Aforismi, frasi e citazioni di Nicola Gratteri

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Nicola Gratteri (Gerace 1958), magistrato e saggista italiano, impegnato in prima linea contro la 'Ndrangheta. le seguenti citazioni di Nicola Gratteri sono tratte dai seguenti libri pubblicati da Mondadori: Fratelli di sangue (2009); La Malapianta (2010); Acqua santissima (2013); Padrini e padroni (2016); Fiumi d'oro (2017); Storia segreta della ‘ndrangheta (2018).
La lotta alle mafie continua a non essere una priorità nei programmi
di governo: tante promesse, ma pochi fatti. (Nicola Gratteri)
Fratelli di sangue
Storie, boss e affari della 'ndrangheta, la mafia più potente del mondo
(con Antonio Nicaso) © Mondadori, 2009 - Selezione Aforismario

Cresciuta nel silenzio, oggi la 'ndrangheta è l'organizzazione che fa più paura, quella più potente, più pervasiva.

La 'ndrangheta gode nei centri in cui opera di uno strisciante consenso diffuso che la rende ancora più forte. Il mafioso persegue il potere, ma gran parte del suo potere glielo danno gli altri.

La 'ndrangheta è l'"azienda" più ricca, più aggressiva, più invasiva, quella che meglio è riuscita a infiltrarsi nell'economia e nelle istituzioni, ma anche l'unica veramente globalizzata, con filiali in quasi tutte le regioni d'Italia e ramificazioni in Europa, Africa, Asia, America e Oceania.

La 'ndrangheta, per meglio tutelare i propri interessi, ha dato vita alla Santa, una zona grigia di commistione fra la politica, le istituzioni e la massoneria deviata. Gli unici a non accorgersi di questi preoccupanti intrecci di potere sono stati i politici, che ai velenosi miasmi con cui la 'ndrangheta ammorba e intossica il mondo finora hanno prestato scarsa attenzione.

La forza della 'ndrangheta sta nella sua natura, nella impenetrabilità della propria struttura e nella forza dei legami primari. Pentirsi significa tradire i propri congiunti e questo comporta problemi di ordine morale e psicologico assai più pesanti della paura di vendette e ritorsioni.

È cresciuto anche il rapporto con la politica. La 'ndrangheta non delega più come un tempo, ma partecipa, corrompe, si infiltra e decide. Non ha preferenze, è bipartisan, ma non sta mai all'opposizione. Gli affari vengono prima di ogni connotazione politica.

Sovrana sulle province che scendono verso la Sicilia, la mafia delle 'ndrine ha ormai soppiantato Cosa Nostra, rafforzandosi nel silenzio, insinuandosi nelle logge massoniche deviate, nel sistema economico e corrompendo la politica come neanche la mafia siciliana era riuscita a fare.

Oggi, grazie soprattutto al traffico di droga, il fatturato della 'ndrangheta si attesterebbe attorno al 2,9 per cento del PIL nazionale, più della ricchezza prodotta da un paese produttore di petrolio come il Qatar.

La Malapianta
La mia lotta contro la 'ndrangheta
(con Antonio Nicaso) © Mondadori, 2010 - Selezione Aforismario

Da organizzazione criminale globalizzata, la 'ndrangheta è divenuta un «brand», un marchio, che vede nell'adattabilità e nell'affidabilità i motivi principali del suo successo. Una holding del crimine che vive protetta, quasi rinserrata nei legami di sangue, ma che è riuscita anche a cogliere in anticipo su governi e grandi corporation multinazionali il trend della globalizzazione. High tech e lupara.

La mafia più ricca del mondo domina la regione più povera d'Europa.

La 'ndrangheta, come le altre mafie, si combatte con il carcere duro e la confisca dei beni. Inutile prenderci in giro, con le storie sulla rieducazione del detenuto.

Lo scrittore Corrado Alvaro, parlando della Calabria, dice: «La famiglia è la sua colonna vertebrale, l'alveo del suo genio, il suo dramma e la sua poesia». È lo stesso per la 'ndrangheta, ma con un po' di poesia in meno.

Nella 'ndrangheta, come in Cosa Nostra, si entra e si esce col sangue. Non ci sono altre vie d'uscita.

Le donne nella 'ndrangheta hanno un ruolo importante. Sono vestali della cultura e della mentalità delle 'ndrine. Significa essere l'elemento che consente la prosecuzione del governo mafioso perché genera i figli maschi, perché insegna loro l'odio e come e perché va compiuta la vendetta quando si subisce un torto.

La visione romantica della vecchia 'ndrangheta parsimoniosa nell'uso della violenza non ha alcun fondamento storico. L'elenco delle donne e dei bambini uccisi dalla 'ndrangheta è lunghissimo, a conferma che gli 'ndranghetisti non hanno valori positivi.

La forza della 'ndrangheta sta nella capacità di coniugare vecchio e nuovo. Essa è fortemente tradizionale e, allo stesso tempo, estremamente innovativa. 

Acqua santissima
(con Antonio Nicaso) © Mondadori, 2013 - Selezione Aforismario

«Aundi tagghi, tagghi, scula 'ndrangheta», ovunque tagli, tagli, gocciola 'ndrangheta, recita un vecchio adagio. È una pervasività che, in alcune zone, toglie, addirittura, il respiro.

Gli 'ndranghetisti pregano e sparano.

Per gli 'ndranghetisti il peccato più grande non è l'omicidio, ma la delazione

L'ossessione della Chiesa per i peccati legati alla sfera sessuale l'ha privata nel Sud del ruolo di guida nella lotta alle più agguerrite organizzazioni criminali che il nostro Paese ha prodotto nella storia.

Padrini e padroni
Come la 'ndrangheta è diventata classe dirigente
(con Antonio Nicaso) © Mondadori, 2016 - Selezione Aforismario

La corruzione non è solo il prezzo che i cittadini onesti pagano alla malapolitica e alla malaeconomia, ma anche, e soprattutto, «un fattore strategico e strumentale dell’espansione mafiosa».

Corruzione e mafia, ormai, vanno sempre più a braccetto. Sono due facce della stessa medaglia.

La corruzione, di per sé gravissima, purtroppo, continua a creare l’humus ideale per l’espansione delle mafie.

Corruttori e corrotti spesso riescono a farla franca. In Italia più che altrove.

Oggi la corruzione influenza le regole del mercato e rappresenta uno degli ostacoli principali alla crescita economica, distorce la libera concorrenza, scoraggia gli investimenti

C’è una preoccupante correlazione tra criminalità, corruzione e distorsione dei processi democratici. La corruzione, da sempre, è contraria ai principi che guidano la democrazia.

Le vie del malaffare sono infinite.

Quando le mafie si infiltrano nelle istituzioni o condizionano le scelte democratiche, indeboliscono lo Stato di diritto che si fonda sul rispetto delle leggi, ma anche sull'uguaglianza e sulla trasparenza.

Il passato non ha mai insegnato nulla.

Chi era convinto che il Mezzogiorno fosse l’unico habitat funzionale alle mafie è stato costretto a ricredersi. Le regioni del Nord, soprattutto quelle più ricche, da tempo garantiscono sponde funzionali al riciclaggio e all'investimento dei capitali mafiosi.

La ’ndrangheta è stata lungamente sottovalutata.

Più che liquida, come spesso viene definita, la ’ndrangheta è una mafia che continua ad avere una forte dimensione territoriale, caratterizzata dalla compattezza dei legami interni e dall'efficacia delle relazioni esterne.

I tentacoli della ’ndrangheta non conoscono limiti. Spaziano dappertutto.

Dopo avere condizionato per decenni il voto in Calabria, la ’ndrangheta è in grado di influenzare anche le scelte politico-amministrative di tanti comuni del Centronord.

Le mafie restano tali anche quando non fanno uso della violenza.

L’accettazione sociale è una linfa che accresce la forza economica, il prestigio, il tessuto d’omertà e, conseguentemente, il potere della ’ndrangheta, un’organizzazione che da oltre un secolo e mezzo si nutre di silenzi, omissioni, contatti e relazioni.

Sono cambiati i tempi, ma non la forza pervasiva della ’ndrangheta, passata indenne dai regimi borbonico, liberale, fascista e repubblicano.

La lotta alle mafie continua a non essere una priorità nei programmi di governo: tante promesse, ma pochi fatti.

Le mafie senza relazioni esterne non potrebbero respirare e morirebbero d’asfissia.

A parole tutti concordano sull'urgenza di recidere i legami delle mafie con il potere politico ed economico. Poi nei fatti, politici, imprenditori, professionisti continuano a essere considerati semplici fiancheggiatori, anziché parti integranti del sistema mafioso.

Le mafie, e la ’ndrangheta in particolare, restano forti perché dispongono di riserve di liquidità utilissime per tenere in piedi l’economia nazionale.

Il configurarsi delle mafie come potere sociale e politico, il godere di tolleranza e complicità rappresentano, oggi, i veri rischi per la nostra democrazia.

Dilagano gli squallori, i vizi, le volgarità di un sistema di potere nel quale la politica, l’imprenditoria, la mafia e la società civile sono unite dal sottile filo della corruzione, non solo economica, ma anche culturale.

In un Paese dove la progressione per meriti sgomita senza successo, il modello che prevale è quello dei favori e delle clientele.

Fiumi d'oro
Come la 'ndrangheta investe i soldi della cocaina nell'economia legale
(con Antonio Nicaso) © Mondadori, 2017 - Selezione Aforismario

Non è solo la violenza a caratterizzare le mafie. Tutte, compresa la ’ndrangheta, hanno sempre avuto bisogno di professionisti senza scrupoli, di politici disposti a tutto, di uomini infedeli delle istituzioni, ma anche di imprenditori e di broker rampanti.

Per troppo tempo, le mafie sono state considerate il frutto di «fumisterie culturologiche», sottovalutando l’importanza della capacità relazionale che, a qualunque latitudine, costituisce l’ossatura del potere mafioso.

Oggi pochi riescono a fare a meno dei soldi e dei voti dei mafiosi.

Le mafie cambiano. Anche i mafiosi sono soggetti all'evoluzione della specie, una sorta di «darwinismo criminale»

Oggi, purtroppo, non c’è regione che sia immune dalla presenza delle mafie. Una presenza che ha portato alla conquista di interi territori.

Senza ricorrere continuamente alla violenza, le mafie hanno messo le mani sull’Italia più ricca, quella del Nord. Eppure proprio il Nord si vantava di avere gli anticorpi sociali per resistere alle tentazioni del denaro sporco.

Fra prestanome e faccendieri, oggi è sempre più difficile risalire i tanti «fiumi d’oro» che prendono la via dei paradisi normativi, si nascondono dietro lo schermo di società anonime o di comodo e rientrano in circolo, quasi sempre attraverso il sistema bancario.

Le vie del denaro sono infinite, ma la necessità di «pulirlo» presuppone l’esistenza di gente in grado di saperlo fare.

Anche quando creano ricchezza, le mafie alterano il costo del denaro, ma anche le regole della libera concorrenza. Le loro provviste a costo zero consentono investimenti impensabili per altri imprenditori. Il riciclaggio è moltiplicatore di ricchezza, ma è una ricchezza che droga il mercato.

Le mafie con la loro capacità di creare relazioni con la società civile, causano danni enormi nei territori in cui operano. Scoraggiano gli investimenti, mortificano gli operatori onesti, saccheggiano le risorse pubbliche: più che riciclatori di denaro, sono truffatori.

È difficile stimare le dimensioni «economiche» della criminalità mafiosa, ma è ancora più difficile definire i danni sociali, ambientali, culturali, economici di questo flagello con cui da tempo conviviamo.

In ogni guerra, conoscere le dimensioni del nemico, la sua potenzialità di danno, è un elemento essenziale per definire strategie vincenti.

Storia segreta della ‘ndrangheta
Una lunga e oscura vicenda di sangue e potere (1860-2018)
(con Antonio Nicaso) © Mondadori, 2018 - Selezione Aforismario

La ’ndrangheta è una sorta di mostruoso animale giurassico che non si estingue, perché sono ancora in tanti a proteggerla, a tutelarla, a cercarla e a legittimarla. Nonostante secoli di violenza e di sopraffazione.

Tra passato e presente c’è una sola differenza: ieri la ’ndrangheta era ritenuta forza eversiva, oggi è sempre più governo del territorio.

La potenza di questa organizzazione criminale che si è arricchita con il traffico di cocaina non è tanto in se stessa, quanto nella debolezza della politica, delle istituzioni e dell’economia che con essa hanno scelto di convivere.

La ’ndrangheta non è più subalterna. È un sistema di potere che gestisce decine di miliardi di euro l’anno, nonostante la povertà ostentata da molti ’ndranghetisti che vivono rinserrati nei legami di sangue, in un familismo inviolabile e autoreferenziale che sembra escluderli dal resto del mondo.

Un tempo era il boss ad andare a casa del politico a chiedere assunzioni o favori. Oggi è il politico che va a casa del boss a chiedere pacchetti di voti.

La ’ndrangheta, attraverso la politica, cerca la legittimazione del potere mafioso. E, per farlo, sente di non poter delegare sempre e comunque. Ha bisogno di avere propri uomini negli enti locali, ma anche a Roma, a Bruxelles. Come ricordava qualche anno fa un boss trapiantato a Genova: piuttosto che a un «cane qualsiasi», il voto è meglio darlo a «un cane dei nostri».

La ricchezza della ’ndrangheta, anche se è difficile da quantificare, è enorme. Lo si intuisce dalla quantità di cocaina sequestrata, dal valore dei beni confiscati, dalle indagini che danno conto di una mafia sempre più tentacolare, strategica, interessata al potere, alla gestione della cosa pubblica, agli appalti, alle assunzioni nei quadri della pubblica amministrazione. Sempre più lobby. Sempre più viscida e sgusciante.

Nel buio di una regione dimenticata dall'agenda di governo, la ’ndrangheta è ormai diventata un potere pervasivo e invasivo, sempre più «glocal», come direbbe Dick Hobbs, ovvero locale (vero presidio del territorio, nella sua accezione più ampia, comprensiva di economia, società civile, organi amministrativi territoriali) e globale (rete criminale connessa al mondo del traffico di droga e di armi).

Oggi la ’ndrangheta è più presente nelle istituzioni perché partecipa sempre più alla vita politica, soprattutto a quella amministrativa, prova ne sono il numero, in aumento, dei comuni sciolti per mafia. Questo perché la politica dà sempre meno risposte ai bisogni della gente.

La ’ndrangheta è oggi, più di ieri, una zavorra per l’intero Paese, ma soprattutto per la Calabria. Servirebbe un nuovo sentimento etico-politico, in grado di coinvolgere individui e gruppi, élite e popolo su obiettivi comprensibili per rendere sconveniente la scelta dell’illegalità.

Oltre all’«area grigia», oggi la ’ndrangheta può contare, purtroppo, anche sull'incapacità e/o insensibilità della classe politica a comprendere e a combattere un fenomeno che sta diventando sempre più governo del territorio e sull'accettazione sociale da parte di chi la cerca continuamente, legittimandola giorno dopo giorno.

Dapprima in Calabria e oggi anche nel resto del Paese, è sempre più difficile distinguere tra potere istituzionale e potere criminale, tra lecito e illecito, tra economia pulita ed economia sporca. Un tempo si faceva distinzione tra ’ndrangheta e politica. Erano due mondi separati, anche se comunicanti. Oggi quella congiunzione rischia di diventare una forma verbale.

Libro di Nicola Gratteri consigliato
Storia segreta della ‘ndrangheta
Una lunga e oscura vicenda di sangue e potere (1860-2018)
(con Antonio Nicaso)
Editore: Mondadori, 2018

Se un tempo i suoi affiliati andavano a dorso di mulo, rubavano polli e vacche, e l’unica risorsa di cui disponevano era la violenza, oggi la ’ndrangheta è l’organizzazione criminale più ricca e più potente al mondo, con un fatturato annuo di diverse decine di miliardi di euro, in gran parte provenienti dal traffico internazionale di cocaina. Grazie alla sua enorme capacità di stringere relazioni con il potere, si è infatti radicata in quasi tutti i continenti e ha assunto una dimensione «globale», in un singolare connubio di tradizione e adattabilità, forza d’urto e mediazione, logiche tribali e cointeressenze politico-finanziarie. Ma è anche, incredibilmente, l’organizzazione mafiosa meno conosciuta.

Note
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