Aforismi, frasi e proverbi su Ferragosto

Raccolta di aforismi, frasi e proverbi su Ferragosto, dal latino Feriae Augusti, cioè "riposo di Augusto", perché nell'antica Roma il ferragosto, istituito dall'imperatore Augusto, era un periodo di riposo e di festeggiamenti che celebravano la fine dei lavori agricoli. Anticamente il giorno di Ferragosto si celebrava il 1º di agosto. Oggi si celebra il 15 di agosto perché la Chiesa Cattolica volle far coincidere la ricorrenza laica con la festa religiosa dell'Assunzione di Maria.
Su Aforismario trovi anche una raccolta di frasi per augurare buon Ferragosto. [Il link è in fondo alla pagina].
Il ferragosto non è una festa, è un incantesimo, una malìa, una fattura.
Irretisce le folle, ispira programmi insensati, o immerge in una torva
e diffidente sonnolenza. (Giorgio Manganelli)
È Natale. O Pasqua. Oppure Ferragosto. Chissà quanti uomini e donne sparsi nei cinque continenti sceglieranno questo giorno festivo convenzionalmente ritenuto di esultanza collettiva per rifiutare la vita con un atto di violenta espropriazione. La felicità altrui, magari presunta, costituisce il più risolutivo incitamento per sopprimere la nostra infelicità.
Francesco Burdin, Un milione di giorni, 2001

Arriva il porco ferragosto e io non so com'è sempre sono depressa per ferragosti e feste nazionali in genere.
Rossana Campo, In principio erano le mutande, 1999

Natale, Pasqua, ma anche Ferragosto sono degli spartiacque inesorabili per qualsiasi appuntamento o progetto. «Facciamo così, ci sentiamo dopo Ferragosto». Non vuol dire niente. Ma è rassicurante. Come dire: prima ci sgombriamo la mente da tutte le cose impegnative che fanno capo al Ferragosto e poi, a mente libera, finalmente possiamo sentirci.
Giorgio Comaschi, Scusi, per Bologna?, 2005

Sono a casa, solo. Da anni desideravo essere a casa solo a Ferragosto, ci sarà un perché. Passano i compleanni e io non cambio, sempre assediato da una miriade di perché. Solo a casa a Ferragosto per vedere com'è, per sottrarmi all'ovvio, ecco perché.
Gioele Dix, Si vede che era destino, 2010

Ecco com'è Ferragosto a Milano, un suono ininterrotto di sirene e ladri all'interno degli appartamenti che lavorano indisturbati. Sottrarsi all'ovvio, che illusione.
Gioele Dix, Si vede che era destino, 2010

Una cosa bella però la ricordo, una percezione fugace e incantevole, il mondo intorno che pulsa e che luccica, una dilatata e magica brillantezza, come l’immensa luminaria di un esagerato Natale. Niente male, carino, probabile effetto allucinogeno di chissà quale combinazione chimica, ma troppo poco per scambiarlo per una visione mistica, troppo poco per me che sono un laico e mi trovo già spiritualmente demotivato in partenza. Preferisco starmene sdraiato in spiaggia con un bicchiere di sambuca e fissare con gli stessi occhi sgranati di quando ero bambino i fuochi d’artificio che fanno la notte di Ferragosto.
Gioele Dix, Si vede che era destino, 2010

Ferragosto, la festa estiva per antonomasia, era finalmente arrivato. Immerso nel suo azzurro elemento, senza il disturbo di una nuvola, il sole stava producendo il massimo sforzo per soddisfare al meglio gli umani desideri di luce e di calore.
Edoardo Gandini, Non più una e Indivisibile, 2017

Bene, anche Ferragosto è passato, momento liminale, un valico, il vero capodanno laico: Natale ha i regali, i buoni propositi, le riunioni di famiglia, è tutto organizzato; qui siamo in balia di noi stessi, dispersi in località montane marine o lacustri in attesa di tornare al lavoro. Osserviamo la nostra ombra, il nostro lato oscuro, sentiamo che qualcosa è finito e che un'altra stagione ricomincia.
Carlo Grande, su La Stampa, 2015

Fra tutte le epidemie, i sismi, i tifoni, gli sbarchi di cavallette, le iracondie delle acque, le scarmigliate incursioni delle comete, ciabattanti comari dei cieli; fra tutti i deliqui del pianeta, le epilessie della clorofilla, le depressioni delle catene montane, solo certo e prevedibile resta il ferragosto: tanto prevedibile, che il profeta dell’Apocalisse, intento a cogliere i ritmati zoccoli dei cavalli finali, nemmeno ne parlò, se non forse con i suoi amici osti, bancari e professori.
Giorgio Manganelli, Improvvisi per macchina da scrivere, 1989

Sebbene sia ormai allenato da tanti mai ferragosti, ogni anno questa bizzarra festa mi sopraggiunge, mi coglie e oltrepassa come un trauma.
Giorgio Manganelli, ibidem

Nessuna vacanza è così stranamente gremita di questa che spopola le città, più chiassosa di questa che rende silenzioso il Tritone a mezzogiorno. Non è una festa, è un incantesimo, una malìa, una fattura. Irretisce le folle, ispira programmi insensati, o immerge in una torva e diffidente sonnolenza.
Giorgio Manganelli, Improvvisi per macchina da scrivere, 1989

Settimane prima di quel giorno inevitabile, io mi faccio prudente; quando si entra nel rettifilo ferragostano, mi faccio via via cauto, diffidente, mi defilo, mi appiattisco, lavoro di freni e zavorra, inghiotto i documenti personali, comincio a parlare con accento irriconoscibile, sottopongo la mia minuscola anima ad una rapida plastica estetica, e infine mi precipito nel taciturno e pigro vortice del ferragosto: ma in quel momento io sono irriconoscibile, ed ho ogni motivo per dubitare della mia esistenza. La mia sensazione più profonda è che il ferragosto sia la festa del Nulla: e a questa convinzione io mi adeguo.
Giorgio Manganelli, Improvvisi per macchina da scrivere, 1989

Dove vanno le spensierate folle di gitanti che, tutte nel medesimo istante, vengono colte dal raptus dell’emigrazione verso la Gioia? Sono persuaso che esse vengano stivate in uno dei tanti armadi del Nulla, e lì provvisoriamente trattenute e distratte con effimeri giocarelli fatti, letteralmente, di niente. Durante le non molte, ma fatali ore del ferragosto, trionfa una colossale eclissi dell’esistenza. Nulla viene prodotto, eccetto l’ectoplasma.
Giorgio Manganelli, Improvvisi per macchina da scrivere, 1989

Conscio del carattere di assedio di questa festa totalitaria, sono andato acquistando nei giorni precedenti cibi di varia natura e dimensioni: formaggi teneri, un enorme pane a ruota che non ho osato tagliare, budini da spalmarci un lussuoso appartamento, in alleanza con la maionese e la senape; acque oligominerali, birre deschiumate, vini stappati: silenzio finché s’apra. Non solo cibi: matite temperate, guide di paesi senza ferragosto – Terra di Baffin, Sikkim – edizioni sottovoce di Stendhal; medicine: antiacidi, digestivi, sonniferi completi di silenziatori da sogno. Stampe fiamminghe, casti disegni di desolate brughiere. Bandiere bianche di varia foggia, atte ai più diversi tipi di resa. Dopobarba nobili e volatili simulano giardini e visir. Lentamente, stiro la mia ombra: estremamente rilassante.
Giorgio Manganelli, Improvvisi per macchina da scrivere, 1989

Tutto mi andava male quell'estate e, come venne Ferragosto, mi trovai a Roma senza amici, senza donne, senza parenti, solo.
Alberto Moravia, Scherzi di Ferragosto, 1954

Io ti amo, / lo sai, / e adoro fare tutto quello che fai tu. / Hai messo il maglione... / Ho messo il maglione. / Hai indossato i doposcì... / Ho indossato i doposcì. / Hai messo i fuseaux... / Ho messo i fuseaux. / Però, amore, cerca di capire... / È Ferragosto e andiamo in spiaggia!
Flavio Oreglio, Poesie catartiche, 2003

Soffice neve sopra i tetti, / uomini e donne avvolti in piumini, / ridenti bambini sui loro slittini. / Bello, / tutto bello... / Peccato che è Ferragosto!
Flavio Oreglio, Poesie catartiche, 2003

L'Italia – e non solo l'Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: «contaminazioni» tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l'immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di «raptus»: era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti.
Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane, 1976

Era un ferragosto di caldo schifo. Una di quelle tarde mattinate in cui la maggior parte dei cristiani non può fare nient'altro che una pennichella in spiaggia.
Luca Ricci, Ferragosto addio!, 2013

Il ferragosto incomincia alla fine di luglio dappertutto ormai.
Enrico Roda, Delitto di ferragosto, 1968

Conosco un bambino così povero / che non ha mai veduto il mare: / a Ferragosto lo vado a prendere / in treno a Ostia lo voglio portare. / "Ecco, guarda, gli dirò / questo è il mare, pigliane un po'!" / Col suo secchiello, fra tanta gente, / potrà rubarne poco o niente: / ma con gli occhi che sbarrerà / il mare intero si prenderà.
Gianni Rodari, Un bambino al mare, Filastrocche in cielo e in terra, 1960

Come fa in fretta la vita, tra un natale, un San Valentino e un ferragosto, come fa in fretta a cambiare il senso delle cose.
Antonio Steffenoni, Natale a Ferragosto, 2014

L’estate si spara le ultime cartucce con ferragosto, malinconica come una bella donna che sfiorisce. L’anno prosegue, abbandonando le spiagge.
Marcello Vitale (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Ferragosto è la domenica sera dell'estate.
Anonimo

Ferragosto è passato, siamo quasi a Natale.
Anonimo

Proverbi su Ferragosto
  • Chi va al fiume dopo Ferragosto non ha cervello o non ce l’ha a posto.
  • La vigilia di Ferragosto anche gli uccelli digiunano nel bosco.
  • Per Ferragosto fatto il carbone e tagliato il bosco.
  • Per Ferragosto si mangiano i piccioni arrosto.
Note

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