafisico che comprendiamo non essere di alcuna importanza.

Nascere libero è la maggior grandezza dell’uomo, fatto che rende l’eremita superiore ai re e anche agli dèi, che bastano a se stessi per la forza, ma non per il disprezzo della forza.

Nella vita attuale il mondo appartiene solo agli stupidi, agli insensibili e agli agitati. Il diritto a vivere e trionfare oggi si conquista quasi con gli stessi requisiti con cui si ottiene il ricovero in manicomio: l’incapacità di pensare, l’amoralità e l’ipereccitazione.

Nessuno comprende l’altro. Siamo, come ha detto il poeta, isole nel mare della vita; tra noi si inserisce il mare che ci limita e separa. Per quanto una persona si sforzi di sapere chi sia l’altra persona, non riuscirà a sapere niente se non quello che la parola dice – ombra informe sul suolo della sua possibilità di intendere. 

Noi non ci realizziamo mai. Siamo due abissi – un pozzo che fissa il cielo.

Noi non siamo che sfingi false e non sappiamo chi siamo realmente. L’unico modo di andare d’accordo con la vita è essere in disaccordo con noi stessi. L’assurdo è il divino. 

Non amiamo mai nessuno. Amiamo solo l’idea che ci facciamo di qualcuno. È un concetto nostro quello che amiamo: insomma, amiamo noi stessi. 

Non apprezza la libertà chi non ha mai conosciuto la costrizione.

Non è nei vasti campi o nei grandi giardini che vedo giungere la primavera. È nei rari alberi di una piccola piazza della città. Lì il verde spicca come un dono ed è allegro come una dolce tristezza.

Non il piacere, non la gloria, non il potere: la libertà, unicamente la libertà. 
È nobile essere timido, illustre non saper agire,
grande non avere attitudine alla vita. (Fernando Pessoa)
Perdere il padre e la madre, non ottenere né gloria né felicità, non avere né un amico né un amore – tutto questo si può sopportare; quello che non si può sopportare è sognare una cosa bella che non sia possibile realizzare in parole o azioni.

Possiamo morire solo se amiamo.

Quello che distingue le persone le une dalle altre è la forza di farcela, o di lasciare che sia il destino a farla a noi.

Regola della vita è che possiamo, e dobbiamo, imparare da tutti. Ci sono cose serie della vita che possiamo apprendere da ciarlatani e banditi, ci sono filosofie che ci sono impartite da stupidi, ci sono lezioni di fermezza e di legge che vengono dal caso e da coloro che il caso ha scelto. Tutto è in tutto.

Sapere che sarà pessima l’opera che mai si farà. Peggiore, tuttavia, sarà quella che non si farà mai.

Scrivere è dimenticare. La letteratura è il modo più gradevole di ignorare la vita.

Se per te è impossibile vivere solo, sei nato schiavo.

Si ritorna stanchi da un sogno come da un lavoro reale. Non si è mai vissuto tanto come quando si è pensato molto.

Sulla vetta c’è posto solo per un uomo. Quanto più perfetto, più completo; e quanto più sarà completo, meno necessiterà dell’altro.

Tutta la vita dell’anima umana è un movimento nella penombra. Viviamo, nell'imbrunire della coscienza, mai certi di cosa siamo o di cosa supponiamo essere. 

Tutti gli ideali e tutte le ambizioni sono un delirio da comari uomini.

Tutto ciò che cerchiamo, lo cerchiamo per un’ambizione, ma questa ambizione o non si realizza e allora siamo poveri, o crediamo di averla realizzata e allora siamo completamente pazzi.

Tutto ciò che sappiamo è una nostra impressione, e tutto quello che siamo è una impressione altrui.

Tutto è imperfetto, non c’è tramonto così bello da non poterlo essere di più.

Tutto è noi, e noi siamo tutto; ma questo a cosa serve, se tutto è niente?

Tutto quello che l’uomo espone o esprime è una nota a margine di un testo completamente cancellato. Dal senso della nota, ricaviamo più o meno, quello che avrebbe dovuto essere il senso del testo; ma rimane sempre un dubbio, e i sensi possibili sono molti.

Un buon sigaro e stare a occhi chiusi: questo è essere ricchi.

Un uomo, se possiede la vera sapienza, sa godere dell’intero spettacolo del mondo da una sedia, senza saper leggere, senza parlare con nessuno, solo con l’uso dei sensi e con l’anima che non sappia essere triste.

Una sola cosa mi meraviglia più della stupidità con la quale la maggior parte degli uomini vive la sua vita: l'intelligenza che c'è in questa stupidità.

Una tazza di caffè, una sigaretta e i miei sogni sostituiscono bene l’universo e le sue stelle, il lavoro, l’amore e perfino la bellezza e la gloria.

Vivere è morire, perché non abbiamo un giorno in più nella nostra vita senza avere, al contempo, un giorno in meno.

Vivere è non pensare.

Libro di Fernando Pessoa consigliato
Il libro dell'inquietudine 
Curatore: Piero Ceccucci
Traduzione: Piero Ceccucci  e Orietta Abbati 
Editore: Newton Compton, 2010

Il testo contiene le centinaia di riflessioni del celebre eteronimo dell'autore, Bernardo Soares, raccolte in maniera disordinata e "aperta": tragico, ironico, profondo e irrequieto, Soares riflette sulla vita, sulla morte e sull'anima, ma anche sulle sue memorie più intime e sullo scorrere del tempo, sui colori e le emozioni che osserva intorno a sé e dentro di sé. L’incontro con Pessoa è sempre inizio e motivo di turbamento e sconcerto; di ansia e angoscia. Di inquietudine. Immergersi nella lettura dei testi pessoani, significa abbandonare i sentieri certi e sicuri del conosciuto e dello sperimentato e inoltrarsi per cammini deserti ed impervi: verso le terre dell’incognito e del mistero del nostro mondo interiore, pozzo cupo e spaventoso dal cui fondo – per suprema contraddizione e disperazione – vediamo risplendere, immote e lontane, le ignare stelle, impassibili al dolore umano. Significa essere pronti a mettersi in discussione e a mettere in discussione tutto l’universo di convinzioni e convenzioni, rassicurante e tranquillo, in cui abbiamo condotto la nostra vita fino ad oggi, avvolgendo – corazzandola – la nostra esistenza, consumata e scandita secondo i ritmi psicologici della “normalità” quotidiana del dire e del fare. Significa, in altri termini, uscire allo scoperto; confrontarsi indifesi, più che con gli altri e con il mondo esterno, con noi stessi negli spazi tenebrosi del noncosciente e del sogno: problematizzare e problematizzarsi per giungere, in campo metafisico, ad una risposta soddisfacente e plausibile ai mille perché suscitati da tale immersione, in un processo infinito di continui rinvii e rimandi, per trovare l’arcano principio di tutte le cose che sempre, immancabilmente, lasciandoci confusi e disorientati, ci sfugge e svanisce.

Note
  1. Eterònimo: nome d’altro autore, anche fittizio, sotto cui si cela l’autore vero.
  2. Vedi anche: Citazioni di Fernando Pessoa

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