Cerca Autori o Argomenti in Aforismario

Citazioni filosofiche di Friedrich Nietzsche (Opere III)

Selezione delle migliori citazioni di Friedrich Nietzsche (Röcken 1844 - Weimar 1900), filologo, aforista e filosofo tedesco. Le seguenti citazioni sono tratte dai libri: Genealogia della morale (Zur Genealogie der Moral, 1887), L'anticristo (Der Antichrist, 1888), Ecce Homo (1888), Il crepuscolo degli idoli (Götzen-Dämmerung, 1888), Su verità e menzogna (Über Wahrheit und Lüge im außermoralischen Sinn, 1873), Schopenhauer come educatore (Schopenhauer als Erzieher, 1874), La volontà di potenza (Der Wille zur Macht, 1901-1906, postumo) e Frammenti postumi (Nachgelassene Fragmente, 1869-1889).
Su Aforismario trovi altre raccolte di frasi e aforismi di Friedrich Nietzsche tratti da altre sue opere. Inoltre, trovi una raccolta di opinioni e giudizi critici su Nietzsche e la sua filosofia. [I link sono in fondo alla pagina].
La mia formula per la grandezza dell'uomo è amor fati:
non volere nulla di diverso, né dietro né davanti a sé,
per tutta l'eternità. (Friedrich Nietzsche)
Genealogia della morale
Zur Genealogie der Moral, 1887 © Adelphi - Selezione Aforismario

Mentre l'uomo nobile vive con fiducia e schiettezza davanti a se stesso, l'uomo del ressentiment non è né schietto né ingenuo né onesto e franco con se stesso.

Non poter prendere a lungo sul serio i propri nemici, le proprie sciagure, persino i propri misfatti – è il contrassegno di nature vigorose.

Senza crudeltà non v'è festa: così insegna la più antica, la più lunga storia dell'uomo – e anche nella pena v'è tanta aria di festa!

Ciò che propriamente fa rivoltare contro la sofferenza non è la sofferenza in sé, bensì l'assurdità del soffrire.

Chiunque abbia mai una volta edificato un "nuovo cielo" trovò la potenza per questa impresa unicamente nel suo proprio inferno...

L'uomo, l'animale più coraggioso e più abituato al dolore, in sé non nega la sofferenza; la vuole, la ricerca perfino, posto che gli si indichi un senso di essa, un "perché" del soffrire. L'assurdità della sofferenza, non la sofferenza, è stata la maledizione che fino ad oggi è dilagata su tutta l'umanità – e l'ideale ascetico offrì ad essa un senso!

L'anticristo
Der Antichrist, 1888 © Adelphi - Selezione Aforismario

Fintantoché il prete sarà ancora ritenuto una specie superiore di uomo, questo negatore, calunniatore, avvelenatore per professione della vita, non ci sarà risposta alla domanda: che cos'è verità?

Ciò che un teologo avverte come vero, non può non essere falso: si ha in ciò quasi un criterio di verità.

L'amore è lo stato in cui l'uomo vede, il più delle volte, le cose così come non sono.

Dio creò la donna e, a dire il vero, da quel momento cessò di esistere la noia; ma cessarono di esistere anche molte altre cose. La donna fu il secondo errore di Dio.

È falso sino all'assurdo vedere in una “fede”, per esempio nella fede della redenzione per mezzo di Cristo, il segno distintivo del cristiano: soltanto la pratica cristiana, una vita come la visse colui che morì sulla croce, soltanto questo è cristiano…

“Fede” significa non voler sapere quel che è vero.

La forte speranza è uno stimolante vitale molto più grande di qualsiasi particolare felicità che si stia davvero realizzando. Si deve sostenere i sofferenti con una speranza che non possa essere contraddetta da alcuna realtà - che non possa venire cancellata da un adempimento: una speranza ultraterrena.

Si fa bene a mettere i guanti quando si legge il Nuovo Testamento. La vicinanza di tanta sozzura quasi vi ci costringe.

Cristianesimo, alcol: i due grandi mezzi della corruzione...

Se si trasferisce il centro di gravità della vita non nella vita, ma nell’aldilà − nel nulla −  si è tolto il centro di gravità alla vita in generale.

Il prete conosce soltanto un unico grande pericolo: questo è la scienza − la sana nozione di causa ed effetto.

Già la parola "cristianesimo" è un equivoco −, in fondo è esistito un solo cristiano e questi morì sulla croce.

Il Buddhismo è cento volte più realista del Cristianesimo, ha ereditato un modo freddo e oggettivo di porsi i problemi; nasce dopo un movimento filosofico durato centinaia di anni; appena esso sorge, il concetto di “Dio” è già eliminato.

La differenza fondamentale tra le due religioni della décadence: il Buddhismo non promette, ma mantiene; il Cristianesimo promette tutto e non mantiene nulla.

Servire la verità è il più duro dei servizi.

La predicazione della castità è istigazione pubblica alla contronatura. Ogni disprezzo della vita sessuale, ogni contaminazione della medesima mediante il concetto di "impuro" è il vero e proprio peccato contro il sacro spirito della vita.

Definisco il cristianesimo l’unica grande maledizione, l’unica grande e più intima depravazione, l’unico grande istinto della vendetta, per il quale nessun mezzo è abbastanza velenoso, furtivo, sotterraneo, meschino − lo definisco l’unica immortale macchia d’infamia dell’umanità.

Ecce Homo
Ecce homo: Wie man wird, was man ist, 1888 © Adelphi - Selezione Aforismario

La compassione è chiamata virtù solo dai décadents.

La ritorsione, intesa a modo mio, consiste nel ribattere alla stupidità, il più presto possibile, con un segno di intelligenza: è forse l'unico modo di rifarsi.

Dio è una risposta grossolana, una indelicatezza verso noi pensatori.

Quale è stata, fino a oggi, la più grande obiezione contro l'esistenza? Dio.

Non è il dubbio, è la certezza che fa diventare pazzi.

La mia formula per la grandezza dell'uomo è amor fati: non volere nulla di diverso, né dietro né davanti a sé, per tutta l'eternità.

Nessuno può trarre dalle cose, libri compresi, altro che quello che già sa. Chi non ha accesso per esperienza a certe cose, non ha neppure orecchie per udirle.

Il dolore non vale da obiezione alla vita.

L'ottimista è altrettanto décadent del pessimista e forse ancora più dannoso.

Quanta verità può sopportare, quanta verità può osare un uomo? questa è diventata la mia vera unità di misura, sempre più. L'errore (la fede nell'ideale) non è cecità, l'errore è viltà... Ogni risultato, ogni passo avanti nella conoscenza è una conseguenza del coraggio, della durezza con se stessi, della pulizia con se stessi...
“Fede” significa non voler sapere quel che è vero. (Friedrich Nietzsche)
Il crepuscolo degli idoli
Götzen-Dämmerung, 1888 © Adelphi - Selezione Aforismario

L'ozio è il cominciamento di ogni psicologia. Come? La psicologia sarebbe forse − un vizio?

Aiutati e vedrai che tutti ti aiuteranno. Principio dell'amore del prossimo.

Soltanto di rado anche il più coraggioso tra noi possiede il coraggio di ciò che veramente sa...

Per vivere soli si deve essere una bestia o un dio − dice Aristotele. Manca il terzo caso: si deve essere l'una e l'altra cosa − filosofo.

Come? L'uomo è soltanto un errore di Dio? O forse è Dio soltanto un errore dell'uomo?

Dalla scuola di guerra della vita. − Quel che non mi uccide, mi rende più forte.

Se si possiede il nostro perché della vita, si va d'accordo quasi con ogni domanda sul come. L'uomo non tende alla felicità; solo l'inglese fa questo.

L'uomo ha creato la donna − ma da che cosa? Da una costola del suo Dio − del suo ideale.

Diffido di tutti i sistematici e li evito. la volontà di sistema è una mancanza d'onestà.

Il verme, se calpestato, si arronciglia. la sua saggezza. riduce in tal modo la probabilità di venire calpestato di nuovo. Nel linguaggio della morale: umiltà.

La contentezza protegge persino dal raffreddore. Si è forse mai raffreddata una donna che sapesse d'essere ben vestita? - Faccio il caso che fosse quasi svestita.

Precedi gli altri nella corsa? − Lo fai come pastore? o come eccezione? Un terzo caso sarebbe che ti fossi dato alla fuga... Primo caso di coscienza.

Sei sincero? o solo un commediante? Uno che rappresenta qualcosa? o la cosa stessa rappresentata? In definitiva non sei altro che l'imitazione di un commediante... Secondo caso di coscienza.

Parla il deluso. Cercavo uomini grandi e trovai soltanto le scimmie del loro ideale.

Sei uno che sta a guardare? o uno che si mette all'opera? − o uno che distoglie lo sguardo e si trae in disparte... Terzo caso di coscienza.

Vuoi unirti agli altri? o precederli? o andare per la tua strada?... Occorre sapere quel che si vuole e se si vuole. Quarto caso di coscienza.

Formula della mia felicità: un sì, un no, una linea retta, una meta...

Su verità e menzogna
Über Wahrheit und Lüge im außermoralischen Sinn, 1873 © Adelphi - Selezione Aforismario

Allo stesso modo in cui qualsiasi facchino vuol avere i suoi ammiratori, anche il più orgoglioso degli uomini, il filosofo, è convinto che da ogni lato gli occhi dell'universo siano puntati telescopicamente sul suo fare e sul suo pensare.

Gli uomini cercano di evitare, non tanto l’essere ingannati, quanto l’essere danneggiati dall’inganno: anche su questo piano essi in fondo non odiano l’inganno, bensì le conseguenze brutte e ostili di certe specie di inganni. In tale senso limitato, l’uomo vuole soltanto la verità: egli desidera le conseguenze piacevoli – che preservano la vita – della verità, è indifferente di fronte alla conoscenza pura, priva di conseguenze, mentre è disposto addirittura ostilmente verso le verità forse dannose e distruttive.

Nell'uomo l’arte della finzione raggiunge il suo culmine: qui l’illudere, l’adulare, il mentire e l’ingannare, il parlar male di qualcuno in sua assenza, il rappresentare, il vivere in uno splendore preso a prestito, il mascherarsi, le convenzioni che nascondono, il far la commedia dinanzi agli altri e a se stessi, in breve il continuo svolazzare attorno alla fiamma della vanità costituisce a tal punto la regola e la legge, che nulla, si può dire, è più incomprensibile del fatto che fra gli uomini possa sorgere un impulso onesto e puro verso la verità.

Che cos’è una parola? Il riflesso in suoni di uno stimolo nervoso. Ma il concludere da uno stimolo nervoso a una causa fuori di noi è già il risultato di una applicazione falsa e ingiustificata del principio di ragione.

Niente è più inconcepibile del fatto che tra gli uomini possa emergere un impulso onesto e puro verso la verità.

Noi crediamo di sapere qualcosa delle cose stesse, quando parliamo di alberi, colori, neve e fiori e tuttavia non disponiamo che di metafore delle cose, che non esprimono in nessun modo le essenze originarie.

Che cos’è dunque la verità? Un mobile esercito di metafore, metonimie, antropomorfismi, in breve una somma di relazioni umane che sono state potenziate poeticamente e retoricamente, che sono state trasferite e abbellite, e che dopo un lungo uso sembrano a un popolo solide, canoniche e vincolanti: le verità sono illusioni di cui si è dimenticata la natura illusoria, sono metafore che si sono logorate e hanno perduto ogni forza sensibile, sono monete la cui immagine si è consumata e che vengono prese in considerazione soltanto come metallo, non più come monete.

Schopenhauer come educatore
Schopenhauer als Erzieher, 1874 © Adelphi - Selezione Aforismario

Gli uomini sono pigri più ancora che pavidi e più di tutto temono proprio i fastidi che una onestà e nudità incondizionata imporrebbe loro.

L'uomo che non vuole appartenere alla massa non deve far altro che cessare di essere accomodante verso se stesso; segua la sua coscienza che gli grida: "Sii te stesso!".

Nessuno può gettare sopra il fiume della vita il ponte sul quale tu devi passare, nessun altro che tu.

Al mondo vi è un'unica via che nessuno oltre a te può fare: dove porta? Non domandare: seguila.

In fondo vi è serenità soltanto dove vi è vittoria.

Nessuno che abbia degli amici sa cosa sia la vera solitudine, avesse pure attorno a sé come suo avversario il mondo intero.

Il vero pensatore rasserena e allieta sempre, sia che egli esprima la sua serietà o il suo scherzo, la sua penetrazione umana o la sua indulgenza divina; senza atteggiamenti tetri, mani tremolanti, occhi acquosi, ma sicuramente e semplicemente, con coraggio e vigore, forse con un certo fare cavalleresco e duro, in ogni caso però come vincitore; e proprio ciò rasserena più profondamente e intimamente: vedere il dio vincitore accanto a tutti i mostri che egli ha combattuto.
Agli uomini di cui mi importa qualcosa [...] auguro loro la sola cosa
che oggi possa dimostrare se un uomo abbia o non abbia valore:
gli auguro di resistere. (Friedrich Nietzsche)
La volontà di potenza
Der Wille zur Macht, 1901-1906 (postumo) © Adelphi - Selezione Aforismario

Le grandi cose esigono che se ne taccia o se ne parli con grandezza: con grandezza, cioè con innocenza: cinicamente.

Che cosa significa nichilismo? Significa che i valori supremi si svalutano. Manca lo scopo. Manca la risposta al: perché?

Una cosa che convince, non è per questo vera: è soltanto convincente. Nota per gli asini.

Osare di essere immorali come la natura.

La Chiesa è esattamente ciò contro cui Gesù predicò, e contro cui insegnò a combattere ai  suoi discepoli.

Si espelle la natura dalla morale se si dice "amate i vostri nemici".

Non esistono fenomeni morali, ma soltanto un'interpretazione morale di questi fenomeni. Questa interpretazione ha un'origine extramorale.

Del rango decide la quantità di potenza che tu sei: il resto è pusillanimità.

Lo scopo non è l'"umanità", ma il superuomo.

Questo mondo è la volontà di potenza − e nient'altro. E anche voi siete questa volontà di potenza − e nient'altro.

Frammenti postumi
Nachgelassene Fragmente, 1869-1889 © Adelphi - Selezione Aforismario

Un moralista è il contrario di un predicatore di morale; è un pensatore che vede la morale come sospetta, dubbiosa, insomma come un problema. Mi spiace di dover aggiungere che il moralista, per questa stessa ragione, è lui stesso una persona sospetta.

I pensieri sono azioni.

Illusione che qualcosa sia conosciuto, quando abbiamo una formula matematica per l'accadere: è solo designato, descritto: niente di più!

Tutti gli ideali sono pericolosi, perché avviliscono e condannano il reale; tutti sono veleni, ma temporaneamente indispensabili come rimedi.

Per chi è molto solo, il rumore è già una consolazione.

Che cosa può soltanto essere la conoscenza? − "Interpretazione", non "spiegazione".

Il nichilismo è alle porte: da dove ci viene costui, il più sinistro fra tutti gli ospiti?

La morale ha preservato dal nichilismo i falliti, conferendo a tutti un valore infinito, un valore metafisico, e inserendo tutti in un ordinamento che non concorda con quello della potenza e gerarchia terrena.

Il più profondo equivoco della religione: "gli uomini malvagi non hanno religione".

Il determinismo è dannoso solo per quella morale che crede al libero arbitrio come presupposto della moralità, crede alla "responsabilità".

Ogni specie di pessimismo e di nichilismo diventa nella mano del più forte soltanto un martello e uno strumento in più, per acquisire un nuovo paio di ali.

Che cosa significa nichilismo? Significa che i valori supremi si svalutano. Manca lo scopo. Manca la risposta al: perché?

Sorge all'orizzonte il contrario del mondo che veneriamo, e del mondo che viviamo e che siamo. Non resta, che o eliminare le nostre venerazioni o eliminare noi stessi. Quest'ultima cosa è il nichilismo.

Volontariamente in disparte, calmo, affabile verso gli oggetti e il caso, grato ai minimi raggi di sole della salute, pronto ad accettare il dolore come una regola, come una condizione, come qualcosa di voluto, e a interrogarlo e sfruttarlo ai nostri fini con astuta costrizione –.

Vivere in modo tale che tu abbia bisogno di desiderare di rivivere, questo è il tuo dovere.

Imperturbabile, in eterna calma, agire e farsi conoscere con l'esempio e non con l'intervento attivo, non voler vivere a lungo ma in modo individuale, non distinguersi in alcuna virtù, non assuefarsi ad alcun costume, senza patria, con pochi bisogni, non sofisticare e non insultare, ma coraggiosamente osare tutto.

Agli uomini dei quali mi importa qualcosa io auguro sofferenze, abbandono, malattie, maltrattamenti, disprezzo − io desidero che non restino loro sconosciuti il profondo disprezzo di sé, il martirio della diffidenza di sé, la miseria del vinto: non ho compassione di loro, perché auguro loro la sola cosa che oggi possa dimostrare se un uomo abbia o non abbia valore − gli auguro di resistere...

Libro di Nietzsche consigliato da Aforismario
Al di là del bene e del male
Traduttore: Ferruccio Masini
Editore: Adelphi, Milano, 1977

È questo il Nietzsche dell'ultimo periodo, che con "Al di là del bene e del male" comincia a manifestarsi. Si può anzi affermare che a un trasparente riaccostamento a Schopenhauer si accompagna in lui un recupero sostanziale, se pure in apparenza sconfessato, della metafisica. Infatti, la costruzione di un sistema della volontà di potenza prende inizio proprio in questo periodo, anche se Nietzsche si mostra tuttora riluttante a condurre un'impresa teoretica, o addirittura metafisica, e preferisce in modo esplicito continuare a condurre le sue micidiali scorribande di nomade negli àmbiti della morale, qui crudelmente dissezionata, della psicologia, della storia e della cultura.

Note
Di Friedrich Nietzsche vedi anche: Aforismi dalle Opere I - Frasi dalle Opere II - Opinioni su Nietzsche

Nessun commento: