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Frasi e citazioni di Gilles Deleuze

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Gilles Deleuze (Parigi, 1925-1995), filosofo francese. Come introduzione a questa raccolta, riportiamo una riflessione di Deleuze che è una sorta di elogio della filosofia:
"C'è una disciplina, al di fuori della filosofia, che si proponga la critica di tutte le mistificazioni, qualunque ne sia l'origine e lo scopo? Mettere in discussione tutte le finzioni senza le quali mai le forze reattive predominerebbero. Denunciare nella mistificazione quella mescolanza di bassezza e stoltezza, che dà luogo così efficacemente alla strabiliante complicità delle vittime e degli autori. Fare, insomma, del pensiero qualcosa di aggressivo, attivo e affermativo. Formare uomini liberi, ossia uomini che non confondano gli scopi della cultura con l'interesse dello Stato, della morale o della religione. Combattere il risentimento, la cattiva coscienza che sostituiscono in noi il pensiero. Vincere il negativo e i suoi falsi prestigi. Chi ha interesse a tutto questo, tranne la filosofia?". [Nietzsche e la filosofia, 1962].
La filosofia serve a turbare. Una filosofia che non turba e non
contraria nessuno non è una filosofia. Essa serve a nuocere
alla stupidità, a fare della stupidità qualcosa di turpe.
(Gilles Deleuze)
Nietzsche e la filosofia
Nietzsche et la philosophie, 1962 - Selezione Aforismario

La filosofia non serve né allo Stato né alla Chiesa, che hanno altre preoccupazioni. Non serve ad alcuna potenza costituita. La filosofia serve a turbare. Una filosofia che non turba e non contraria nessuno non è una filosofia. Essa serve a nuocere alla stupidità, a fare della stupidità qualcosa di turpe. Essa ha la sola funzione di denunciare la bassezza di pensiero sotto tutte le sue forme.

La filosofia come critica ci annuncia la sua funzione più positiva: l'impresa della demistificazione.

La mistificazione della filosofia comincia dal momento in cui essa rinuncia al proprio ruolo... di demistificazione, e parteggia per le potenze costituite: quando rinuncia a combattere la stupidità, a denunciare la bassezza.

Se il compito critico della filosofia non viene attivamente proseguito in ogni epoca, la filosofia muore, e con essa l'immagine del filosofo e dell'uomo libero.

La stupidità e la bassezza non finiscono mai di dar vita a nuove alleanze. La stupidità e la bassezza sono sempre della nostra epoca.

Sempre in contrasto col proprio tempo, critico del mondo attuale, il filosofo elabora concetti che non sono né eterni né storici, bensì intempestivi e inattuali.

È vero che stupidità e bassezza continuano a esistere; ma non è un buon pretesto per affrettarsi a decretare lo scacco della filosofia, giacché, se non fosse per quel po’ di filosofia che in ogni epoca ha impedito loro di spingersi sin dove volevano e di diventare stupide e basse al massimo grado, esse avrebbero oggi proporzioni ancora maggiori.

L'Anti-Edipo
L'Anti-Œdipe - Capitalisme et schizophrénie 1, 1972 (con Félix Guattari)

La gente per bene dice che non bisogna fuggire, che non sta bene, che è inefficace, e che bisogna lavorare in vista di riforme. Ma il rivoluzionario sa che la fuga è rivoluzionaria, withdrawal, freaks, a condizione di strappare la tovaglia o di far fuggire un lembo del sistema. 

C'è sempre un monoteismo all'orizzonte del dispotismo.

L'interesse può essere ingannato, frainteso o tradito, ma non il desiderio.

La nostra società produce schizofrenici come sciampo Dop o macchine Renault, con la sola differenza che loro non sono vendibili.

La sessualità è ovunque: nel modo in cui un burocrate accarezza i suoi incartamenti, un giudice amministra la giustizia, un uomo d’affari fa scorrere il danaro, la borghesia incula il proletariato, ecc. E non occorre passare per metafore, più di quanto la libido non debba passare per metamorfosi. 

Per la schizofrenia è come per l’amore: non c’è alcuna specificità né entità schizofrenica.

Mille piani
Mille plateaux. Capitalisme et schizophrénie 2, 1980 (con Félix Guattari)

Abitare, circolare, lavorare, giocare: il vissuto è segmentato spazialmente e socialmente.

Improvvisare è raggiungere il Mondo o confondersi con esso.

Pensare è viaggiare.

Siamo segmentarizzati da ogni parte e in ogni direzione. L’uomo è un animale segmentario.

L’artista classico è come Dio, fa il mondo organizzando le forme e le sostanze, i codici, gli ambienti e i ritmi.

Che cos’è la filosofia?
Qu ’est-ce que la philosophie?, 1991 (con Félix Guattari) - Selezione Aforismario

La risposta secondo cui la grandezza della filosofia sarebbe proprio quella di non servire a nulla, è una civetteria che non diverte più neanche i giovani. 

Pensare suscita l’indifferenza generale. E tuttavia non è sbagliato dire che è un esercizio pericoloso.

Qualunque filosofo fugge quando sente la frase: adesso parliamo un po’. Le discussioni vanno bene per le tavole rotonde.

Filosofia è l’arte di formare, di inventare, di fabbricare concetti. 
[La philosophie est l’art de former, d’inventer, de fabriquer des concepts].

I concetti non sono già fatti, non stanno ad aspettarci come fossero corpi celesti. Non c’è un cielo per i concetti; devono essere inventati, fabbricati o piuttosto creati e non sarebbero nulla senza la firma di coloro che li creano.

La filosofia non contempla, non riflette, non comunica, benché essa debba creare dei concetti per queste azioni o passioni. La contemplazione, la riflessione, la comunicazione non sono discipline ma macchine per formare degli Universali in tutte le discipline.

Ogni concetto filosofico è un tutto frammentario che non si adatta ad altri concetti poiché i contorni non coincidono. Più che comporre un puzzle, i concetti nascono da un lancio di dadi. 

Se oggi si può continuare a essere platonici, cartesiani o kantiani, è perché si è in diritto di pensare che i loro concetti possano essere riattivati entro i nostri problemi e ispirare i concetti da creare. 

Qual è il modo migliore di seguire i grandi filosofi? Ripetere ciò che hanno detto, o invece fare ciò che hanno fatto, ossia creare concetti per problemi che necessariamente cambiano?

Cosa può importare alla Filosofia che qualcuno abbia una certa opinione e pensi questo anziché quello fintanto che i problemi in gioco non sono espressi ? E una volta che lo siano, non si tratta più di discutere, ma di creare dei concetti indiscutibili a vantaggio del problema che ci si è assegnati.

Chiediamo soltanto un po’ di ordine per proteggerci dal caos.

Talvolta si pensa alla filosofia come a una perpetua discussione, nei termini di una «razionalità comunicativa», o di una «conversazione democratica universale». Niente è meno esatto, e quando un filosofo ne critica un altro lo fa a partire da problemi e su un piano che non erano quelli dell’altro e che fondono gli antichi concetti come si può fondere un cannone per ricavarne nuove armi. 

Coloro che criticano senza creare, che si limitano a difendere ciò che è svanito senza potergli dare le forze per ritornare in vita, costoro sono la piaga della filosofia. Questi polemisti, questi comunicatori sono animati dal risentimento. Non parlano che di se stessi lasciando che si affrontino delle vuote generalità. 

La filosofia ha orrore delle discussioni, ha sempre altro da fare. Non sopporta il dibattito, ma non perché sia troppo sicura di sé: al contrario, sono le sue incertezze che la spingono verso altre e più solitarie vie.

Niente è più doloroso, più angosciante di un pensiero che sfugge a se stesso, delle idee che si dileguano, che appena abbozzate scompaiono, già erose dalla dimenticanza o sprofondate in altre che a loro volta non controlliamo. 

Se non si può dire che molti libri di filosofia sono falsi, perché non significherebbe nulla, si può per contro dire che sono senza importanza, privi di interesse, proprio perché non creano nessun concetto, non producono un’immagine del pensiero né generano un personaggio degno di nota. 

Non ci siamo mai posti il problema della morte della metafisica o del superamento della filosofia: si tratta di farneticazioni inutili e penose. Si parla del fallimento dei sistemi odierni, quando è soltanto il concetto di sistema che è cambiato. Quando è il caso e il momento di creare dei concetti, l’operazione che ne consegue si chiamerà sempre filosofia, anche se le si desse un altro nome.

L'esausto
L’Épuisé, 1992

Lo stanco ha esaurito solo la messa in atto, mentre l’esausto esaurisce tutto il possibile. Lo stanco non può piú realizzare, ma l’esausto non può piú possibilizzare.

Eravamo stanchi di qualcosa, siamo esausti di niente.

Solo l’esausto può esaurire il possibile, perché ha rinunciato a qualsiasi bisogno, preferenza, scopo o significato.

Critica e clinica
Critique et clinique, 1993

Scrivere è una questione di divenire, sempre incompiuto, sempre in fieri, e che travalica qualsiasi materia vivibile o vissuta. È un processo, ossia un passaggio di Vita che attraversa il vivibile e il vissuto.

La vergogna di essere uomo: c’è una ragione migliore per scrivere?

Non si scrive con le proprie nevrosi. La nevrosi, la psicosi non sono passaggi di vita, ma stati in cui si cade quando il processo è interrotto, impedito, chiuso.

L'abbecedario
L'Abécédaire, 1996

Il fascino delle persone è l’aspetto in cui perdono un po’ la testa, quando non sanno più bene cosa stanno facendo. 

Se non cogli il granello di follia in qualcuno, non puoi amarlo. Se non cogli il suo punto di follia, gli passi accanto. Il punto di follia di qualcuno è la fonte del suo fascino.

Fonte sconosciuta
Traduzione dal francese a cura di Aforismario

Amare è cercare di spiegare, sviluppare questi mondi sconosciuti che rimangono avvolti nell'amato.

Avere un'idea è una specie di festa.

È attraverso le parole, tra le parole, che vediamo e sentiamo.

È possibile fare della moltitudine una collettività di uomini liberi invece di un raduno di schiavi?

Il virtuale non si contrappone al reale, ma solamente all'attuale. Il virtuale possiede una piena realtà, in quanto virtuale.

L'arte consiste nel liberare la vita che l'uomo ha imprigionato.

L'arte è il linguaggio delle sensazioni, siano esse parole, colori, suoni o pietre.

La coscienza è solo un sogno a occhi aperti.

La violenza è ciò che non parla.
[La violence est ce qui ne parle pas].

Non ci sono soltanto risposte sbagliate, ci sono anche domande sbagliate.

Parlare, anche quando si parla di sé, è sempre prendere il posto di qualcuno, al posto del quale si pretende di parlare, e al quale si nega il diritto di parlare.

Più si è sbagliato nella propria vita, più lezioni si danno.
[Plus on s'est trompé dans sa vie, plus on donne de leçons].

Note
Vedi anche frasi e citazioni di: Jean Baudrillard - Michel Foucault