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Frasi e citazioni di Adriano Panatta

Selezione di frasi e citazioni di Adriano Panatta (Roma, 1950), tennista e saggista italiano, considerato il più grande tennista italiano, ha vinto 10 titoli internazionali, tra cui Roma e Roland Garros. Nel 1976 è stato il giocatore di punta della squadra che si è aggiudicata l’unica Coppa Davis conquistata dall’Italia. Così Panatta ricorda il suo primo incontro col tennis:
"Nonostante i campi, la rete e le palline, nonostante i ragazzacci della banda Pietrangeli, tutti tennisti, e mio padre custode del Parioli, il tennis venne per caso. Io volevo fare nuoto, ma le iscrizioni ai corsi erano già chiuse. «Ti ho iscritto al tennis», mi disse mio padre. «Vabbè», risposi. E feci tennis".
Il tennis l'ha inventato il diavolo. (Adriano Panatta)
Più dritti che rovesci
Incontri, sogni e successi dentro e fuori dal campo
(con Daniele Azzolini) © Rizzoli, 2009 - Selezione Aforismario

Ho sempre pensato che il tennis fosse un buon mezzo per inventare, e magari stupire. Mi è sempre piaciuto farlo e ho sempre sperato che i soldi del biglietto, con me, fossero ben spesi.

Prima uomini, poi, forse, giocatori. Era questo l’insegnamento tennistico di Belardinelli, il primo precetto della scuola di Formia, un’esperienza oggi irripetibile. E se fosse ancora questo il segreto per costruire i campioni dello sport?

Portavo i soldi a casa, sempre. E con quello che restava facevo i conti con un preciso istinto, fortemente radicato nel mio Dna: quello di spendere tutto e subito. Resistevo, certo, mi trattenevo, lottavo con me stesso. Ma ne uscivo sempre sconfitto, ed erano le sconfitte più dolci. Non ho mai risparmiato una lira. Allora non ne ero capace.

I viaggi nel tennis sono tutto. L’ho imparato presto, anche se non ho per nulla l’anima del viaggiatore. Occorre saperli fare. Cioè sopportarli. Il tennista, si dice, ha la valigia sempre pronta, come una donna che sta per partorire. E abbastanza vero.

Se la mente si apre diventi più forte dentro. Misurarmi con tutto ciò che mi capitava a tiro, con la voglia insaziabile di capire e conoscere che avevo dentro, mi dava forza, lo sentivo. Diventavo più sicuro.

L’esperienza di quei primi anni mi aveva insegnato due o tre cose interessanti. La prima è che vincere sempre non è possibile. La seconda, che lo sport di vertice è anche spettacolo, un aspetto che non si può trascura-re, tanto meno dimenticare. La terza, infine, è una qualità che va oltre le vittorie e lo spettacolo. Saper esprimere la propria personalità, mostrare carisma.

I tennisti sono composti da meccanismi delicati…

La ricetta di una vittoria? Equilibrio psicofisico e un fondo di magia. 

Il tennis è un gioco d’incastri, in cui non sempre la cosa più logica da fare è la migliore, ma è meglio prendere sempre in considerazione anche le ipotesi contrarie. E poi verificarle.

Ho sempre pensato che il tennis è un piacevolissimo mestiere, utile a me, per i guadagni, per il divertimento, e anche al pubblico, quando offre spettacolo e aiuta a trascorrere un pomeriggio di beato relax. Ma in una classifica di professioni possibili non è esattamente tra i più importanti. Voglio dire: lo scienziato, il chirurgo, dovrebbero essere più importanti, non pensate? Temo però che non tutti i tennisti ne siano convinti.

Non ho mai pensato che il tennis fosse il succo della vita. È un atteggiamento che mi porto dietro da sempre. E non smetto di stupirmi quando mi capita di incontrare tennisti, del passato, e di oggi, con un concetto troppo alto di se stessi.

La popolarità è un prezioso ingrediente della vita, quando permette di moltiplicare i contatti umani, ma ha un limite preciso, oltre il quale un uomo penetra nelle distese sconfinate della stupidità: il divismo, tanto più se praticato in piena coscienza.

Il tennis è cambiato parecchio in trent’anni, sul campo, fuori, e persino dentro, nell’anima dei giocatori, Ma dove regna la stupidità non si diventa buoni tennisti. E questo è un concetto senza tempo.

Il tennis è musica
(con Daniele Azzolini) © Mondadori, 2018

La grande bellezza del tennis non ha un futuro assicurato. Si coniuga al passato stimolando riflessioni che attraversano vent’anni della nostra vita, e trova nuova linfa nel presente muovendo considerazioni di felice sbalordimento. Ma non c’è molto in questi ultimi anni di tennis Open che possa proiettarsi nel domani.

In questa riscoperta di campioni inossidabili, che spingono il tennis nella fantascienza dei numeri irraggiungibili, nel tennis che torna a essere musica, non c’è niente che possa tornare davvero dal passato eludendo le dimensioni dello spazio e del tempo, per ricreare il tennis che più ci piace in una dimensione attuale. 

Il tennis l’ha inventato il diavolo
(con Daniele Azzolini) © Mondadori, 2019

Il diavolo nel tennis è un punto di vista, una preoccupazione in più, un crederci e non crederci. È una lama di luce abbagliante che si accende davanti ai vostri occhi all’improvviso, nel momento in cui eseguite una facile volée; è un pensiero recondito che vi disturba, una certezza che viene meno, una gentile mano di fanciulla che vi sorteggia sempre dalla parte sbagliata del tabellone. È l’essenza sovrannaturale e impenetrabile che permette alla legge di Murphy di assumere valori scientifici ogni volta che una fetta di pane cadrà per terra dalla parte imburrata. È la mancanza di coraggio che sarebbe servito in quel dato momento. È l’avversario che ne sa una più del diavolo, pur senza esserlo. Di fatto, è un sinonimo di quanto sia stressante, logorante e abbrutente il tennis lungo il percorso da affrontare per arrivare alla meta. 

Il tennis? Quello sport in cui due matti giocano e un diavolo fa da arbitro.

Un cervello nel quale due stenti neuroni si rincorrono senza mai trovarsi e generare, cozzando, qualche scintilla di lucidità, può ospitare una perfetta mente tennistica, esattamente come il cervello più vibrante di energia cinetica, capace, al contrario dell’altro, di generare scintillanti fuochi artificiali di idee e di lungimiranza.

Alla base del tennis c’è una rappresentazione di grande democrazia, insospettabile in uno sport nel quale il fine ultimo è quello, assai meno democratico, di ridurre a una braciola il proprio avversario. Autentici cretini e conclamati intelligentoni possono dare forma, entrambi, a un’eccelsa mente tennistica.

La curiosità è l’antidoto. Al pressapochismo. All’ignoranza che si eleva a ragione di vita. Alle semplificazioni di chi ritiene che i problemi abbiano una sola risposta, guarda un po’, la prima che passa per la testa. La curiosità dà forma alla ragione. La rende attiva, la rinfresca, la rigenera.

Frasi da articoli e interviste
Nel tennis c'è il doping come in quasi tutti gli sport. Non credo agli atleti vittime, che prendono le cose senza saperlo. Allora non sono vittime, sono deficienti. La verità è che poi beccano sempre chi vogliono beccare. Conta molto la forza politica di una nazione.

Il tennis non è mai stato una monomania per me.

Oggi dilaga il divismo. Mi chiedo come fa uno che gioca a pallone o impugna una racchetta a sentirsi un fenomeno. 

Note
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