Frasi di Lucio Anneo Seneca dalle Lettere a Lucilio

Selezione dei migliori pensieri e delle frasi più significative di Lucio Anneo Seneca (Cordoba 4 a.e.c. - Roma 65), filosofo, poeta e drammaturgo romano. Le seguenti citazioni di Seneca sono tratte dalle celebri Lettere a Lucilio. In fondo alla pagina trovi anche un link con citazioni di Seneca tratte dai Dialoghi morali.
Il saggio non fa niente malvolentieri. Sfugge alla legge della necessità,
poiché egli stesso vuole ciò che essa gli comanderà.
(Lucio Anneo Seneca)
Lettere a Lucilio
Epistulae morales ad Lucilium - Selezione Aforismario

Alcuni si immergono nei piaceri e, abituatisi, non ne possono più fare a meno e sono davvero infelici perché arrivano al punto che per loro il superfluo diventa necessario. Non godono dei piaceri, ne sono schiavi.

Anche la sfortuna è mutevole. Forse sarà, forse non sarà, nel frattempo non è; tu spera nel meglio.

Bisogna cercare un bene che non si guasti giorno per giorno, che non conosca ostacoli. Qual è? Lo spirito, ma deve essere retto, onesto, grande.

Bisogna essere nell'intimo completamente diversi dagli altri, ma simili al resto della gente nell'aspetto esteriore.

Bisogna vivere con questa convinzione: non sono nato per un solo cantuccio, la mia patria è il mondo intero.

Certe cose proprio per questo sono meno da temere, perché fanno molta paura. Nessun male è grande se è l'ultimo.

Certe volte sentiamo dire da un ignorante: "Questo me lo aspettavo"; il saggio si aspetta tutto; qualunque cosa gli capiti, dice: "Me l'aspettavo."

Certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza.

"Che cos'è, dunque, la ragione?" È l'imitazione della natura. "Qual è il sommo bene dell'uomo?" Comportarsi secondo natura.

Chi è amico ama, ma chi ama non sempre è un amico; e pertanto l'amicizia giova sempre, l'amore, invece, può a volte anche nuocere.

Chi è dappertutto, non è da nessuna parte.

Chi è diventato amico per convenienza, per convenienza finirà di esserlo. Se nell'amicizia si ricerca un utile, per ottenerlo si andrà contro l'amicizia stessa.

Chi ha molto da fare non ha tempo di abbandonarsi alla dissolutezza. Senza dubbio il lavoro cancella i vizi generati dall'ozio.

Chi ha paura di essere ingannato insegna a ingannare e i suoi sospetti autorizzano ad agire disonestamente.

Chi si adatta bene alla povertà è ricco.

Come al saggio si addice un incedere contegnoso, così gli si addice un eloquio cauto, non avventato.

Con un amico decidi tranquillamente di tutto, ma prima decidi se è un amico: una volta che hai fatto amicizia, ti devi fidare; prima, però, devi decidere se è vera amicizia.

Crediamo che la morte ci segua e, invece, ci ha preceduto e ci seguirà. Tutto quello che è stato prima di noi è morte; che importa se non cominci oppure finisci, quando il risultato in entrambi i casi è questo: non esistere.

Crediamo facilmente alle supposizioni; non mettiamo a fuoco le cause delle nostre paure e non ce le scuotiamo di dosso; ci agitiamo e voltiamo le spalle come soldati che abbandonano l'accampamento per il polverone sollevato da un branco di pecore in fuga.

Della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell'agire diversamente dal dovuto.

Devi imparare finché non sai; anzi, a credere al proverbio, finché vivi.

Disgraziato l'animo ansioso del futuro.

È già molto non essere corrotti dal contatto con la ricchezza; è grande chi ci vive in mezzo da povero.

È grande chi usa vasellami di argilla come se fossero di argento, ma non lo è meno chi usa l'argento come se fosse argilla; solo i deboli non sono in grado di reggere la ricchezza.

È meglio non ricevere gratitudine piuttosto che non fare del bene.

È proprio una vergogna per un individuo assennato che il rimedio al dolore sia la stanchezza di soffrire: è meglio che sia tu a lasciare il dolore, non il dolore te.

È veramente felice e padrone di sé chi aspetta il domani senza preoccupazione; se uno dice: "Ho vissuto," ogni giorno alzarsi al mattino gli appare come un guadagno.

Ecco il nostro errore: vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata.

Ecco l'unico motivo per cui non possiamo lamentarci della vita: non trattiene nessuno.

Ecco una gran cosa, avere la debolezza di un uomo e la tranquillità di un dio.

Gli insulti degli ignoranti bisogna ascoltarli senza scomporsi e se uno aspira alla virtù deve disprezzare il disprezzo stesso.

Gli uomini non vivono, ma sono sempre in attesa di vivere: rimandano tutto al futuro.

Godiamo avidamente della presenza degli amici, perché non sappiamo per quanto tempo ci possa toccare.

Ha raggiunto la saggezza chi può morire serenamente, come è nato.

I più ondeggiano infelici tra il timore della morte e le angosce della vita: non vogliono vivere, né sanno morire.

I vizi di molta gente rimangono nascosti perché sono deboli; quando avranno forze sufficienti, la loro audacia sarà pari a quella dei vizi che la prosperità ha reso già manifesti.

Il destino di una persona salita tanto in alto è precipitare.

Il destino guida chi lo segue di buona voglia, trascina chi si ribella.

Il saggio non fa niente malvolentieri. Sfugge alla legge della necessità, poiché egli stesso vuole ciò che essa gli comanderà.

Il saggio è autosufficiente non nel senso che vuole essere senza amici, ma che può stare senza amici; e questo "può" significa che, se perde un amico, sopporta con animo sereno.

Il saggio metterà a profitto la sua virtù, quando gli sarà consentito, in mezzo agli agi della ricchezza; se no, la eserciterà nella povertà.

Il saggio non provocherà mai l'ira dei potenti, anzi la eviterà, come in navigazione si evitano le tempeste.

Il saggio si abitua ai mali futuri e, mentre per gli altri diventano sopportabili dopo una lunga sofferenza, egli li rende tali con una lunga meditazione.

Il saggio vivrà non quanto può ma quanto deve. E considererà dove vivere, con chi, in che modo, e quale attività svolgere. Egli bada sempre alla qualità, non alla lunghezza della vita.

Il sommo bene, cioè la felicità, non cerca al di fuori mezzi per realizzarsi; è un bene interiore e nasce tutto da se stesso; diventa schiavo della sorte se ricerca una parte di sé all'esterno.

Il tempo scorre velocissimo e ce ne accorgiamo soprattutto quando guardiamo indietro: mentre siamo intenti al presente, passa inosservato, tanto vola via leggero nella sua fuga precipitosa.

Il valore, quando è sfidato, si moltiplica.

Impegniamoci a essere sereni e paghiamo senza lagnarci il tributo impostoci dalla nostra condizione di uomini. L’inverno ci porta il freddo: sopportiamone i rigori; d’estate fa caldo: dobbiamo sudare; i cambiamenti climatici attentano alla nostra salute: accettiamo le malattie. Ci capiterà anche d’imbatterci in una bestia feroce o, peggio, in qualche uomo più pericoloso di tutte le bestie. C’è chi perde qualcosa in un naufragio, chi in un incendio. Non possiamo mutare questo stato di cose, ma possiamo armarci di un animo grande e degno di un uomo virtuoso per sopportare
con coraggio i casi della vita, senza ribellarci alla natura.

Infelice non è chi esegue un ordine, ma chi lo esegue contro la propria volontà. Disponiamoci, perciò a volere quello che le circostanze esigono.

La condizione dell'uomo poggia su buone basi: nessuno è infelice se non per sua colpa. Ti piace vivere? Vivi; se no, puoi tornare da dove sei venuto.

La condizione del sapiente è come quella del mondo lunare: là c’è sempre il sereno.

La filosofia insegna ad agire, non a parlare, ed esige che si viva secondo le sue leggi, perché la vita non sia in contrasto con le parole, né con se stessa, e tutte le nostre azioni si uniformino a un unico principio.

La filosofia non è un'arte che cerca il favore popolare e non è fatta per essere ostentata; non consiste nelle parole, ma nei fatti.

La fortuna non ha le lunghe braccia che gli uomini le attribuiscono: non afferra se non chi si attacca a lei.

La gloria è l'ombra della virtù: la seguirà anche contro il suo volere.

La nostra insensatezza è evidente: secondo noi compriamo unicamente ciò per cui sborsiamo del denaro, e definiamo gratuito quello per cui paghiamo di persona.

La nostra sofferenza è soggetta al gioco della suggestione. Ognuno è infelice nella misura in cui si crede tale.

La punizione più grande per l'uomo perverso consiste nel dispiacere a sé e ai suoi.

La qualità migliore di un animo generoso è l'istinto al bene. Nessun uomo di spirito elevato si compiace di cose abiette e sordide: lo attira e lo esalta la bellezza delle cose grandi.

La somma felicità della natura umana consiste nella pace del corpo e dell’anima.

La sorte non ha innalzato nessuno tanto da non ritorcere contro di lui quanto gli aveva concesso di fare. Non fidarti della momentanea bonaccia: fa presto il mare ad agitarsi; nello stesso giorno le barche affondano là dove si erano spinte per diporto.

La vecchiaia segue la giovinezza, e la morte la vecchiaia. Se uno non vuole morire, non vuole vivere.

La vita è tanto breve, e noi la rendiamo ancora più breve con la nostra incostanza, ricominciandola di continuo ora in un modo, ora in un altro: la riduciamo in pezzi e la laceriamo.

La volontà non si impara.

L'animo del saggio è come il mondo sulla luna: là c'è sempre il sereno.

L'arciere non deve colpire il bersaglio di quando in quando, ma deve sbagliare solo di quando in quando; non è un'arte quella che arriva allo scopo per caso.

L'eloquenza povera e scarna rende gli ascoltatori meno attenti: la lentezza e le frequenti interruzioni annoiano; tuttavia, un discorso che si fa attendere rimane più facilmente impresso di uno che scorre via veloce.

Lo spirito umano non è mai così vicino a dio come quando, ricordando che per sua natura l’uomo è nato per morire, considera il corpo non come la sua casa, ma come un albergo dove sarà breve il soggiorno, poiché dovrà andarsene appena si accorgerà di essere di peso all'ospite.

Lo stolto può salire con fatica alla saggezza, il saggio non può ripiombare nella stoltezza.

L'ubriachezza non è altro che una pazzia volontaria.

L'unico bene è l'onestà, gli altri sono beni falsi e fittizi.

L'uomo è un animale dotato di ragione: il suo bene lo attua appieno, se adempie al fine per cui è nato. Che cosa esige da lui questa ragione? Una cosa facilissima: che viva secondo la natura che gli è propria.

L'uomo più ricco è quello a cui la fortuna non trova niente da dare.
Anche la sfortuna è mutevole. Forse sarà, forse non sarà, nel frattempo
non è; tu spera nel meglio. (Lucio Anneo Seneca) [1]
Mantenere i propositi fatti richiede più impegno che concepire onesti propositi.

Metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e l'altro la vita se ne va.

Mi domandi quale sia la giusta misura della ricchezza? Primo avere il necessario, secondo quanto basta.

Nelle mete che ci prefiggiamo e a cui tendiamo con grande sforzo, dobbiamo osservare che non c'è nessun vantaggio o che gli svantaggi sono superiori; alcune sono superflue, altre non meritano tanto impegno.

Nessuno è tanto vecchio da non poter sperare in un altro giorno di vita. E un solo giorno è un momento della vita.

Nessuno può elargire benefici con tanta avvedutezza da non ingannarsi di frequente: cadano pure nel vuoto, purché qualche volta non vadano perduti.

Nessuno può vivere felice se bada solo a sé stesso, se volge tutto al proprio utile: devi vivere per il prossimo, se vuoi vivere per te.

Nessuno può vivere felicemente e neppure in maniera tollerabile senza l'amore della saggezza: una perfetta saggezza rende felice la vita, ma tollerabile la rende anche una saggezza imperfetta.

Nessuno versa il sangue di un altro per il gusto di uccidere, o almeno pochi; la maggior parte agisce più per calcolo che per odio.

Noi abbiamo più buon senso quando le cose vanno male: quando vanno a gonfie vele, ci tolgono la capacità d'intendere.

Noi, quando chiediamo un favore, lo valutiamo moltissimo, quando poi lo abbiamo ottenuto, lo disprezziamo.

Non c'è età più adatta alla saggezza di quella che è arrivata al dominio di sé attraverso svariate esperienze, dopo lunghi e frequenti pentimenti.

Non dà gioia il possesso di nessun bene, se non puoi dividerlo con altri.

Non è bella la donna di cui si lodano le gambe o le braccia, ma quella la cui bellezza nel suo insieme distoglie dall'ammirare le singole parti.

Non è grande nessuno di quegli uomini che le ricchezze e gli onori mettono in una condizione privilegiata. E perché, allora, sembra grande? Perché lo misuri insieme al piedistallo.

Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma è perché non osiamo che sono difficili.

Non importa morire presto o tardi, ma morire bene o male; morire bene significa sfuggire al pericolo di vivere male.

Non lasciarti abbattere o deprimere. Sarebbe poca cosa rifiutare la fatica: devi cercarla.

Non può vivere una vita serena chi si preoccupa troppo di prolungarla e annovera fra i grandi beni i molti anni vissuti.

Non puoi sfuggire al destino, puoi solo vincerlo.

Non renderti più gravosi i tuoi mali, non opprimerti con i lamenti: il dolore è leggero se non lo accresci con la tua suggestione.

Non scopriremo mai niente, se ci accontentiamo delle scoperte già fatte.

Non sempre la vita va conservata: il bene non consiste nel vivere, ma nel vivere bene.

Non tener conto dei giudizi umani: sono sempre incerti e ambivalenti.

Ogni favore bisogna ricambiarlo con lo stesso spirito con cui è fatto, senza considerarne l'entità, ma la volontà che lo ha originato.

Perché nessuno ammette i propri difetti? Perché vi è ancora immerso: i sogni li racconta chi è sveglio e così i propri vizi li ammette solo chi è guarito.

Possedere un bene non serve a niente se non si è pronti a perderlo. E i beni la cui perdita è più facilmente tollerabile sono quelli che, perduti, non possono essere oggetto di rimpianto.

Povero non è chi ha poco, ma chi vuole di più.

Puoi capire il carattere di una persona dal modo come accoglie le lodi.

Qual è la qualità peculiare dell'uomo? La ragione: se questa è onesta e perfetta, dà all'uomo una felicità completa.

Qualcuno va incontro alla morte pieno d'ira: solo chi vi si è preparato a lungo, ne accoglie lieto l'arrivo.

Quando la morte è vicina e destinata ad arrivare in ogni caso, richiede una fermezza d'animo tenace che è piuttosto rara e la può dimostrare solo il saggio.

Quando la prosperità comincia a spingerci fuori strada, non è più possibile resisterle: o si va dritto o si affonda.

Quanto è insensato l'oratore che si allontana felice per gli applausi di un pubblico ignorante! Perché ti rallegri di essere lodato da persone che non puoi a tua volta lodare?

Rifletti a lungo se è il caso di accogliere qualcuno come amico, ma, una volta deciso, accoglilo con tutto il cuore e parla con lui apertamente come con te stesso.

Ritirati in te stesso per quanto puoi; frequenta le persone che possono renderti migliore e accogli quelli che puoi rendere migliori.

Se il corpo non assolve più le sue funzioni, non è meglio liberare l'anima dalle sue sofferenze? E forse bisogna agire un po' prima del dovuto perché, arrivato il momento, non ci si trovi nell'impossibilità di farlo; il pericolo di vivere male è maggiore del pericolo di morire presto.

Se l'eloquenza scaturisce senza sforzo, facile o spontanea, ben venga e tratti argomenti di grande rilievo: ma evidenzi la sostanza, non se stessa.

Se uno segue le orme di un altro, non trova niente, anzi neppure cerca.

Se vuoi liberarti da ogni preoccupazione, pensa che avverrà senz'altro quello che temi e, qualunque sia quel male, misuralo con te stesso e poi valuta attentamente la tua paura: sicuramente ti renderai conto che il male temuto o non è grave o non durerà a lungo.

Se vuoi sottomettere a te ogni cosa, sottomettiti alla ragione; farai da guida a molti se la ragione farà da guida a te.

Seguite questa sana e salutare regola di vita: concedete al corpo solo quanto basta a mantenerlo in salute.

Si volge ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente.

Sono più le cose che ci spaventano di quelle che ci minacciano effettivamente, e spesso soffriamo più per le nostre paure che per la realtà.

Sono ugualmente da biasimare e quelli che sono sempre inquieti e quelli che sempre rimangono apatici. Infatti il continuo agitarsi di una vita tumultuosa non è sana operosità, ma irrequietezza di una mente esaltata; e il considerare molesta ogni attività non è vera quiete, ma sintomo di inettitudine.

Ti stupisci come di un fatto inaudito, perché, pur avendo viaggiato a lungo e in tanti posti diversi, non ti sei scrollato di dosso la tua tristezza e il tuo malessere spirituale? Devi cambiare animo, non cielo.

Troppi libri sono dispersivi: dal momento che non puoi leggere tutti i volumi che potresti avere, basta possederne quanti puoi leggerne.

Tutti muoiono nel giorno stabilito dal destino. Non perdi nulla del tempo che ti è stato assegnato; quello che lasci non ti appartiene.

Tutto ciò che è incerto è in balia delle congetture e dell'arbitrio di un animo terrorizzato. Perciò niente è così dannoso, così irrefrenabile come il panico; le altre forme di timore sono irrazionali, questa è dissennata.

Un animo grande disprezza la grandezza e preferisce la moderazione agli eccessi; quella è utile e vitale, questi, invece, nocciono, proprio perché sono superflui.

Un grande pilota sa navigare anche con la vela rotta.

Un pilota abile naviga pure se la velatura è a brandelli e, se ha perso le sartie, segue ugualmente la rotta con quel che resta della nave.

Un viaggio è incompiuto se ci si ferma a mezza strada o prima del punto stabilito; la vita non è incompiuta, se è virtuosa. Dovunque la concludi, se la concludi bene, è completa.

Una vita più lunga non è necessariamente migliore, ma una morte attesa più a lungo è senz'altro peggiore.

Uno solo è il bene, causa e fondamento della felicità: la fiducia in sé stessi.

Vale la pena sperimentare anche l'ingratitudine pur di trovare una persona grata.

Libro di Seneca consigliato
Lettere a Lucilio
Testo latino fronte 
Curatore: Caterina Barone 
Editore: Garzanti Libri, 2008 

Spetta senz'altro a Seneca il merito straordinario di aver scoperto la dimensione dell'interiorità in termini moderni e di aver fornito non solo uno stile nuovo, che vive sul fuoco d'artificio della sentenza finale, ma anche un nuovo coerente linguaggio, nelle cui innumerevoli sfaccettature si riflettono le inquietudini e i dubbi del suo animo, quell'alternanza di pensieri diversi che non sono vere e proprie contraddizioni, ma incertezze, approdi temporanei di una mente inquieta che, avvolta nel mistero delle cose, cerca nella fermezza dello spirito il sostegno della propria esistenza.

Note
  1. Nell'immagine, busto in marmo di Seneca, scultura anonima del XVII secolo, Museo del Prado di Madrid (fonte Wikipedia).
  2. Vedi anche: Citazioni di Seneca da Dialoghi e Consolazioni

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