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Frasi e citazioni di James Lovelock su "Gaia"

Selezione di frasi e citazioni di James Lovelock (Letchworth, 1919 - Abbotsbury, 2022), chimico, scienziato, inventore e saggista britannico, noto soprattutto per aver formulato l'ipotesi Gaia, che descrive il pianeta Terra, con tutte le sue funzioni, come un unico superorganismo. Con le parole dello stesso James Lovelock:
"La parola Gaia mi serve a indicare la mia ipotesi che la biosfera sia un’entità autoregolata, che stabilisca le condizioni materiali necessarie per la propria sopravvivenza e che la materia vivente non rimanga passiva di fronte a ciò che minaccia la sua esistenza. A volte, detto in parole povere, è stato difficile evitare di parlare di Gaia come se fosse notorio che essa è «sensibile»".
Le seguenti riflessioni di James Lovelock sono tratte dai libri: Gaia (1979), Guarire Gaia (1991), La rivolta di Gaia (2006) e Novacene (2019).
Foto di James Lovelock
Gli umani sulla terra si comportano per certi versi come un organismo patogeno, o come
le cellule di un tumore. Siamo cresciuti così tanto in termini di numeri e disturbi arrecati
a Gaia che la nostra presenza è diventata sensibilmente molesta. (James Lovelock)

Gaia
Gaia. A New Look at Life on Earth, 1979 - Selezione Aforismario

L’intera gamma della materia vivente sulla Terra, dalle balene ai virus e dalle querce alle alghe, potrebbe essere considerata come costituente una singola entità vivente, capace di manipolare l’atmosfera terrestre per le proprie necessità globali e dotata di facoltà e poteri superiori di molto a quelli dei suoi singoli costituenti.

Si potrebbe dire che la vita è uno di quei processi che si incontrano quando c’è un abbondante flusso di energia. Essa è caratterizzata dalla tendenza a modellarsi o formarsi man mano che consuma, ma per far ciò deve sempre eliminare prodotti di rifiuto nell’ambiente circostante.

Quello che di eccezionale la ricerca spaziale ha provocato non è nuova tecnologia, ma la possibilità per la prima volta nella storia dell’uomo di vedere la Terra dallo spazio, e le informazioni acquisite dalla visione dall’esterno del nostro pianeta verde-azzurro nella sua bellezza totale, le quali hanno fatto sorgere un insieme di nuove domande e risposte.

La vita su questo pianeta è un’entità molto solida, robusta e adattabile e noi siamo soltanto una piccola parte di essa.

Noi siamo indubbiamente una parte vivente di una strana e bella anomalia nel nostro sistema solare. 

Forse la prima cosa che viene alla mente sull’uomo moderno per giustificare la credenza secondo cui egli è incline al male, è l’aumento dell’inquinamento atmosferico e idrico del nostro pianeta.

Può l’inquinamento essere considerato naturale? Se per inquinamento noi intendiamo lo scarico di materiali di rifiuto, vi è davvero ampia prova che l’inquinamento è naturale per Gaia quanto la respirazione lo è per noi e per moltissimi altri animali. 

Il concetto stesso di inquinamento è antropocentrico e può perfino essere inappropriato nel contesto di Gaia. Molti cosiddetti inquinanti sono presenti in Natura, e diventa estremamente difficile sapere a quale livello la definizione di «inquinante» può essere giustificata.

Si può conseguire una tecnologia concreta ed economica e mantenere una migliore armonia con il resto della Terra. Credo sia più probabile raggiungere questo obiettivo mantenendo, modificandola, l’attuale tecnologia, che non mediante una campagna reazionaria di «ritorno alla natura».

In un mondo «gaiano» la nostra specie, con la sua tecnologia, è semplicemente un’inevitabile parte della scena naturale.

La proprietà più importante di Gaia è la tendenza ad ottimizzare le condizioni per tutta la vita sulla Terra. Se non abbiamo interferito gravemente con la sua capacità ottimizzatrice, tale tendenza dovrebbe essere ora tanto predominante quanto lo era prima della comparsa dell’uomo.

L’ignoranza delle possibili conseguenze delle nostre azioni è così grande che è quasi escluso che si possano fare utili previsioni sul futuro. 

La popolazione non aumenta dappertutto, l’industria è molto più cosciente dei propri effetti sull’ambiente e vi è soprattutto una crescente consapevolezza della nostra situazione. Si potrebbe dire che la diffusione delle informazioni sui nostri problemi sta conducendo allo sviluppo di nuovi procedimenti per porli sotto controllo, se non addirittura per risolverli.

Dal punto di vista di Gaia, ogni tentativo di razionalizzare una biosfera soggiogata, su cui regna l’uomo, è destinato al fallimento, come il concetto simile del colonialismo benevolo. Ambedue partono dal principio che l’uomo ha il possesso di questo pianeta; se non ne è il proprietario, ne è il locatore. 

Le battaglie vengono condotte sotto la copertura di slogan magniloquenti come giustizia, liberazione o autodeterminazione nazionale, che servono solo a coprire le vere motivazioni dell’avidità, del potere e dell’invidia.

Se accettiamo il nostro ruolo come parte integrante di Gaia, i nostri fastidi sono i suoi.

L’evoluzione dell’Homo sapiens, con la sua capacità inventiva tecnologica e la sua sempre più sofisticata rete di comunicazioni, ha enormemente accresciuto la gamma di percezioni di Gaia. Attraverso noi, essa è ora conscia di sé stessa. 

Parte della nostra ricompensa nell’adempiere al nostro ruolo biologico di creare una famiglia e di crescerla è un intimo senso di soddisfazione. Per quanto duro e deludente possa essere a volte tale compito, siamo pur sempre gradevolmente consapevoli, a un livello più profondo, di aver recitato la nostra giusta parte e di essere rimasti nella corrente della vita.

Guarire Gaia
Healing Gaia, 1991

Gli umani sulla terra si comportano per certi versi come un organismo patogeno, o come le cellule di un tumore o di una neoplasia. Siamo cresciuti così tanto in termini di numeri e disturbi arrecati a Gaia che la nostra presenza è diventata sensibilmente molesta.

La specie umana è oggi talmente numerosa da costituire una grave malattia planetaria. Gaia soffre di Primatemaia disseminata, un’epidemia di genti.

La rivolta di Gaia
The Revenge of Gaia, 2006

Il nostro futuro è come quello dei passeggeri di una piccola imbarcazione da diporto che naviga tranquillamente sopra le cascate del Niagara, senza sapere che i motori stanno per incepparsi.

Novacene
L'età dell'iperintelligenza, 2019 - Selezione Aforismario

Per la maggior parte della sua esistenza, e fatta eccezione per un breve momento, il cosmo non ha saputo nulla di se stesso. Soltanto quando l’umanità ha sviluppato gli strumenti e le idee per osservare e analizzare lo stupefacente spettacolo della chiara notte stellata, il cosmo ha cominciato a svegliarsi dal lungo sonno dell’ignoranza.

L’esistenza degli esseri umani è qualcosa di bizzarro e unico.

È difficile credere che siamo soli in un cosmo che contiene duemila miliardi di galassie, ciascuna formata da cento miliardi di stelle.

L’estinzione umana è sempre stata un rischio imminente. Come conoscitori del cosmo siamo piuttosto fragili, aggrappati precariamente alla Terra. La nostra unica casa.

La scienza non è mai certa o esatta. Il meglio che siamo riusciti a fare è esprimere la nostra conoscenza in termini di probabilità. Dobbiamo riconoscere che siamo tuttora animali primitivi.

Ci sono ancora moltissime cose comprensibili da scoprire sull’universo, ma vi è un numero sconosciuto e probabilmente molto più grande di fatti indescrivibili e che, allo stato attuale, non potremo mai comprendere.

L’estinzione umana non sarebbe una cattiva notizia soltanto per noi, ma anche per tutto il cosmo. Supponiamo che io abbia ragione e che non esistano alieni intelligenti; la scomparsa della vita sulla Terra implicherebbe allora la fine di ogni forma di conoscenza e capacità di comprendere. Il cosmo cosciente morirebbe.

È necessario assicurarsi che l’evoluzione di tutte le forme di vita sulla Terra prosegua, soltanto così infatti potremo affrontare i rischi sempre crescenti che inevitabilmente minacciano noi e Gaia, il grande sistema di cui fanno parte tutte le forme di vita e tutta la materia del nostro pianeta.

Nonostante venga associato alle macchine, l’Antropocene è un effetto della presenza della vita sulla Terra, un prodotto dell’evoluzione, un’espressione della natura.

Gli errori commessi dai movimenti verdi sorgono dalle loro semplificazioni (dovute a ragioni politiche) e dall’apparente rifiuto di tutte le cose positive che l’Antropocene ci ha portato. 

L’intelligenza che darà il via all’età successiva all’Antropocene non sarà umana, ma qualcosa di completamente diverso da tutto ciò che è stato concepito finora. La sua logica, diversamente dalla nostra, sarà multidimensionale.

La Terra, come me, è molto vecchia. Tanti anni possono o non possono renderci saggi, ma sicuramente ci rendono fragili. 

Note
Leggi anche le citazioni degli autori inglesi: Richard Dawkins - John Nicholas Gray