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Frasi e citazioni di Judith Butler

Selezione di frasi e citazioni di Judith Butler (Cleveland, 1956), filosofa statunitense che si occupa prevalentemente di etica, femminismo e teoria queer (teoria critica sul genere sessuale emersa all'inizio degli anni novanta). Judith Butler è attivista del movimento per i diritti degli omosessuali e del movimento femminista. Dal 1993 insegna al dipartimento di retorica e letterature comparate all'Università di Berkeley. 
La sua opera più importante, Gender Trouble (Questione di genere), pubblicata nel 1990, "ha segnato un punto di svolta del femminismo internazionale ed è divenuto un classico del pensiero di genere". Riguardo alla difficile lettura e comprensione dei suoi testi, ha scritto Judith Butler:
"Sia chi ha criticato, sia chi ha amato Questione di genere ha attirato l’attenzione sulla difficoltà del suo stile. Senza dubbio è strano, e irrita più di una persona, constatare come un libro di non facile fruibilità secondo standard accademici sia diventato «popolare». Ci si sorprende forse perché si sottovaluta il pubblico e chi legge, la sua capacità e il suo desiderio di leggere testi complicati, che costituiscono una sfida, dove la complessità non è gratuita e dove la sfida sta nel mettere in questione verità date per scontate che, proprio per il fatto di essere scontate, diventano in realtà oppressione".
Le seguenti riflessioni di Judith Butler sono tratte dai libri: Questione di genere (Gender Trouble, 1990), La vita psichica del potere (The Psychic Life of Power, 1997), L’alleanza dei corpi (Notes Toward a Performative Theory of Assembly, 2015).
In certe condizioni di eterosessualità normativa, il fatto
di tenere sotto controllo il genere a volte viene usato come
un mezzo per assicurare l’eterosessualità. (Judith Butler)
Questione di genere
Gender Trouble. Feminism and the Subversion of Identity, 1990 - Selezione Aforismario [1]

La rottura del binarismo di genere è davvero così mostruosa, così spaventosa, da essere ritenuta impossibile per definizione ed essere euristicamente esclusa da qualsiasi tentativo di pensare il genere?

Una sessualità normativa rafforza la normatività di genere.

Si è donna nella misura in cui si funziona come donna all’interno della cornice eterosessuale dominante e mettere in questione tale cornice significa forse rinunciare alla sensazione di avere una collocazione definita rispetto al genere.

In certe condizioni di eterosessualità normativa, il fatto di tenere sotto controllo il genere a volte viene usato come un mezzo per assicurare l’eterosessualità.

Non è la normatività eterosessuale che produce e consolida il genere, ma la gerarchia di genere che si dice sottostia alle relazioni eterosessuali. 

Il tentativo ostinato di «denaturalizzare» il genere [...] nasce, credo, da un forte desiderio di contrapporsi alla violenza normativa implicata dalle morfologie ideali del sesso e di sradicare l’assunto pervasivo, che si forma nei discorsi comuni e in quelli accademici sulla sessualità, che l’eterosessualità sia un presupposto naturale. 

Il drag altro non è che un esempio per mostrare che la «realtà» non è poi così fissa come generalmente crediamo. 

Nella misura in cui le norme di genere (dimorfismo ideale, complementarità eterosessuale dei corpi, ideali e canoni per definire la mascolinità e la femminilità appropriate o meno, laddove molte di queste norme sono supportate da codici razziali di purezza e da tabù dell’incrocio tra razze) stabiliscono che cosa sarà e che cosa non sarà intelligibile come umano, che cosa sarà e che cosa non sarà considerato «reale», stabiliscono anche l’ambito ontologico nel quale ai corpi può essere data legittima espressione.

Esiste un qualcosa di comune tra le «donne» che pre-esiste alla loro oppressione oppure le donne hanno un legame tra loro solo in virtù della comune oppressione?

Se la gerarchia di genere produce e consolida il genere e se la gerarchia di genere presuppone una nozione operativa di genere, allora il genere è ciò che causa il genere e la formulazione finisce per essere una tautologia.

Se il genere consiste nei significati culturali assunti dal corpo sessuato, allora non si può dire che un genere derivi univocamente da un sesso.

Anche se i sessi appaiono aproblematicamente binari nella loro morfologia e costituzione, non c’è ragione di assumere che anche i generi dovrebbero rimanere due.

Presupporre che il sistema del genere sia binario ribadisce implicitamente la convinzione che il genere sia in relazione mimetica con il sesso, e che dunque lo rispecchi o ne sia altrimenti limitato.

Il genere non sta alla cultura come il sesso sta alla natura; il genere è anche il mezzo discorsivo/culturale con cui la «natura sessuata» o «un sesso naturale» vengono prodotti e fissati in quanto «pre-discorsivi», precedenti la cultura, una superficie politicamente neutrale su cui agisce la cultura.

Il genere è un tipo di imitazione di cui non esiste l'originale.

I guai e i problemi sono inevitabili e non c’è miglior modo di affrontarli che di entrarci dentro.

Dobbiamo ricorrere a uno stato di maggiore felicità prima della e davanti alla legge per sostenere che le attuali relazioni di genere e la produzione punitiva dell’identità di genere sono oppressive?

Continuo a sperare in una coalizione di minoranze sessuali che vada oltre le semplici categorie dell’identità, che rifiuti la cancellazione della bisessualità, che si contrapponga e dissipi la violenza imposta da norme restrittive relative al corpo.

Continuo a pensare che ottenere il riconoscimento del proprio status come minoranza sessuale, anche se è un compito arduo all’interno dei discorsi dominanti del diritto, della politica e del linguaggio, sia necessario per la sopravvivenza.

La vita psichica del potere
The Psychic Life of Power, 1997 - Selezione Aforismario

Sentirci dominati da un potere esterno a noi è forse una delle esperienze più dolorose, ma anche più comuni. 

Il potere s’impone a noi e noi, a nostra volta, sentendoci indeboliti dalla sua forza, perveniamo a interiorizzarlo, o quantomeno ad accettarne tacitamente le condizioni. 

Se il potere inizialmente si impone al soggetto dall’esterno, subordinandolo, in un secondo tempo assume una forma psichica che costituisce la stessa identità di quel soggetto.

Ogni individuo necessita del riconoscimento dell’altro.

Il desiderio di sopravvivere, di “essere”, è un desiderio suscettibile di abuso. Colui che detiene le sorti di un’esistenza gioca con il desiderio di sopravvivenza di quell’esistenza. 

L’alleanza dei corpi
Notes Toward a Performative Theory of Assembly, 2015 - Selezione Aforismario

Il mio obiettivo è ribadire l’ovvio in condizioni in cui l’ovvio è perso di vista.

Pur avendo ripetutamente affermato l’importanza dell’espressione della volontà popolare, anche nelle sue forme meno disciplinate, le teorie della democrazia hanno però sempre avuto paura della “folla”. 

Ogni versione del “popolo” che escluda alcuni non può essere inclusiva, né, di conseguenza, rappresentativa.

Molte forme di esclusione sono messe in atto senza una piena consapevolezza, dato che l’esclusione viene spesso naturalizzata, fatta passare come “stato delle cose” e non come un problema esplicito.

Ci troviamo nel bel mezzo di una situazione biopolitica in cui diverse fasce di popolazione sono soggette, in modo crescente, a ciò che si definisce “precarizzazione”. Solitamente indotto e riprodotto dalle istituzioni governative ed economiche, questo processo fa abituare le popolazioni, nel corso del tempo, all’insicurezza e alla disperazione.

Nessuno di noi agisce in assenza di condizioni che consentano di farlo, anche se talvolta abbiamo bisogno di agire proprio per istituire, e preservare, quelle condizioni. Ci troviamo di fronte a un palese paradosso.

Cosí come una riunione collettiva può significare una forma di volontà popolare e rivendicare la volontà popolare, indicando con ciò la condizione indispensabile di ogni legittimità statale, i raduni possono anche essere orchestrati dagli stati al solo fine di immortalare, dinanzi ai media, il sostegno popolare di cui godono in modo visibile.

La ripresa, attraverso le videocamere, delle azioni di polizia è diventata una modalità cruciale attraverso cui rendere pubblico il regime di coercizione, sostenuto dallo stato, sotto il quale opera ogni attuale libertà di riunione.

In alcune delle nostre esperienze piú vulnerabili di deprivazione sociale ed economica, a essere rivelata non è solo la nostra precarietà in quanto singole persone – per quanto anch’essa possa esserlo –, bensí il fallimento delle istituzioni socioeconomiche e politiche e le disuguaglianze che tale fallimento genera. 

Note
  1. Le citazioni tratte dal libro Questione di genere comprendono anche le prefazioni del 1990 e del 1999.
  2. Leggi anche le citazioni delle autrici americane: Martha NussbaumValerie Solanas - Susan Sontag

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