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Frasi e citazioni di Roberto Cotroneo

Selezione delle frasi più belle e delle citazioni più significative di Roberto Cotroneo (Alessandria 1961), giornalista, scrittore, critico letterario e fotografo italiano. "La rete è un campo sterminato dove si possono cogliere fiori di citazioni, versi poetici, frammenti di saggezza. Poi si tratta di arricchirli con la propria esperienza personale, di condividerli, di confrontarsi, e di lasciarsi suggestionare da quanto scrivono gli altri".
Scrivere è il miglior modo per conoscere se stessi.
E non c’è cosa più importante di questa. (Roberto Cotroneo)
Presto con fuoco
© Mondadori, 1995

Il mondo della musica non è misurabile con nulla, è incommensurabile, un’altra dimensione.

Eppure deve esistere una calligrafia delle passioni. Un segno più morbido, una coda della croma che scende di troppo, uno svolazzo di pausa, quella che vale un quarto, una pressione più forte del pennino, quasi un graffio, un oltraggio a quella carta spessa, lanosa, che un tempo si usava per scrivere musica.

Odio le biblioteche immense, fatte di migliaia di dorsi che non si leggeranno mai, buone per riempire scaffali, per non vedere pareti bianche.

L'età perfetta
© Rizzoli, 1999 

C'è una legge di natura che sappia spiegare perché il mio desiderio per Nunzia sia rimasto intatto, a dispetto del tempo? Una legge che mi dica perché non c'è più una sola notte che io non desideri quel corpo, fino a sentirmelo addosso, come se Nunzia fosse ancora con me, in quelle stanze che dànno sul giardino?

Io ero diventato un uomo che non aveva più lettere da scrivere, libri da leggere, amici da incontrare. Guardavo le case e cercavo di spiare quello che c'era dentro, il buio oltre i vetri, le luci deboli; convinto che il tempo fosse solo una modalità dello spazio, e il passato qualcosa che sta un poco in più in là, in fondo a quel corridoio.

Per un attimo immenso ho dimenticato il mio nome
© Mondadori, 2002

C'è più gente che crolla di fronte al mondo e fugge, di gente che riesce a viverlo.

Come si potevano perdere le parole che correvano per il mondo, e con le parole perdere intere vite, intere storie che nessuno avrebbe potuto ricostruire uguali?

Le vite si arrangiano una con l'altra, si confondono, si immergono in storie che non sono le loro per poi uscirne di nuovo cambiate.

Le persone attribuiscono significati dove non ci sono, e sfuggono da quelli che esistono veramente, come non sapessero decifrarli.

Non c'è nulla più della musica a svelarti fino in fondo: è sensibilità, è intuizione, è un mondo sottotraccia, che non vuole e non chiede ragionamenti, che entra nella pelle, attraversa i corpi, si sparge per l'aria che respiriamo.

Questo amore
© Mondadori, 2006

Con il tempo ho capito quanto il non esserci possa diventare una forma della presenza spesso più intensa della presenza stessa.

Forse l'eterno sta nella capacità di tenere vivo un attimo di orizzonte, aspettando che si ripresenti.

Il desiderio è una domanda la cui risposta nessuno conosce.

L'amore è capace di far vivere le assenze, di generare presenze.

La speranza non è una scelta. La speranza è un sentimento.

La voce della passione è migliore di quella della ragione, poiché gli impassibili non sanno cambiare la storia.

Mi domando se il paradiso non sia sparso, disseminato un po' in un luogo, un po' in un altro. in un dettaglio, in una discarica, in un colore che affiora da un muro. Forse tocca a noi riconoscere nelle cose del mondo una traccia di paradiso. Come fanno gli archeologi quando puliscono i reperti con i pennelli.

Oggi vivo di insonnia e di nostalgie. Specie nei giorni che precedono la primavera, nei giorni di vento, sono preda di rimpianti a cui non so dare un nome.

Il sogno di scrivere
Perché lo abbiamo tutti. Perché è giusto realizzarlo
© Utet, 2014 - Selezione Aforismario

Sembrerà strano, ma buona parte delle persone che vogliono imparare a scrivere non cerca la gloria letteraria, non vuole firmare i frontespizi dei loro libri. Non ambiscono a premi letterari. Vogliono imparare a raccontare per mettere ordine a quello che hanno vissuto.

Scrivere non è mai solo raccontarsi, ma lasciare che le storie ti vengano a trovare e si mescolino con quello che hai vissuto. Così alla fine non si tratta solo di mettere su carta la propria vita. Ma di riempire quelle vita di altre cose, di aggiungere vita ai giorni che hai vissuto.

Gli editori lo sanno bene: non ci sono calcoli che tengano, e non esiste una formula del best seller. Se così fosse l’editoria non andrebbe così male. Non esiste neppure per quegli autori che trasformano ogni libro in un successo.

Si può scrivere un romanzo solo per tornare in un luogo perduto, per rivedere qualcuno che si è perso, per ridisegnare un passato che ha sbavature che appaiono come ferite, per beffare il futuro con una storia che del futuro non sa che farsene. 

Uno scrittore, chiunque, dal più grande al neofita, diventa una spugna della realtà. E lo fa in modo inconsapevole. Ogni cosa che accade nella vita di tutti i giorni, dal momento in cui si decide di scrivere un romanzo torna utile. 

Quasi sempre si decide di scrivere un romanzo senza saperlo, e capita altrettanto spesso che si decida di scrivere un romanzo senza neppure sapere di essere degli scrittori.

In fondo un romanzo è il frutto di un tempo che non sapevi di avere, di un universo parallelo che sterza all’improvviso nel momento in cui scatta quella cosa che ti porta a cominciare a scrivere. Allora le due vite vanno a intersecarsi, e il punto dove si incontrano è l’inizio dell’avventura della scrittura.

La scrittura non deve compiacere nessuno: né chi scrive e neppure chi legge. 

Tutti i fotografi possono trovare un buon soggetto per scattare. Ma tra un buon fotografo e un dilettante è lo sguardo che conta, e la composizione della foto. 

Scrivere è il miglior modo per conoscere se stessi. E non c’è cosa più importante di questa.

Molti pensano che la scrittura sia un modo per rimettere in ordine la vita, ma invece accade proprio il contrario: la scrittura è il miglior modo per fare disordine nelle proprie vite.

Scrivere è uno dei pochi modi per vivere più di una vita. Come fossero universi paralleli che vai a scoprire da qualche parte.

La scrittura rielabora il dolore. È una verità indiscutibile. Ma non è detto che porti a un buon romanzo. Però non è importante la qualità del libro. Conta il sollievo. Conta la possibilità di fare qualcosa per ricominciare a vivere.

L’editor dovrà diventare una persona di famiglia. È come l’accordatore dei grandi pianisti. Venerazione, rispetto e ascolto. Senza di lui non potrete fare concerti.

A volte da innamorati si scrive meglio. Anche da innamorati infelici.

Più a voi non piaceranno i critici, più piacerete ai critici.

Quando scrivete, se potete, non leggete narrativa. Guardate film, leggete saggi, andate a teatro. Uscite con gli amici, ma non leggete romanzi. Soprattutto quelli dei vostri autori preferiti. L’influenza è importante quando è distante. Quando è troppo vicina rischia l’emulazione.

Refusi. È quasi un postulato. Rileggete il testo dieci volte. L’undicesima fate come i vecchi correttori di bozze: leggete al contrario, dalla fine verso l’inizio, affinché il senso della frase non vi inganni, e potete controllare parola dopo parola. Poi mandate in stampa. Appena vi arriva il libro (o l’ebook) aprite a caso, tutti fieri dell’opera, e la prima cosa che vedete è un refuso.

Il mondo è composto da tre categorie di persone. Quelli che scrivono romanzi e li pubblicano. Quelli che li scrivono ma non li pubblicano, o perché non ci riescono o perché preferiscono tenerli nei loro cassetti, e quelli che non scrivono romanzi ma almeno una volta hanno pensato di farlo. Questo mondo è il mondo intero, o quasi.

Scrivere libri è prima di tutto un tempo in cui non si scrive. Poi c’è la scrittura, ma quella occupa uno spazio limitato.

Scrittura è invenzione, è mettere sulla carta la vita che vorresti, non soltanto la vita che hai. In casi estremi puoi mescolare le due cose. 

Se vi piace scrivere per essere scrittori, siate scrittori, ma senza scrivere. È meno faticoso, e decisamente più divertente. Se non potete fare a meno di scrivere, e per questa esigenza sareste disposti anche a togliere il vostro nome dalla copertina, e il vostro corpo lo vorreste invisibile, e sareste felici di andare a vivere in un bosco del New Hampshire parlando solo con il contadino che munge le vacche, bene forse siete sulla strada giusta. 

La maggior parte dei manoscritti che gli editori rifiutano non sono impubblicabili. Ma sono privi di anima. Ed essere privi di anima significa anzitutto essere incapaci di vedere con chiarezza quello che si sta facendo, essere incapaci di leggere con nitidezza il proprio percorso. Non avere alcuna consapevolezza.

Meglio commettere errori consapevoli che buone cose inconsapevoli.

Cominci a scrivere quando smetti di sognare e cominci a ricordare.

Gli apprezzamenti piacciono sempre, direbbe una bella donna, ma quel che conta è sentirsi belli, non farselo dire dagli altri. 

Non serve sempre il talento per scrivere una buona cosa, alle volte basta anche una verità unita al buon senso.

È per trovare la vostra voce che dovete scrivere. Serve molto a poco leggere, se non imparate a capire chi siete.

Lo sguardo rovesciato
Come la fotografia sta cambiando le nostre vite © Utet, 2015

La forza della foto è nell’essere immediata, nell’essere infinita, nel generare un istante che rivela, che spiega più di qualsiasi altra cosa.

Generalmente o si è veloci o si sta fermi. Nella fotografia è la velocità a fermare le cose.

L’invenzione della fotografia è il preludio della modernità. Il mondo moderno nasce con l’invenzione della macchina a vapore, ma il pensiero moderno, il nuovo modo di stare al mondo nasce con l’invenzione della fotografia. 

È nell’istante che si consumano le verità e si capiscono le cose. Perché, è del tutto ovvio, l’istante è sempre eterno, anche se dura pochissimo.

Niente di personale
© La Nave di Teseo, 2018

Il genio è colui che assomiglia sempre di più a quello che è. E chi sa essere quello che è sta andando nella direzione giusta. 

Tutto cambia troppo in fretta per non destare sospetti. È cambiato il mondo ed è cambiato più in vent’anni che in quattro secoli. È cambiato il clima, il paesaggio. Sono cambiate le abitudini ed è cambiata la bellezza e l’immaginario della bellezza, il desiderio e l’immaginario del desiderio, per le donne e per gli uomini, per i potenti e per quelli che non contano niente. La vita si allunga e crescono i desideri.

Blowin' in the web
Articoli su Sette

Abbiamo trasformato lentamente i social network, senza che molti media se ne accorgessero troppo, da luoghi dell'esibizionismo, luoghi del mostrarsi per quello che si fa, in luoghi dell'anima, in luoghi dove finalmente l'identità prende un suo ruolo sempre più importante, e dove il privato e il pubblico sono divisi sempre meno, sono una linea sottile, fragile, impercettibile.

Gli amori dei social network sono romanzeschi, immaginifici, letterari e intensi. Hanno a che fare con la scrittura, con il tempo dell'attesa e con la distanza. Soffrono di vuoti improvvisi e di verità assolute, corrono con un tempo che non è il tempo delle cose normali, ma un tempo diverso, più veloce, più vero.

L'amore al tempo del web è qualcosa che sfugge anche agli psicologi, perché non è virtuale ma è un codice dell'anima, un attraversamento di sensibilità attraverso una scrittura che deve per forza svelare e mettere in gioco le persone, deve diventare lo specchio di quello che si è stati e di quello che si sta diventando.

Il lato emozionale dei social network ha fuso inconsci, per dirla con Jung, trasformandoli in collettivi, generando altri mondi e altre scritture. Ha cercato risposte in domande che si fanno nel vento del web, e a sua volta ha generato domande che nessuno prima aveva pensato esistessero. Siamo di fronte a un lenta rivoluzione sociale e culturale, che forse sarà lunga, e troverà molte resistenze. Ma che potrebbe cambiare tutto.

Il potere culturale non c'è più, ma il rischio è che tutto questo possa condurre al populismo. 

Il web 2.0 diventa un luogo di domande e di risposte, ma soprattutto di ascolto, a cui nessuno saprà più rinunciare senza rinunciare a una parte importante di se stesso.

L'esperienza del web rischia di essere il contrario dell'esperienza nella vita pratica. Sul web più che cercare stimoli inattesi, cerchi esperienze da ripetere, come fosse un continuo reiterare un desiderio che già conosci. L'inatteso è filtrato, a volte censurato. Se qualcuno dice cose che non capisco e non condivido potrei cancellarlo o toglierlo dai miei follower. E allora l'esperienza non è mai l'avvento dello sconosciuto nel conosciuto, non è mai la mescolanza di saperi, ma il ripetersi di cose che rafforzano identità fragili confermandole. 

La capacità di scambiarsi storie ed emozioni private in situazioni pubbliche è una nuova forma di civiltà.

La maggior parte degli intellettuali ritiene che il pensiero del futuro sia ancora nelle mani dell'editoria, delle accademie, dei giornali, dell'arte e dello spettacolo. Chi si occupa di tecnologia invece intuisce che la partita è altrove, che la tecnologia sta cambiando la società ma non sa ancora comprendere che non è in gioco il futuro, ma la cultura del nostro presente.

La nostalgia è una forma per preservare l'identità psichica, tenerla unita, come una fascia che impedisce al proprio Io di disgregarsi.

Nessuno sa come il concetto di democrazia potrebbe mutare attraverso un'ideologia globale dei social network.

Oggi il nostro vissuto sta per essere spazzato via da nuovi linguaggi, da un diverso modo di percepire le cose, dalla globalizzazione, dal mondo che è diventato più piccolo, e da una nuova estetica. Da un futuro che sembra possa permetterci tutto e da mezzi di espressione che fino a qualche anno fa neppure si immaginavano. 

Per quanto il web non abbia voce, genera un rumore assordante, ed è incapace di silenzio. 

Possiamo dire che siamo alla terza fase del grande fratello di George Orwell. La prima era quella classica: uno che controlla tutti. La seconda è quella televisiva: tutti che controllano pochi dentro una casa. La terza è quella di oggi: tutti che controllano tutti. 

Raccontare la propria identità è un outing emotivo a cui tutti stanno cominciando a cedere, e non perché manca il pudore di fare attenzione a quel che si scrive e si dice. Ma perché è cambiata una nuova forma di senso del pudore: quella del pudore interiore. E forse questa è la nuova rivoluzione, la liberazione interiore di oggi è come la liberazione sessuale degli anni Sessanta. 

Se prima la fotografia era la vita quando assume un forte significato emotivo e simbolico, ora la foto diventa qualcosa che prende significato in quanto condivisione, e non come scatto in sé.

Sul web nulla si crea e nulla si distrugge.

Niente è nascosto e tutto è visibile. Il sapere si è fatto orizzontale, non riemerge dall'oblio in una forma nuova. Tutto si fa immutabile e facile, accessibile e visibile. Il verbo cercare e il verbo trovare sono diventati perfetti sinonimi.

Viviamo un paradosso: tutto resta e tutto è rintracciabile con facilità straordinaria. Dalla propria poltrona, dalla propria scrivania, con qualche parola chiave si ritrovano cose che un tempo richiedevano ricerca, casualità, viaggi, fortuna e ostinazione. Solo che il web ha un problema: per cercare le cose in quell'oceano di dati, di informazioni, di immagini, devi sapere già cosa cercare.

Note
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