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Frasi e citazioni di Daniele Novara

Selezione di frasi e citazioni di Daniele Novara (Piacenza, 1957), pedagogista, counselor, formatore e saggista italiano, fondatore, nel 1989, del Centro Psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti (CPP). Dal 2004 è docente del Master in Formazione interculturale presso l’Università Cattolica di Milano e dal 2002 dirige Conflitti. Rivista italiana di ricerca e formazione psicopedagogica.
Le seguenti riflessioni di Daniele Novara sono tratte dai libri: La grammatica dei conflitti (2011), Litigare fa bene (2013), Meglio dirsele (2015), Cambiare la scuola si può (2018), Organizzati e felici (2019), La manutenzione dei tasti dolenti (2022).
Essere felici non può che riguardare la nostra capacità di
affrontare e vivere i conflitti piuttosto che di saperli
abilmente evitare. (Daniele Novara)
La grammatica dei conflitti
L'arte maieutica di trasformare le contrarietà in risorse
© Edizioni Sonda, 2011 - Selezione Aforismario

La fatica nel conflitto è una condizione imprescindibile per mantenere buone relazioni. Evitare il conflitto è come intraprendere una scorciatoia impraticabile.

La violenza e la guerra, ma anche i casi dei grandi drammi familiari che compaiono spesso sui giornali, dimostrano l’incapacità più assoluta di saper gestire le situazioni di tensione e conflittualità. 

Si potrebbe dire che finché c’è conflitto c’è speranza. Saper gestire la conflittualità consente di vivere le relazioni come vitali e significative, e quindi può rappresentare l’antidoto naturale alla distruttività umana.

I conflitti, nonostante sia difficile coglierlo, sono un’opportunità preziosa di imparare a star bene con gli altri e con se stessi. 

Cambiando prospettiva sul conflitto è possibile forse non tanto o non soltanto risolvere il conflitto, quanto piuttosto evolvere: conoscersi, sapere cosa ci accade in determinate circostanze, in particolari relazioni, attivare una o più risorse personali, apprendere come gestirle al meglio, acquisire nuove competenze.

Occorrerebbe ribaltare il vecchio detto «Si vis pacem para bellum» e giungere ad affermare: «Se vuoi la pace preparati a stare nel conflitto». 

Accetta la sfida del confronto, non eliminare o evitare chi ti si oppone, ascolta anche il suo grido che è spesso un disperato bisogno di aiuto che non sa mostrarsi se non nel dolore del contrasto.

Essere felici non può che riguardare la nostra capacità di affrontare e vivere i conflitti piuttosto che di saperli abilmente evitare.

Litigare fa bene
Insegnare ai propri figli a gestire i conflitti © Rizzoli, 2013 - Selezione Aforismario

Il padre-padrone e la madre dominante di una volta sui litigi sembravano avere il pieno controllo. Bastava uno sguardo penetrante ed eloquente per bloccare i figli, zittirli e rendere innocua la loro smania di azzuffarsi. A volte anche la semplice frase: «Se non la smettete lo dico al papà quando torna» poteva essere sufficiente per ridurre di molto, se non di moltissimo, la complicazione relazionale fra i due, o fra i tre.

Le mamme e i papà di oggi desiderano che il figlio o la figlia siano felici, che possano realizzarsi e stare bene tra le mura domestiche. I litigi quindi appaiono come veri e propri incidenti di percorso, che non hanno ragione d’essere e che non devono accadere.

La soglia di tolleranza emotiva dei genitori rispetto ai litigi dei bambini dipende dai propri vissuti, specie dell’infanzia, e varia da persona a persona.

L’armonia che si vorrebbe tra i fratelli deriva dall’errata convinzione per cui la relazione solida esiste solo in assenza di conflitto.

Il cucciolo gioca alla lotta, insiste in questo punzecchiare l’altro perché sa che con questa interazione può imparare tante cose.

Essere amici vuol dire anche poter avere dei contrasti. Anzi: i veri amici si dicono sempre quello che pensano;

La violenza è una cosa che fa male, ma il conflitto si può affrontare.

Rinunciare non vuol dire perdere, ma il più delle volte permette di cercare qualcosa di più interessante.

Meglio dirsele
Imparare a litigare bene per una vita di coppia felice
© Rizzoli, 2015 - Selezione Aforismario

Se non si impara a litigare bene muore la coppia, muoiono le emozioni e l’intimità, e si rinuncia a una vita piena e complessa, certamente più ricca e creativa.

“Dirsele”, inteso come capacità di sollevare il problema, è il primo passo necessario per una corretta gestione dei conflitti. Il secondo è il dirsele bene, cosa che non è per niente scontata.

La visione della vita matrimoniale o di coppia in cui prevalgono l’armonia, l’aspettativa del benessere e della felicità reciproca è uno stereotipo. Il più delle volte la ricerca di questo stare bene insieme è sostanzialmente la pretesa che l’altro ci dia il benessere che ci manca.

Il conflitto non è un ostacolo alla vita insieme ma diventa un elemento benefico della relazione.

La coppia incapace di stare nei propri conflitti corre un maggior rischio di separarsi o di procurarsi danni reciproci.

Se vogliamo che la coppia abbia un futuro come entità generativa e fondante del vivere insieme è necessario riconoscere nell’amore reciproco una strutturale dimensione di confronto dialettico. Il conflitto si rivela come elemento funzionale alla vita di coppia.

Dobbiamo accettare il conflitto come una fatica necessaria proprio per conoscersi e poter vivere felici insieme.

Il punto non è il litigio in sé o la frequenza con cui si litiga, ma la modalità con cui i conflitti si affrontano.

Per prima cosa abbiamo bisogno di essere consapevoli che è possibile gestire i conflitti, poi dobbiamo imparare a litigare bene, e questo avrà sicuramente effetti positivi sul nostro rapporto. 

Siamo così suscettibili, permalosi e liberi di vivere emozioni di ogni genere che trovare coppie che non abbiano mai litigato o che non litighino più è impossibile. Ma allora perché continuiamo, in modo così stereotipato, a considerare il litigio la causa di tutti i nostri mali?

Chi pretende di realizzare una vita a due senza conflitti mostra in realtà inquietanti segnali di intransigenza e intolleranza, spesso mascherati dall’utopia dell’armonia, del bravo ragazzo e della brava ragazza.

Litigare bene rende la coppia più felice, comunicativa, interessante, ma è innanzitutto un antidoto alla violenza perché consente di prevenire nella propria relazione le forme della distruttività reciproca.

Il conflitto serve a gestire le emozioni, la violenza invece le traduce in azione.

Ritengo che per amare appieno qualcuno occorra saper sviluppare una profonda stima verso se stessi, che porti a riconoscere le proprie risorse per attivarle e riuscire a tirar fuori il meglio anche dall’altra persona.

La conoscenza della propria infanzia è un buon viatico per una coppia più unita e in qualche modo più complice. Da un lato è necessaria per evitare che i fantasmi della vita infantile siano troppo invasivi; dall’altro favorisce la solidarietà reciproca e quindi la condivisione anche delle parti più fragili di se stessi.

Il conflitto di coppia può essere una grande occasione di sviluppo personale, di utilizzo ottimale delle nostre risorse e di attivazione di nuove competenze creative, per raggiungere l’autenticità personale proprio grazie al confronto con il nostro partner.

I conflitti sono problemi da gestire, eventualmente risolvere, non persone da cambiare. È cioè sempre di fondamentale importanza mantenere una distinzione tra la persona e il suo problema, non identificarli né confonderli.

In un conflitto è sempre possibile tornare indietro. Solo la violenza produce danni irreversibili.

In ogni conflitto di coppia è possibile individuare un interesse comune: basta imparare a riconoscere le emozioni che si innescano dentro di noi per evitare che facciano troppi danni.

È meglio una coppia che sa litigare bene che una coppia che elude questo nodo relazionale.

La coppia che sa litigare bene è una coppia solida, che non ha paura di essere felice.

Cambiare la scuola si può
Un nuovo metodo per insegnanti e genitori, per un'educazione finalmente efficace
© Rizzoli, 2018 - Selezione Aforismario

Non si favorisce l’apprendimento dei bambini sopprimendo il gioco, il movimento e l’interazione sociale con i compagni. Piuttosto è vero il contrario.

I coetanei sono gli insegnanti migliori.

Se lo si sottopone a un’analisi accurata e aggiornata, il mito della sedentarietà scolastica, delle «sudate carte», appare autolesivo, e la scuola del silenzio a tutti i costi risulta quasi cimiteriale.

A volte la scuola può diventare un incubo. Accade quando l’alunno la percepisce come una sorta di tribunale, perché i suoi errori non sono vissuti come necessari passaggi nel graduale processo di apprendimento, ma come colpe più o meno da espiare.

La paura di sbagliare fa più danni che sbagliare.

Organizzati e felici
Come affrontare in famiglia le principali sfide educative dei figli
© Rizzoli, 2019 - Selezione Aforismario

La nascita di uno o più figli costringe a un rinnovamento, a una mutazione evolutiva. Ad abbandonare il desiderio di risarcimento per quello che i genitori non ci hanno dato, o ci hanno dato troppo.

I figli meritano di avere genitori che fanno i conti con la propria crescita, che imparano a gestire i conflitti con i figli adolescenti anche se i loro genitori non hanno saputo farlo o – peggio – l’hanno fatto male.

I figli, in realtà, non fanno sconti, e ai genitori naïf, o semplicemente distratti rispetto ai compiti educativi, sono costretti a rendere la vita difficile, a volte molto difficile.

La crescita personale non può essere un’alleanza con l’educazione ricevuta, dev’essere piuttosto il suo superamento.

Fare i “genitori educativi” significa abbandonare i tanti orpelli che il nostro retaggio familiare ci consegna, consciamente o inconsciamente. Prendersi cura di quello che ci sta alle spalle, liberandoci delle zavorre genealogiche, rappresenta il più grande regalo che possiamo donare ai nostri figli.

Una buona educazione riporta tutti al proprio posto: i genitori fuori dalla loro infanzia e i figli dentro alla propria infanzia.

Una buona educazione riporta al centro il bisogno di essere positivi, di sospendere idee stereotipate o pregiudiziali che arrivano dal passato.

La manutenzione dei tasti dolenti
Come riconoscerli e gestirli per stare bene con se stessi e gli altri
© Rizzoli, 2022 - Selezione Aforismario

Il tasto dolente è quella risonanza che ti fa stare talmente male da non riuscire a gestire il conflitto, perché rievoca una ferita prolungata dell’infanzia.

Ritengo impossibile non aver avuto avversità più o meno gravi durante l’infanzia. È il modo in cui abbiamo saputo – o potuto – rielaborarle e integrarle nella nostra vita a fare la differenza, a renderci capaci di essere autenticamente noi stessi.

Le avversità dell’infanzia sono il banco di prova per diventare persone.

Le avversità hanno due sbocchi: possono diventare un tracollo per il resto della vita oppure l’occasione di misurarsi con le proprie risorse.

La fragilità emotiva non gode di buona fama. Piuttosto che cercare di capirne l’origine ed esplorarne le ragioni, spesso si preferisce lasciarla in un limbo, nell’incertezza, in una presunta contingenza.

Siamo in un mondo permaloso e suscettibile dove risulta difficile anche incontrarci. Se non ci ascoltiamo, non riusciamo a gestire i conflitti e le divergenze. 

Il conflitto è proprio questo: una possibilità che ti si apre e che ti costringe a trovare nuove idee, nuove piste, nuove soluzioni e nuovi progetti.

A volte basta poco per accendere una luce e, con quella luce, affrontare la crescita e le sfide della vita.

Note
Leggi anche le citazioni degli autori italiani: Paolo CrepetMario LodiAlberto Pellai

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