Aforismi, frasi e citazioni sulla Meritocrazia

Raccolta di aforismi, frasi e citazioni sulla meritocrazia (dall'inglese meritocracy), la concezione secondo la quale le cariche pubbliche e i posti di responsabilità dovrebbero essere affidati ai più meritevoli, ossia a coloro che mostrano di possedere in maggior misura intelligenza, capacità e impegno. Il termine fu usato inizialmente nel 1958 da Michael Young nel libro L'avvento della meritocrazia (The rise of the meritocrazy), in cui teorizza una società nella quale i più capaci, i più impegnati, cioè i meritevoli, occupano tutti i posti chiave e, siccome il merito non è necessariamente accompagnato a doti morali, essi finiscono per realizzare una spietata dittatura che giunge a soffocare i diritti dei più deboli e progressivamente perviene all'autodistruzione della società stessa. [Cfr. Silvano Sansuini, 1996].

Come nota Piero Angela: "In Italia il merito non è sufficientemente riconosciuto, per varie ragioni. C'è naturalmente il fatto che le carriere sono spesso fortemente facilitate da conoscenze personali, da connessioni familiari, da amicizie, da appartenenze politiche. E questo è un primo punto che già incide profondamente sulla nonselezione meritocratica. C'è però anche una cultura diffusa che tende a puntare l'obiettivo soprattutto sui meno fortunati e sull'uguaglianza sociale. È naturalmente importante che esista questa forte solidarietà per chi parte svantaggiato: tutti infatti debbono avere uguali opportunità nella vita, soprattutto in un paese come il nostro dove le disuguaglianze sono più alte che negli altri paesi europei (lo dicono gli studi internazionali) e dove ci sono favoritismi di vario tipo che ostacolano la strada. Il principio di uguaglianza deve far parte del bagaglio morale di ogni cittadino che si rispetti, ed è un diritto sancito anche dalla nostra Costituzione. Ma, come è stato detto molte volte, l'uguaglianza deve essere quella delle opportunità, non può essere ovviamente quella dei risultati". [A cosa serve la politica?, 2011].

Il sociologo Francesco Alberoni, scrive: "Noi italiani, in genere, abbiamo paura di apparire competitivi e ci vergogniamo di cercare il successo. I pedagogisti si sono sforzati di evitare, nella scuola, tutto ciò che può favorire il confronto, la comparazione. Ai voti sono stati sostituiti i giudizi. Non facciamo classifiche, non diamo premi. Durante gli anni Sessanta e Settanta, molti politici e molti intellettuali hanno criticato la meritocrazia, cioè il principio secondo cui i più meritevoli devono
guadagnare di più e fare carriera. L'idea dominante era che tutti, qualunque cosa facessero, dovessero essere trattati nello stesso modo. Gli americani, al contrario, ritengono che la competizione sia utile. Che la gente debba battersi per il successo e che chi fa meglio debba guadagnare di più e ricevere più onori. In compenso gli americani sono molto sensibili all'idea di equità. Bisogna dare a tutti la possibilità di competere e vengono apprezzati soprattutto coloro che sono riusciti a superare più ostacoli, più difficoltà. Ritengono che si debbano aiutare i più poveri, coloro che partono svantaggiati. Ma che nessuno si debba sottrarre alla concorrenza". [L'ottimismo, Rizzoli, 1994].

Su Aforismario trovi altre raccolte di citazioni correlate a questa sul merito, la capacità, la bravura e la raccomandazione. [I link sono in fondo alla pagina].
Meritocrazia: sistema sociale in cui la distribuzione di riconoscimenti e compensi
è commisurata al valore della raccomandazione di ognuno. (Giovanni Soriano)
La demeritocrazia è quello che capita in certe burocrazie pubbliche, dove l'assenza di premi e punizioni (chi fa bene non viene adeguatamente premiato, chi fa male non può essere adeguatamente punito) crea una mancanza di motivazioni e un appiattimento verso il basso delle prestazioni.
Piero Angela, Premi e punizioni, 2000

Se un paese premia il merito a tutti i livelli crea le condizioni per migliorare il funzionamento della società e questo aiuta a migliorare anche la sua competitività.
Piero Angela, A cosa serve la politica?, 2011

La de-meritocrazia che impera da noi è uno di quegli inquinamenti che avvelenano l'“ecosistema” nel quale viviamo, e ci rende più vulnerabili, anche nei confronti della competizione internazionale.
Piero Angela, ibidem

La nostra classe politica non premia il merito ma, ovunque riesce a infilarsi, premia l'appartenenza. Perché in questo modo può piantare ogni volta una bandierina, propria o del partito, e segnare un punto.
Piero Angela, ibidem

Agire sul merito è un'operazione altamente strategica perché, al di là del riconoscimento delle qualità individuali, la meritocrazia è come un trenino: trascina dietro di sé molti altri vagoni, che riguardano fondamentali aspetti economici, sociali, politici e psicologici.
Piero Angela, A cosa serve la politica?, 2011

Una meritocrazia è un sistema in cui le persone più fortunate per la loro salute e la loro dotazione genetica; più fortunate in termini di sostegno familiare, incoraggiamento e, probabilmente, reddito; più fortunate nelle loro opportunità educative e di carriera; e più fortunate in tanti altri modi difficili da enumerare, ricevono le più grandi ricompense.
Ben Bernanke (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Un sistema educativo egualitario si oppone necessariamente alla meritocrazia e alla ricompensa per il successo.
Robert Bork [1]

Questa non è una società meritocratica, e qui tutti diventano qualcuno per merito di qualcun altro.
Fiabeschi (Max Mazzotta), in Paz!, 2002

Il sistema italiano rifiuta ogni valutazione meritocratica del loro lavoro.
Giovanni Floris, La fabbrica degli ignoranti, 2008

I concorsi per diventare professore o ricercatore universitario sono in genere predeterminati secondo logiche non meritocratiche, la selezione dei giovani che un giorno (lontano) arriveranno a occupare la cattedra è frutto di una gestione combinata proprio da quelli che dovrebbero essere sostituiti dai più giovani. Chi è al trono sceglie e ammette al soglio il principe.
Giovanni Floris, La fabbrica degli ignoranti, 2008

È difficile ipotizzare una riforma complessiva del sistema, ma è certo che il rinnovamento non può che passare attraverso un processo di selezione meritocratica dei docenti e degli studenti, poggiato quest’ultimo su un sistema diffuso di borse di studio che permetta anche Al più poveri di mettere a frutto il proprio talento.
Giovanni Floris, La fabbrica degli ignoranti, 2008

Al mondo non c'è meritocrazia, per quanto possiamo far finta che ci sia, e abbiamo ancora molta strada da fare prima di premiare davvero le persone in base al loro merito.
Malcolm Gladwell [1]

Coloro che sono in grado di salire sulla scala troveranno il modo di tirarla su dopo di loro, o di abbassarla selettivamente per consentire ai loro amici, alleati e parenti di arrampicarsi. In altre parole: "Chi dice meritocrazia dice oligarchia".
Chris Hayes [1]

La meritocrazia, in termini strettamente aziendali, è il sistema di governo di una organizzazione basato sulla abilità dimostrata, appunto il merito, e sul talento piuttosto che sulla ricchezza ereditata, le relazioni familiari e clientelari, il nepotismo, i privilegi di classe sociale, la popolarità o altri determinanti storici di potere politico o posizione sociale.
Luciano Hinna e Giovanni Valotti, Gestire e valutare le performance nella PA, 2010

Un povero, nella nostra cultura, è uno sfortunato degno della solidarietà e dell'aiuto della comunità, lo stesso povero negli Stati Uniti, dove il concetto della meritocrazia è un cardine della società, è un pigro che non ha saputo sfruttare le opportunità che il mercato ha messo a disposizione di tutti.
Luciano Hinna e Giovanni Valotti, ibidem

Rinunciare alla meritocrazia non appare un approccio difendibile in una società della conoscenza come quella in cui viviamo anche se la nostra cultura ci porta a sostenere il principio che siamo tutti uguali. Nella realtà, non è assolutamente vero: ci sono delle differenze che vanno evidenziate; se ci sono delle difficoltà e delle situazioni meritevoli di intervento e di assistenza è giusto intervenire con i sistemi e gli strumenti idonei.
Luciano Hinna e Giovanni Valotti, Gestire e valutare le performance nella PA, 2010

È meglio meritare senza ricevere piuttosto che ricevere senza meritare.
Robert Green Ingersoll [1]

Non vi può essere meritocrazia in una società senza che vi sia prima eguaglianza.
Vincenzo Marchese [1]

La meritocrazia piace a tutti perché offre a tutti la promessa di un mondo perfettamente regolato secondo le proprie, personalissime, scale di valore. E continua a piacere proprio perché non mantiene la sua promessa - né può farlo, a pena di accontentare pochi per scontentare molti. È come la locandiera di Goldoni: seduce tutti perché non si concede a nessuno.
Il Pedante, La crisi narrata, 2017

Se i criteri di giudizio del merito sono in realtà plurali e in tacita concorrenza tra loro, chi decide quale sia da applicare? Prevedibilmente coloro che hanno la facoltà di imporre il proprio: cioè i più forti.
Il Pedante, ibidem

La meritocrazia esiste, è sempre esistita. Onori, ricchezze, riconoscimenti e cariche sono sempre stati attribuiti a coloro che se li meritavano, ovviamente secondo il canone di chi ne disponeva potendoli elargire, revocare, agevolare. Sicché la meritocrazia, nel realizzare il criterio del forte, è la legge del più forte.
Il Pedante, La crisi narrata, 2017

L'autologia del governo dei meritevoli è evidente: se chi governa - cioè chi ha il potere esclusivo di tradurre il merito in legge - si considera meritevole di quel ruolo, il requisito è già soddisfatto nei termini.
Il Pedante, ibidem

Il miraggio della meritocrazia naufraga [...] nella sua stessa seduzione: non solo perché inconciliabilmente disseminato tra i suoi celebranti, ma anche perché, garantendo indistintamente la gratificazione di tutti, non può realizzare la sua missione selettiva e premiante.
Il Pedante, La crisi narrata, 2017

La meritocrazia è tecnocratica. Chi parla di meritocrazia parla di test, performance, rating, ranking, references e via anglizzando nel tentativo di dare una definizione tecnica e ideologicamente apolide del meglio, cioè dei migliori. La meritocrazia ama dunque la tecnica, ma anche i tecnici amano la meritocrazia. Il mito di una società meccanicamente governata dai migliori secondo un criterio di bene sottratto alle idee è lo stesso che sostiene il delirio tecnocratico, cioè totalitario.
Il Pedante, La crisi narrata, 2017

Se il governo spetta ai meritevoli, e se il merito non ha colore politico, a che serve votare? E se i ruoli di responsabilità e prestigio spettano ai meritevoli ex lege, perché autorizzarne la critica?
Il Pedante, ibidem

La fortuna della meritocrazia coincide con la sua fallacia, ma non le mancano i moventi tutti psicologici. Chi invoca la supremazia di un gruppo sociale identificato da una virtù - il merito, la competenza, la cultura, l'onestà ecc. - si include ipso facto nel novero dei virtuosi.
Il Pedante, ibidem

La critica classica alla meritocrazia è che in un mondo di diseguali alla nascita per opportunità, patrimonio, stimoli ecc. un'applicazione rigida del criterio del merito finirebbe per ampliare la forbice sociale già esistente esacerbando gli effetti della fortuna. La meritocrazia funzionerebbe davvero solo in condizioni di assoluta parità in partenza, quali non si sono viste neanche nei regimi socialisti più feroci. Ma anche in quel caso resterebbero le differenze fisiologiche, intellettuali e di carattere alla nascita. Se lo svantaggio del povero è ingiusto, lo è altrettanto quello dello stupido.
Il Pedante, La crisi narrata, 2017

Consideriamo i sostenitori più blasonati della meritocrazia, quelli che dagli scranni di università, giornali e alte cariche pubbliche ci assicurano ogni giorno che in Italia mancherebbe la «cultura» del merito. Perché non si dimettono all'istante, loro che hanno fatto grandi carriere in un sistema che schifa il merito e premia i peggiori? O perché non ci spiegano le fortunatissime circostanze della loro eccezione? Per il rito gregario di cui sopra, è forse sufficiente parlare di meritocrazia per esserne immuni? Ma c'è del metodo in questa fallacia. Se chi sta in basso chiede meritocrazia per riscattarsi dalle diseguaglianze, chi sta in alto vi trova all'opposto l'alleato migliore per giustificare e amplificare quelle diseguaglianze.
Il Pedante, La crisi narrata, 2017

In una civiltà evoluta, impoverimento, disoccupazione ed esclusione sociale sono piaghe, segnali di una cattiva politica che chiede rimedi. In meritocrazia sono all'inverso giuste conseguenze dello scarso impegno e della scarsa capacità dei singoli. È - appunto - ciò che si meritano.
Il Pedante, ibidem

In meritocrazia i diritti diventano privilegi. Il discorso meritocratico centra così il duplice obiettivo di giustificare le diseguaglianze correnti e di nobilitare i provvedimenti politici fallimentari destinati a moltiplicarle. La meritocrazia si cura solo dei migliori, di «chi ce la fa». Gli altri, i perdenti, devono solo incolpare se stessi.
Il Pedante, La crisi narrata, 2017

Se a parole la meritocrazia promette di esaltare i migliori, nei fatti esiste solo per sanzionare i peggiori, individuati di volta in volta secondo il capriccio e gli interessi del dominus
Il Pedante, ibidem

La meritocrazia è la sgualdrina dialettica degli sfruttatori. E chi tra gli sfruttati si illudesse di amoreggiarci per riscattarsi a spese dei riscatti altrui, quando si troverà con il coltello alla gola, eternamente sull'orlo della pattumiera degli immeritevoli, ebbene - mi si perdoni l'incoerenza, ma ci vuole - se lo sarà meritato.
Il Pedante, La crisi narrata, 2017

In Italia non c'è accordo sulle virtù della meritocrazia, che alcuni associano alle ingiustizie e diseguaglianze sociali; in realtà non c'è nulla di più ingiusto di una scuola che promuove tutti: così si squalifica il valore dello studio, e se il diploma vale poco, chi si farà strada più facilmente dopo gli studi saranno i figli dei ricchi e dei potenti.
Federico Rampini, Alla mia Sinistra, 2011

La meritocrazia è una buona cosa. Ogni volta che è possibile, le persone dovrebbero essere giudicate in base ai risultati del loro lavoro, non a qualità superficiali.
Eric Ries [1]

Le aziende di successo si muovono in un sistema meritocratico, riconoscendo e gratificando quei collaboratori che offrono un contributo di maggiore qualità e impegno. Tutte le teorie tendenti all'appiattimento della meritocrazia hanno sempre avuto un grande fascino filantropico e sociale, ma si sono spesso dimostrate un assoluto fallimento sul piano della motivazione e produttività del lavoro.
Cesare Sansavini, Leadership e gestione del cambiamento, 2006

Meritocrazia: sistema sociale in cui la distribuzione di riconoscimenti e compensi è commisurata al valore della raccomandazione di ognuno.
Giovanni Soriano, Finché c'è vita non c'è speranza, 2010

Ci chiediamo mai che cosa comporti non avere meritocrazia in politica, nelle grandi aziende, negli ospedali, nelle università? Abbiamo mai riflettuto sul fatto che in una società non meritocratica, l'individuo non è padrone del proprio destino in quanto questo sarà deciso da padrini più o meno benevoli?
Massimo Tommolillo, L'organizzazione umana, 2012

In una società non meritocratica l'uomo è impotente e cosa più grave, percepisce questa situazione come un muro difficilmente valicabile.
Massimo Tommolillo, L'organizzazione umana, 2012

L'America si considera una meritocrazia, quindi le persone provano un grande rispetto per il successo e un grande disprezzo per il fallimento.
Toby Young [1]

Il processo di selezione dei talenti è così marcio che nel Belpaese molte persone, soprattutto donne e dotate della capacità di essere manager, sono confinate al ruolo di segretaria. Mentre i posti dirigenziali sono affidati a chi è ben introdotto, anche se spesso incapace. Per questo in Italia ci sono le migliori segretarie e i peggiori manager.
Luigi Zingales, Manifesto capitalista, 2012 (attribuito erroneamente a Beppe Severgnini)

Note
Vedi anche aforismi, frasi e citazioni su: Merito - Capacità - Raccomandazione

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