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Frasi e citazioni di Hans Jonas

Selezione di frasi e citazioni di Hans Jonas (Mönchengladbach, 1903 - New York, 1993), filosofo tedesco naturalizzato statunitense di origine ebraica. La maggior parte delle seguenti riflessioni di Hans Jonas sono tratte dai libri: Il principio responsabilità (1979), Il concetto di Dio dopo Auschwitz (1984) e Tecnica, medicina ed etica (1985).
Dopo Auschwitz possiamo e dobbiamo affermare con estrema
decisione che una Divinità onnipotente o è priva di bontà
o è totalmente incomprensibile. (Hans Jonas)
Organismo e libertà
Organismus und Freiheit, 1966 

Il privilegio della libertà è gravato dal peso del bisogno e significa esistenza in pericolo.

La possibilità del non essere è tanto costitutiva per la vita che il suo essere in quanto tale è essenzialmente un librarsi sopra questo abisso, un costeggiare il suo orlo. 

Il principio responsabilità
Das Prinzip Verantwortung, 1979 - Selezione Aforismario

Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la sopravvivenza di un'autentica vita umana sulla terra.

Non mettere in pericolo le condizioni della sopravvivenza indefinita dell’umanità sulla terra.

Includi nella tua scelta attuale l’integrità futura dell’uomo come oggetto della tua volontà.

La violazione della natura e la civilizzazione dell’uomo vanno di pari passo.

L’uomo è l’artefice della propria vita in quanto umana; egli sottomette le circostanze alla propria volontà e ai propri bisogni e, tranne che dinanzi alla morte, non è mai disarmato.

Gli Stati sono caratterizzati dall’ascesa e dalla caduta, le dominazioni vanno e vengono, le famiglie prosperano e degenerano - nessun mutamento è duraturo e alla fine, nel bilanciamento reciproco di tutte le deviazioni temporanee, la condizione umana resta uguale a quella di sempre.

Abbiamo tanto più bisogno della saggezza quanto meno crediamo in essa.

Nessun’etica del passato doveva tener conto della condizione globale della vita umana e del futuro lontano, anzi della sopravvivenza, della specie. Proprio il fatto che essi siano oggi in gioco esige, a dirla in breve, una nuova concezione dei diritti e dei doveri, per la quale né l’etica né la metafisica tradizionali offrono i principi e, men che mai, una dottrina compiuta.

La speranza è una condizione di ogni agire, poiché questo presuppone di poter conseguire qualcosa facendo affidamento sulla possibilità di ottenerlo in quel caso determinato.

Non permettere che la paura distolga dall’agire, ma piuttosto sentirsi responsabili in anticipo per l’ignoto costituisce, davanti all'incertezza finale della speranza, proprio una condizione della responsabilità dell’agire: appunto quel che si definisce il «coraggio della responsabilità».

La responsabilità è la cura per un altro essere quando venga riconosciuta come dovere, diventando «apprensione» nel caso in cui venga minacciata la vulnerabilità di quell’essere.

Soltanto il rispetto, rivelandoci «qualcosa di sacro», cioè d’inviolabile in qualsiasi circostanza (il che risulta percepibile persino senza religione positiva), ci preserverà anche dal profanare il presente in vista del futuro, dal voler comprare quest’ultimo al prezzo del primo.

Il concetto di Dio dopo Auschwitz
Der Gottesbegriff nach Auschwitz, 1984 - Selezione Aforismario

Per l'ebreo che vede nell'al di qua il luogo della creazione, della giustizia e della salvezza divina, Dio è in modo eminente il signore della storia, e quindi "Auschwitz", per il credente, rimette in questione il concetto stesso di Dio che la tradizione ha tramandato.

Affinché il mondo fosse e fosse per se stesso, Dio deve aver rinunciato al proprio essere; deve essersi spogliato della propria divinità per riaverla di nuovo nella odissea del tempo, gravata di quanto ha mietuto e raccolto a caso nell'esperienza non prevedibile del divenire: trasfigurata o, anche, sfigurata.

La Trascendenza diviene consapevole di se stessa con la comparsa dell'uomo e da quel momento ne segue l'agire trattenendo il respiro, sperando e corteggiandolo.

Qualunque sia stata la condizione iniziale e originaria della divinità, essa cessò di essere chiusa in se stessa nel momento in cui si mise in relazione con l'esserci di un mondo, o creandolo o permettendone l'origine. Che Dio si preoccupi delle sue creature, è, com'è noto, uno dei principii fondamentali della fede ebraica.

L'onnipotenza divina può coesistere con la bontà assoluta di Dio solo al prezzo di una totale noncomprensibilità di Dio, cioè dell'accezione di Dio come mistero assoluto.

Solo di un Dio totalmente incomprensibile si può affermare che è assolutamente buono e cooriginariamente assolutamente onnipotente e che, nonostante ciò, sopporta il mondo così com'è.

Dopo Auschwitz possiamo e dobbiamo affermare con estrema decisione che una Divinità onnipotente o è priva di bontà o è totalmente incomprensibile.

Dio dovrebbe essere incomprensibile se con la bontà assoluta gli venisse attribuita anche l'onnipotenza.

Il male c'è solo in quanto Dio non è onnipotente. Solo a questa condizione possiamo affermare che Dio è comprensibile e buono e che nonostante ciò nel mondo c'è il male.

Concedendo all'uomo la libertà, Dio ha rinunziato alla sua potenza.

Una volta era la religione a dirci che eravamo tutti peccatori a causa del peccato d'origine. Oggi è l'ecologia del nostro pianeta che ci accusa di essere tutti peccatori a causa dell'eccessivo sfruttamento dell'ingegno umano. 

Dopo essersi affidato totalmente al divenire del mondo, Dio non ha più nulla da dare: ora tocca all'uomo dare.

Tecnica, medicina ed etica
Technik, Medizin und Ethik, 1985 - Selezione Aforismario

Primo compito di ogni libertà, anzi condizione del suo sussistere, è di porsi dei limiti.

Andando di pari passo con le azioni del nostro potere, il nostro dovere si estende ora a tutta la terra e al lontano futuro.

Qui e ora il dovere ci impone di frenare il nostro potere, quindi di diminuire i nostri consumi per un’umanità futura che i nostri occhi non vedranno piú. 

Alla fine, il principio-responsabilità e il principio-speranza si incontrano: non piú l’esagerata speranza in un paradiso terrestre, bensí quella piú modesta nella vivibilità anche futura del mondo e in una sopravvivenza umanamente degna della nostra specie, sulla base dell’eredità non certo misera ma pur sempre limitata a essa affidata.

Il diritto di morire non ha a che fare con il suicidio. L’essere in presenza di una malattia incurabile come causa di morte ci consente di distinguere tra il non contrastare la morte e il suicidarsi, tra il lasciarsi morire e il provocare la morte.

Il diritto di vivere, inteso come fonte di tutti i diritti, in determinate circostanze include anche il diritto di morire.

Note
Vedi anche frasi e citazioni di: Viktor Frankl - Martin Heidegger