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Frasi di Francis Fukuyama da "La fine della Storia"

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Francis Fukuyama (Chicago, 1952), politologo statunitense, noto per essere l'autore del saggio La fine della storia e l'ultimo uomo (The End of History and the Last Man, 1992), in cui sostiene che la diffusione delle democrazie liberali, del capitalismo e lo stile di vita occidentale in tutto il mondo potrebbe indicare la conclusione dello sviluppo socioculturale dell'umanità e divenire pertanto la forma definitiva di governo nel mondo.
Scrive Fukuyama: "Se oggi noi siamo arrivati a un punto in cui non possiamo immaginare un mondo sostanzialmente diverso dal nostro, in cui non si vede in che modo il futuro potrebbe costituire un miglioramento essenziale rispetto al nostro ordinamento attuale, allora dobbiamo anche prendere in considerazione la possibilità che la stessa Storia sia giunta alla fine".
Alla fine della storia la democrazia liberale non ha più
concorrenti seri. (Francis Fukuyama)
La fine della storia e l'ultimo uomo
The End of History and the Last Man, 1992 - Selezione Aforismario

Ci siamo ormai talmente abituati ad aspettarci in futuro cattive notizie circa l’efficienza e la solidità dei governi democratico-­liberali, che anche quando capitano notizie buone stentiamo a crederci.

Dall’America Latina all’Europa orientale, dall’Unione Sovietica al Medio Oriente e all’Asia, negli ultimi tre decenni i regimi autoritari non hanno più retto. E anche se non hanno in tutti i casi ceduto il passo a una stabile democrazia liberale, quest’ultima rimane la sola aspirazione politica coerente per regioni e culture diverse dell’intero pianeta.

I princìpi economici liberali – il “libero mercato” – si sono diffusi e sono riusciti a produrre livelli di prosperità mai conosciuti sia in paesi industrialmente sviluppati che in quei paesi poveri che alla fine della seconda guerra mondiale facevano parte del Terzo mondo.

Una rivoluzione liberale nel pensiero economico ha a volte preceduto, a volte seguìto, lo sviluppo di un movimento per la libertà politica.

Tutti i paesi in cui è in atto un processo di modernizzazione sono destinati ad assomigliarsi sempre più.

È fuor di dubbio che i paesi più sviluppati sono anche quelli più democratici.

Le scienze moderne ci guidano fino alle porte della Terra promessa della democrazia liberale; ma non possono introdurci all’interno della medesima, poiché non è assolutamente automatico che l’industrializzazione avanzata produca la libertà politica.

Se la gente fosse nient’altro che desiderio e ragione, sarebbe ben contenta di vivere in stati autoritari orientati verso un’economia di mercato, come la Spagna di Franco, la Corea del Sud o il Brasile sotto il regime militare. Ma anche qui essa è fieramente conscia del proprio valore, e questo la porta a chiedere governi democratici che trattino i cittadini come adulti e non come bambini.

Perché la democrazia funzioni occorre che i cittadini diventino irrazionalmente orgogliosi delle loro istituzioni democratiche.

La democrazia liberale sostituisce il desiderio irrazionale di essere riconosciuto come più grande degli altri con il desiderio razionale di venire riconosciuto come eguale. Un mondo fatto di democrazie liberali dovrebbe avere perciò incentivi alla guerra molto ridotti, dato che ogni nazione dovrebbe riconoscere la legittimità dell’altra.

È fuor di dubbio che le democrazie contemporanee si trovano a dover affrontare un gran numero di problemi drammatici, dalla droga alla mancanza di alloggi, dalla criminalità al degrado ambientale e, non ultimo, il consumismo. Si tratta tuttavia di problemi non insolubili per una democrazia liberale, e nemmeno tanto gravi da portare necessariamente a un collasso della società come negli anni ottanta è accaduto per il comunismo.

La capacità della tecnologia di migliorare la vita umana è decisamente dipendente da un parallelo progresso morale dell’uomo. Senza quest’ultimo la potenza della tecnologia verrà sicuramente utilizzata a scopi malvagi, e l’umanità starà peggio di quanto si prevedeva. 

La debolezza degli stati forti ha fatto sì che molti autoritarismi cedessero il passo alla democrazia, mentre gli stati post-­totalitari sono diventati puri e semplici autoritarismi.

Tra tutti i tipi di regimi sorti nel corso della storia, dalle monarchie e dalle aristocrazie alle teocrazie e alle dittature fasciste e comuniste di questo secolo, la sola forma di governo sopravvissuta intatta fino alla fine del secolo XX è la democrazia liberale.

È in atto un processo fondamentale che detta un comune modello evolutivo per tutte le società umane, qualcosa come una storia universale dell’umanità che si muove in direzione della democrazia liberale. 

Negli ultimi secoli è emersa una cultura davvero universale, imperniata sullo sviluppo economico a base tecnologica e sui rapporti sociali capitalistici necessari a produrlo e a sostenerlo.

Se è vero che non ogni paese è in grado di diventare una società consumistica nel prossimo futuro, è però difficile trovare nel mondo una società che non si ponga questo obiettivo.

Alla fine del secolo XX Hitler e Stalin, anziché reali alternative all’organizzazione sociale umana, ci appaiono come due vie secondarie e senza sbocco.

Contrariamente a quello che dice Marx, il genere di società che permette alla gente di produrre e di consumare le maggiori quantità di prodotti su una base di massima parità non è quella comunista ma quella capitalistica. 

Il motore che ha mandato avanti la storia è stato l’ininterrotto desiderio dello schiavo di venire riconosciuto, non l’autoidentificazione di un padrone compiaciuto di se stesso e arroccato nella sua oziosa immobilità.

Avere davvero stima di se stessi vuol dire essere capaci di vergognarci di noi stessi quando non viviamo secondo i princìpi in cui crediamo.

Che cosa vogliono i popoli di tutto il mondo, dalla Spagna all’Argentina, all’Ungheria e alla Polonia, quando rovesciano le dittature e instaurano una democrazia liberale? Considerati gli errori e le ingiustizie degli ordinamenti politici precedenti, la domanda più giusta sarebbe semmai: che cosa non vogliono. Infatti non vogliono più saperne né dei colonnelli né dei capi dei partiti che li hanno oppressi, e non vogliono più vivere con la paura di arresti arbitrari.

Alla fine della storia la democrazia liberale non ha più concorrenti seri. 

In passato la gente ha respinto la democrazia liberale perché la riteneva inferiore alla monarchia, all’aristocrazia, alla teocrazia, al fascismo, al comunismo totalitario e a qualsiasi altra ideologia in cui credesse. Ma ora, a eccezione del mondo islamico, sembra che circa la rivendicazione della democrazia liberale di essere la forma di governo più razionale – cioè lo stato che realizza nella maniera più completa sia il desiderio che il riconoscimento razionali – ci sia un consenso generale.

La democrazia non potrà mai entrare dalla porta di servizio: essa deve sorgere dalla deliberata volontà politica di instaurarla. 

Una democrazia liberale stabile non può nascere senza l’esistenza di statisti di valore, che conoscono l’arte della politica e sanno convertire le inclinazioni nascoste dei popoli in istituzioni politiche durature. 

Identità
La ricerca della dignità e i nuovi populismi, 2019 - Selezione Aforismario

Sono molti quelli che, dotati di senso pratico, disdegnano le teorie e il teorizzare, e che tuttavia agiscono immancabilmente in base a teorie non formalizzate di cui semplicemente non hanno consapevolezza.

I diritti di cui si gode in quanto cittadini di una democrazia hanno un alto livello di apprezzamento quando si vive sotto una dittatura, ma con il passare del tempo, una volta istituita la democrazia, diventano valori dati per scontati.

Essere cittadino di una democrazia liberale non vuol dire che le persone vengano effettivamente trattate con pari rispetto dal loro governo o dagli altri cittadini. Vengono giudicate in base al colore della pelle, al genere, alla nazione di origine, all’aspetto, all’etnia, all’orientamento sessuale.

Ogni individuo e ogni gruppo fa esperienza della mancanza di rispetto in modi diversi, e ognuno di essi cerca la propria dignità. In questo modo la politica dell’identità attiva la propria dinamica, in base alla quale le società si dividono in gruppi sempre più ristretti in seguito alla propria specifica "esperienza vissuta" di vittimizzazione.

L’identità può essere usata per dividere, ma anche, come è successo, per integrare. Questo, in ultima analisi, sarà il rimedio contro le politiche populiste del presente.

Il liberalismo e i suoi oppositori
Liberalism and Its Discontents, 2022 - Selezione Aforismario

Uno stato moderno deve essere impersonale, nel senso che deve rapportarsi ai cittadini in maniera equa e uniforme e non sulla base di legami personali, familiari o politici con chi detiene il potere in un dato momento. 

Le società liberali devono rispettare un perimetro di privacy attorno a ogni individuo come condizione necessaria per promuovere la deliberazione e il compromesso democratico, nonché per permettere alle persone di esprimere onestamente le loro opinioni.

In ragione della effettiva diversificazione della società, i cittadini non devono gli uni agli altri uniformità di pensiero.

Le società liberali sono discordi sui fini ultimi ma non possono funzionare se non riescono ad accordarsi su fatti basilari e ad arrestare lo scivolamento verso il relativismo epistemico.

L’individualismo non è una caratteristica fissa della cultura occidentale come sostengono alcune versioni della teoria critica: è piuttosto un sottoprodotto della modernizzazione socioeconomica che ha gradualmente luogo in tutte le diverse società.

Non tutti gli esseri umani pensano che la massimizzazione della propria autonomia personale costituisca l’obiettivo più importante della vita, o che distruggere ogni forma di autorità esistente sia necessariamente una buona cosa. Molti limitano volentieri la propria libertà di scelta accettando un quadro di riferimento religioso e morale che li connette alle altre persone, o vivendo all’interno di tradizioni culturali ereditate.

Noi, come esseri umani, non siamo agenti che fluttuano liberamente plasmandosi a proprio piacimento; questo succede soltanto nei mondi virtuali online. 

Se la libertà economica di comprare, vendere e investire è cosa buona, ciò non significa che eliminare ogni limitazione dell’attività economica sia ancora meglio.

Se l’autonomia personale è la fonte della realizzazione individuale, questo non significa che una libertà illimitata e la costante distruzione di tutti i vincoli rendano la persona più realizzata.

Talvolta la realizzazione viene dall’accettazione del limite. Recuperare un senso comunitario e di moderazione individuale è la chiave per far rivivere, anzi sopravvivere, il liberalismo.

Note
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