Frasi di Paul Lafargue da "Il diritto alla pigrizia"

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Paul Lafargue (Santiago di Cuba 1842 - Draveil 1911), rivoluzionario, giornalista, scrittore, saggista e critico letterario francese, genero di Karl Marx. Le seguenti riflessioni di Paul Lafargue sono tratte dal libro Il diritto alla pigrizia (Le Droit à la paresse), scritto in prigione nel 1880 e ripubblicato in una nuova edizione nel 1883.
Oh Pigrizia, abbi pietà della nostra lunga miseria! Oh Pigrizia,
madre delle arti e delle nobili virtù, sii il balsamo delle angosce umane!
(Paul Lafargue)
Il diritto alla pigrizia
Le Droit à la paresse, 1883

Una strana follia possiede le classi operaie delle nazioni dove regna la civiltà capitalista. Questa follia trascina al suo seguito miserie individuali e sociali che da secoli torturano la triste umanità. Questa follia è l'amore per il lavoro, la passione nociva del lavoro, spinta fino all'esaurimento delle forze vitali dell'individuo e della sua progenie.

Nella società capitalista il lavoro è la causa di tutta la degenerazione intellettuale, di tutta la deformazione organica.

I Greci dell'epoca d'oro non avevano che disprezzo nei confronti del lavoro: agli schiavi solamente era permesso di lavorare, l'uomo libero conosceva soltanto gli esercizi fisici ed i giochi d'intelligenza.

I filosofi dell'antichità insegnavano il disprezzo del lavoro, forma di de gradazione dell'uomo libero; i poeti cantavano l'ozio, dono degli dèi: O Meliboe, Deus nobis hæ cotia fecit. [1]

Nella nostra società quali sono le classi che amano il lavoro per il lavoro? I contadini proprietari e i piccoli borghesi; i primi chini sulla terra, gli altri rintanati nelle loro botteghe, si muovono come la talpa nella sua galleria sotterranea e mai alzano il capo per contemplare a proprio piacimento la natura.

Il proletariato tradendo i suoi istinti e misconoscendo la sua missione storica, si è lasciato pervertire dal dogma del lavoro. Dura e terribile è stata la sua punizione. Tutte le mise rie individuali e sociali sono sorte dalla sua passione per il lavoro.

Le officine moderne sono diventate delle case ideali di correzione dove si incarcerano le masse operaie, dove si condannano ai lavoro forzati per dodici o quattordici ore non solo gli uomini, ma anche le donne e i bambini.

Se le sofferenze del lavoro forzato, se le torture della fame si sono abbattute sul proletariato più numerose delle cavallette della Bibbia, è il proletariato che le ha chiamate.

La nostra e poca, si dice, è il se colo del lavoro, in realtà è il se colo del dolore, della mise ria e della corruzione.
[Notre époque est, dit-on, le siècle du travail; il est en effet le siècle de la douleur, de la misère et de la corruption].

Oh miserabile aborto dei principi rivoluzionari della borghesia! Oh lugubre regalo del suo dio Progresso! I filantropi acclamano benefattori dell'umanità coloro che, per arricchirsi senza fatica, danno il lavoro ai poveri. Sarebbe meglio diffondere la peste, avvelenare le fonti piuttosto che erigere una fabbrica nel mezzo di una popolazione rurale.

Introducete il lavoro di fabbrica e addio gioia, salute, libertà: addio a tutto ciò che rende la vita bella e degna di essere vissuta.

Lavorate, lavorate proletari per accresce re la ricchezza sociale e le vostre miserie individuali. Lavorate, lavorate, perché diventando più poveri avrete più ragioni per lavorare e per essere miserabili. Questa è la legge inesorabile della produzione capitalista.

Affinché prenda coscienza della sua forza, bisogna che il proletariato calpesti sotto i suoi piedi i pregiudizi della morale cristiana, economica, libera pensatrice. Bisogna che ritorni ai suoi istinti naturali, che proclami i Diritti alla pigrizia, mille e mille volte più nobili e più sacri dei tisici Diritti dell'uomo, elaborati dagli avvocati metafisici della rivoluzione borghese. Che si costringa a non lavorare più di tre ore al giorno e ad oziare e bisbocciare il resto del giorno e della notte.

Borghesi che si rimpinzano, classe domestica che sorpassa la classe produttiva, nazioni straniere e barbare che si intasano di merci europee. Niente, niente può arrivare a smaltire le montagne di prodotti che si accatastano più alte e più enormi soltanto delle piramidi dell'Egitto: la produttività degli operai europei sfida qualsiasi consumo, qualsiasi spreco.

Se sradicando dal suo cuore il vizio che la domina e che ne avvilisce la sua natura, la classe operaia si sollevasse nella sua forza terribile, non per reclamare i Diritti dell'uomo, che sono soltanto i diritti dello sfruttamento capitalista, non per reclamare il Diritto al lavoro, che è soltanto il diritto alla miseria, ma per forgiare una legge inderogabile che vieti a qualsiasi uomo di lavorare più di tre ore al giorno, la Terra, la vecchia Terra, fremendo di gioia sentirebbe balzare in essa un nuovo universo.

Oh Pigrizia, abbi pietà della nostra lunga miseria! Oh Pigrizia, madre delle arti e delle nobili virtù, sii il balsamo delle angosce umane!
[Ô Paresse, prends pitié de notre longue misère! Ô Paresse, mère des arts et des nobles vertus, sois le baume des angoisses humaines!].

Note
1. "O Melibeo, un Dio ci ha donato quest'ozio". (Virgilio, Bucoliche).

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