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Frasi e citazioni di Maria Rita Parsi

Selezione delle citazioni più significative e delle frasi più belle di Maria Rita Parsi (Roma, 1947), psicologa, psicoterapeuta, docente, saggista e scrittrice italiana. Membro del Comitato ONU per i diritti dei fanciulli e delle fanciulle, Maria Rita Parsi ha dato vita alla Fondazione Movimento Bambino ONLUS, per la tutela giuridica e sociale dei minori, per la diffusione dei loro diritti, per la formazione dei formatori e per l’ascolto, l’aiuto e l’assistenza ai minori e alle loro famiglie, in Italia e all’estero.
Essere stati desiderati, amati, curati consente di contrastare
l’angoscia di essere stati – comunque – chiamati a nascere
e, alla fine, a morire. Ciascuno secondo il proprio destino.
(Maria Rita Parsi)
Maladolescenza
Quello che i figli non dicono © Piemme, 2015 - Selezione Aforismario

Ai nativi del secondo millennio è richiesto di apprendere, acquisire, consumare rapidamente per, poi, riformattare e riprogrammare, con altrettanta rapidità, nuovi contenuti e modi di fare.

Chiediamo ai ragazzini di essere istruiti, per entrare nel sistema sociale e produttivo del paese, preparati, attraverso l’assimilazione di apprendimenti e nozioni scolastici, ma fatichiamo a trovare tempi e modi condivisi per ascoltarli e comprendere le loro necessità evolutive e fornire istruzioni centrate e “personalizzate”; per aiutarli a crescere in modo armonico ed equilibrato nella mente, nel corpo, nel cuore, nell’immaginazione.

I ragazzi hanno bisogno di “maestri di vita vissuta” che li accompagnino lungo il percorso di maturazione, di guide disponibili e presenti che li sostengano e li incoraggino.

Oggi, più che mai, viste le difficoltà contingenti, i giovani hanno bisogno di adulti, di mediatori culturali, che li aiutino a far propri gli strumenti e le prassi per divenire attori partecipi della vita sociale, culturale ed economica del Paese. 

Per trasformarci in adulti, dobbiamo abbandonare l’infanzia, attraversare il lutto e il dolore generati dal distacco da ciò che eravamo. 

Nessun adolescente è senza problemi, perché nessun ragazzo può evitare il complesso processo di trasformazione. Entrare in contatto con parti di sé nuove, diverse, estranee può risultare inaccettabile.

Il saggio equilibrio non è soltanto uno status psichico ancora da acquisire ma, agli occhi dei ragazzi, appare come una noiosa e inutile condizione che ne limita l’espressione e l’inventiva.

I figli vengono fatti oggetto di un forte investimento emotivo, ma su di essi i genitori possono riversare anche aspettative e speranze che sono frutto della loro frustrazione e insoddisfazione.

La politica, lontana ormai non solo dalle ideologie, ma anche dagli ideali, è rinchiusa in spazi di azione programmatica che, di fatto, non riescono a modificare sostanzialmente la condizione di marginalità (se non di vera emarginazione) dei giovani rispetto al mondo della formazione e del lavoro.

Gli adolescenti oggi sono anche così: bambini quando si tratta di assumersi la minima responsabilità, adulti quando si percepiscono liberi di fare ciò che vogliono senza dover chiedere niente a nessuno.

Un esempio estremo di questa condizione di emigranti virtuali, che vivono nel corpo per soddisfare quasi esclusivamente bisogni primari e delegano alla mente che esplora il mondo attraverso il computer il “compito” di esistere, è rappresentato dai giovani giapponesi chiamati hikikomori. Sono adolescenti e preadolescenti che, per ribellarsi a un mondo vissuto come ostile, si rifiutano di frequentare la scuola o di dedicarsi ad attività lavorative e, rintanandosi in casa, si rapportano al mondo esterno esclusivamente attraverso il computer.

Lo stato emotivo dei giovani giapponesi e il loro senso di alienazione dalla società dei grandi sono condivisi da molti giovani occidentali. Così i ragazzi tendono a immergersi nella “monade tecnologica”, allevati da tv, da iPod, da console che fanno loro da baby sitter o compagni di gioco.

Non potendo realizzare un Io reale attraverso lo scontro con il mondo dei Padri e la risoluzione del tema edipico che caratterizza questa fase evolutiva, l’adolescente virtuale rischia di rimanere imprigionato nella dimensione narcisistica. Rispecchiandosi nel proprio Avatar, immagine ideale, eterna e perfettibile dell’Io, inconsapevolmente morirà a se stesso, tuffandosi in una dimensione irreale, nell’illusione e nella speranza di poter raggiungere così uno stato di appagante completezza.

I maschi son così
Penelope si è stancata © Piemme, 2016.

I maschi non sono forti come vorrebbero apparire o come le donne vorrebbero che fossero. I maschi sono, anche e soprattutto, fragili. E sono stati educati a temere la fragilità come un segno di debolezza, di impotenza, di inadeguatezza.

I maschi hanno adottato strategie che considerano riuscite per non mostrare una fragilità, un’assenza, una propensione alla fuga o all’inganno che sono invece evidenti nella loro volontà di detenere un potere logoro e capace soltanto di produrre sconquassi.

Accettare la propria fragilità può essere, per i maschi, una liberazione: il primo passo verso una straordinaria rivoluzione sociale e umana. Può consentire agli uomini di emanciparsi dall’angoscia delle sfide senza limiti, delle guerre, della perenne “misurazione dei corpi”, dell’esibizionismo megalomane della mente e della costante competizione. 

Le donne irrisolte, infelici, insoddisfatte, inconsapevoli, le donne sfruttate e violate, le bambine che si sono fatte donne con una non rimarginata ferita nell’anima, trasmettono il loro patrimonio di dolore, da inconscio a inconscio e attraverso il comportamento, ai figli e alle figlie.

I maschi le cui madri hanno avuto la possibilità di amarsi (perché da bambine sono state accettate, difese, rispettate, amate), e dunque di amare pienamente i figli, sono uomini che onorano le donne, le apprezzano, si alleano con loro, le considerano la gioia della propria esistenza.

Conosciamo l’invidia del pene ma esiste, da sempre, anche l’“invidia del grembo”. E quale potere è paragonabile a quello che “dà vita alla vita”? 

Se una donna e un uomo possono edificare una coppia tenendo conto dell’equilibrio del loro cuore e del loro corpo, allora l’equilibrio del cuore e del corpo dei loro figli è garantito. E garantita è la società che si struttura poggiando le sue basi non su “creature di sabbia” ma su “creature d’anima”.

Generazione H
Comprendere e riconnettersi con gli adolescenti sperduti nel web tra Blue whale, Hikikomori e sexting © Piemme, 2017 - Selezione Aforismario

L’autostima si costruisce fin dal grembo materno e, poi, dall’accoglienza e dalle cure che si ricevono nell’ambiente familiare che ci circonda. 

Bisogna essere riconosciuti, amati, desiderati, compresi, ascoltati, poiché questa è la prima base sicura per diventare persone che si stimano e che stimeranno, poi, gli altri.

L’interlocuzione fra generazioni non può prescindere da questi valori fondamentali. L’amore è il carburante; l’ascolto costituisce il contenimento dal quale scaturisce il progetto, la strada; la competenza è la capacità di guidare il rapporto evitando “le buche” e sapendo affrontare problemi e cadute.

Sto vedendo, sempre più, ragazze ma soprattutto ragazzi che, se non hanno la possibilità di intrattenersi per ore con internet, diventano ostili o depressi. Come se entrassero in un grande buco nero da cui non riescono a uscire. E se viene negata loro questa occasione di “svago” o di “sfogo” o “di fuga”, requisendo playstation, computer, smartphone, assai spesso reagiscono male, si fanno aggressivi e, perfino, pericolosi anche per l’incolumità di chi è loro vicino.

Molti ragazzi che, d’improvviso, abbandonano la scuola, si rinchiudono in casa e seguono uno stile di vita povero, caratterizzato più che altro da interazioni informatiche, senza alcun progetto o sogno di vita, somigliano di certo al “Peter Pan dell’isola che non c’è” e che non desidera “nascere” alla condizione di adulto.

Ricordando sempre che l’uomo si è evoluto attraverso la conoscenza, che ha sperimentato la grandezza del fuoco, le scoperte epocali della luce elettrica e della macchina; che ha vissuto in tutta la sua storia il peso della sopraffazione, del sangue e della guerra ma si è affrancato solo e soltanto quando ha scelto l’amore.

Se non ti amo più
Quando lasciarsi bene diventa una risorsa anche per i figli
© Mondadori, 2017 - Selezione Aforismario

L’essere stati amati e desiderati, sin dall’inizio della propria esistenza, ci lega alla voglia di vivere e alimenta autostima e fiducia in se stessi, durante la crescita.

Essere stati desiderati, amati, curati consente di contrastare l’angoscia di essere stati – comunque – chiamati a nascere e, alla fine, a morire. Ciascuno secondo il proprio destino.

È l’amore l’“ancoraggio” sicuro, quello che ci permette di sconfiggere la paura stessa di vivere.

È l’amore l’antidoto e il placebo che smussa, plasma, arrotonda il male di vivere.

Dire “per sempre”, in amore, è cercare di combattere la fine degli amori come delle persone, con l’utopia di un desiderio indispensabile.

Quando si è innamorati, il “per sempre” è una follia credibile che se, incredibilmente, dura nel tempo, se si radica nel costruttivo amarsi di chi si riconosce nell’altro, perché si sente riconosciuto, può anche diventare compagnia per tutta la vita. Un assoluto relativo che profuma d’immenso. Un immenso relativo che profuma di assoluto.

Forse, l’unico vero amore “per sempre” sarebbe – o dovrebbe essere – quello dei genitori nei confronti dei figli.

Quando un amore si accende, è la vita stessa a esserne scaldata. 

Quando si esaurisce un amore – anche un piccolo amore, anche un amore per caso, anche un amore per sbaglio –, la stella che si spegne può generare un buio interiore per ciascun membro della coppia.

L’equilibrio emotivo, l’autostima, il benessere psicofisico dei figli di una coppia che è perennemente “in crisi” ma non si separa sono di sicuro più disturbati di quelli dei figli di una coppia che, avendo preso dolorosamente atto dell’insostenibilità del proprio rapporto, si divide, negoziando, in modo civile e cooperativo, la fine della vita in comune.

Il trauma della separazione dei genitori è sempre e comunque una ferita inferta alla stabilità psicofisica e affettiva e all’autostima dei figli.

Anche conflitti gravi ed estremi, se gestiti attraverso una mediazione terapeutica riconosciuta da ambedue i partner, possono trovare la strada della fiducia responsabile, del rispetto e della conciliazione.

Separarsi senza tradire se stessi; senza rinnegare la propria storia di coppia o familiare; senza strumentalizzare o perseguitare il partner; senza coinvolgere i figli; senza rinunciare ad amare ancora.

Note
Leggi anche le citazioni delle psicologhe italiane: Stefania AndreoliAnna Oliverio Ferraris - Chiara Volpato

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