Le più belle Poesie di Vannuccio Barbaro

Selezione delle più belle poesie di Vannuccio Barbaro (Pentedattilo 1919 - Reggio Calabria 1999), tratte dalla raccolta inedita di versi intitolata In vita postuma - Poesie, 1946-1969 (1997). Su Aforismario trovi anche una raccolta di aforismi di Vannuccio Barbaro. [Il link è in fondo alla pagina].
Sulla riva deserta del mio cuore di sabbia
a piccole onde si frange il tuo amore salmastro. (Vannuccio Barbaro)
In vita postuma
Ho visto sopra un marciapiede stanco
il cadavere ancora caldo di un mort’ammazzato,
il sangue rosso vivo e la pioggia, e una donna,
in piedi lì accanto, pallida e smorta come la paralisi,
come l’ostia consacrata, come la neve sporca,
con un filo di voce perso nell'aria di cemento…
Sono andato in cerca
di ciò che non poteva essere trovato,
ho scritto qualche brutto verso,
ho ascoltato le parole dei folli,
ho letto e riletto pagine di lucido dolore
che ho scolpite nel cuore e nel cervello.
Ho diviso con lei, angelo impuro,
i giorni e me stesso:
abbiamo respirato la stessa aria,
bevuto le stesse lacrime, sognato gli stessi sogni,
abbiamo unito i nostri corpi e le nostre anime sole;
ma io ho saputo darle soltanto
la triste gioia di un amore malato.
Ho visto primavere grigie,
ho baciato labbra insapori,
ho trascorso intere giornate ad aspettare,
ho provato amicizia soltanto per gli alberi spogli
e il mare nero di notte.
Ho visto migliaia di facce,
facce di dubbi, facce di problemi, facce di noia,
facce di malinconia per una sera d’estate,
per un amico lontano, per un sogno perduto;
facce di marmo, facce di cera,
facce di terra solcate dal tempo,
facce rassegnate, smarrite e stanche,
e facce raggianti, luminose e bianche
con occhi grandi per guardare il mondo.
Ho trascinato la mia vita in strade desolate e buie,
ho abbattuto idoli, spezzato catene,
ho scavato dentro me stesso e toccato il fondo;
ho fatto mia la notte
ascoltandone i silenzi,
assaporandone la solitudine,
lasciandone traboccare i pensieri
fino a sommergermi,
e il giorno in cui sono morto
ho cominciato a vivere.

Insperata salvezza
Tu che sei la volontà nascosta,
ciò che dà un senso al giorno che nasce,
alle incessanti onde del mare, alla pioggia,
che scende e che bagna un fiore che sboccia,
alla roccia, erosa dal tempo, e alla foglia che cade:
realizza il sogno, svela il mistero.
Tu che sei libertà anelata,
uno spiraglio, un varco aperto,
insperata salvezza, verde oasi in un deserto,
attesa guarigione, antidoto a questo veleno,
luce tersa, sole e vento di primavera:
rompi l’incantesimo, rivela il segreto.
Tu che puoi penetrare la trama più fitta,
mostrarti senza farti vedere,
parlare senza pronunciare parola,
scuotere l’animo con un soffio leggero
e avvolgere il mondo nel tuo immenso, folle pensiero:
spiegati a noi, solleva il velo.
Fragile, lieve speranza,
stupenda e vana illusione;
tu sei la verità celata,
la bugia più vera:
io non ti credo, ma ti respiro,
ti sento nell’aria, ti vivo…

Dell'amore come del pane
L’amore è fiato e sudore
che si mescolano in un letto
mentre fuori piove,
è fiumi di parole
che scorrono su labbra tumide
avide, oscene;
è infilarsi un pigiama nuovo
d’inverno,
è un bagno caldo,
è sesso, senso, essenza,
speranza senza fine;
è un fiore finto,
è paura, menzogna,
polvere al vento,
è una bottiglia vuota
scagliata contro il muro,
e io, io ne ho bisogno,
come del pane.

Dispersi
Ero perso nel buio,
al freddo e in balia del vento:
tu hai illuminato il mio cammino,
mi hai coperto e dato sostegno.
Ero senza meta,
inerme in mezzo al deserto:
tu mi hai guidato
e condotto al sicuro.
Nel tuo rifugio
ho trovato finalmente riposo,
tu hai fatto ardere il fuoco
e io, lieto, mi son lasciato scaldare.
Hai creato i miei giorni,
mi hai offerto la tua gioia,
mi hai dato forza per continuare
e hai continuato a darmi forza.
Io ti ho preso ogni cosa,
mi sono dissetato alla tua fonte,
mi sono saziato di te
e ho dormito sereno sul tuo cuore.
Ma in una cupa notte di festa
e di triste presagio,
il cielo si squarcia
e giunge, terribile, la tempesta:
la roccia si fende alla folgore,
il fiume straripa dagli argini,
la promessa si sradica al vento
e la terra si apre ai miei piedi;
tu, stanca, hai perso la tua forza
e ti sei fatta travolgere:
ti vedo, nel bagliore di un lampo,
trascinata via lontano, fino a sparire.
Nella quiete del mattino
un sole gelido mi sveglia:
tutto è crollato, il fuoco è spento,
la fonte prosciugata e il battito fermo:
ci siam persi nel buio.

In ogni luogo
Lo potrai trovare
nei libri di filosofia,
tra le ciance dei teologi,
nella bocca bavosa dei preti
e dei vecchi che pregano in chiesa.
Lo potrai vedere aggirarsi
come cane randagio
tra i bidoni dell’immondizia,
come topo di fogna
vagare di notte
sfiorando il bordo dei marciapiedi.
Potrai ascoltarlo
nei lamenti dei barboni
puzzolenti e senza speranza,
nelle grida degli isterici,
nelle bestemmie degli ubriachi fradici
e nelle campane che suonano a festa.
Potrai sentirlo
nel cuore dei disperati,
nel rancore degli offesi,
nella gioia dei poveri illusi
e tra questi inutili versi.
Potrai trovarlo
nei tuoi ricordi di bambino,
al centro dell’universo,
nei tuoi ultimi istanti
e fin dentro la tazza del cesso.

Esequie
Il mio cuore
è un’arida terra
a fondo scavata
dove giace per sempre,
chiuso in feretro di marmo,
l’estremo tuo ricordo.

In memoria
Mi hai lasciato
nel ricordo di te
perché io, in esso,
continui ad amarti
per sempre.

La metamorfosi di Narciso
Pietra il mio cuore
che si nutrì di sé stesso
e m’impedì d’amare;
ma ora vivo e sospiro
per le carezze del vento,
i baci umidi della pioggia
e il caldo abbraccio del sole.

Le muse inquietanti
Non domandarci,
non chiederci spiegazione alcuna,
che nel risolvimento
sta il vero enigma.

Naufragio
Immaginatevi naufraghi,
di notte,
in un mare in tempesta.

Notte bianca
Nel vasto silenzio notturno
il pianto innocente di un bimbo,
il mesto ululato del vento;
se soltanto potessero
anche questi muri piangerebbero
nella loro bianca tristezza.

Parole
E se più
non avessi
parole?

Primavera
In questa viva giornata di sole,
tra lo schiamazzo dei bimbi
e lo stridio delle rondini in cielo,
io − penso solo a morire.

Dovrei dire
Dovrei dire
della tua mano tesa,
dei tuoi occhi
in cerca dei miei,
delle tue labbra in attesa,
delle tue parole che non sento.
Dovrei dire
delle tue lacrime nascoste,
del tuo silenzioso dolore
e della mia, triste, indifferenza.

Sogno d’estate
Sulla riva deserta
del mio cuore di sabbia
a piccole onde si frange
il tuo amore salmastro;
onde incessanti
di malinconica gioia,
d’ingenua malizia
e di provocante dolcezza
che si versano in me
lentamente,
invadendomi l’animo
e inabissandomi in te
dentro me stesso.

Il canto della cicala
Stupido affannarsi di formiche
in cerca di briciole e sogni
da stipare nei cunicoli dell’anima;
ma la buca fonda dell’angoscia
inghiotte ogni cosa senza mai colmarsi.
Andare, tornare, incontrarsi,
perdersi, ritrovarsi
e poi ancora perdersi
per non saper più dove andare;
è forse perché troppo ha compreso
che il folle ha smesso di comprendere.
Ridicoli templi di cartapesta
e vecchi manichini di cera
sotto secoli di polvere e parole stanche,
mentre in un angolo del soffitto
un orribile ragno
divora mosche, suppliche e lamenti.
Basta il piede di un bimbo
o un brevissimo temporale
per mandare tutto in rovina;
è forse il timore della morte
a dare linfa alla vita?
Impassibile, la cicala continua a cantare,
il vento riposa nell’onda,
il sole vomita la sua luce giallastra
e rotola, annoiato e stanco,
nell’azzurro di un cielo idiota.

Le strade della speranza
Ti cercherò su strade di speranza
che attraversano splendidi sogni di cristallo
e finiscono negli occhi fugaci della vita
che mi passa accanto correndo;
ti cercherò su strade di speranza.
T’inseguirò sui lunghi ponti del tempo
che scavalcano i miei torbidi giorni,
lenti fiumi di fango e d’argento
che si perdono nel mare dei ricordi;
t’inseguirò sui ponti del tempo.
Ti aspetterò in un angolo d’impazienza
come l’inverno il sole della primavera,
come la notte la luce del giorno
e il giorno la quiete della notte;
ti aspetterò in un angolo d’impazienza.
Ti troverò nel cuore della morte
se infine i sogni dovessero infrangersi,
i fiumi prosciugarsi, non succedersi più i giorni
e se morte solamente dovesse concedermi la vita.

Rari momenti
Sto con la testa
tra le tue gambe
e penso alle tante notti
passate da solo
su questo stesso letto
in attesa…
Bacio le tue cosce chiare,
morbide, lisce,
mentre tu, sdraiata sui miei cuscini,
leggi a voce alta un libro;
e penso che forse
non t’amo davvero,
ma t’amo più
di quanto abbia mai amato prima;
o è soltanto che t’amo
in maniera diversa.
Passo la lingua
lungo il tuo polpaccio,
tu t’interrompi
e ridi – non per me, per il libro –
e vorrei ringraziarti
di essere qui con me
e non da qualsiasi altra parte,
ma non lo faccio,
e con la tua mano tra i miei capelli
mi godo questi rari momenti
che si scolpiscono nello specchio.
Bacio le tue caviglie
e i tuoi piedi nudi
mentre tu, con le tue mutandine bianche,
continui a leggere
e a ridere di tanto in tanto.
Fuori
il silenzio scuro della notte
è rotto dal camion della spazzatura
che raccoglie, stanco, i rifiuti.

Sarà come non fossimo mai stati
Un giorno moriremo entrambi,
l'uno lontano dall'altra,
e nessuno si ricorderà più di noi.
Nessuno.
Nessuno si ricorderà
del nostro tempo insieme,
così breve, così eternamente breve,
da sembrare una vita.
Un giorno, non ci saremo più,
e chi si ricorderà di noi?
dei nostri primi giorni,
di te, di com'eri fragile e bianca,
e di me, che non parlarne è meglio?
Nessuno.
Un giorno, questo è certo,
non ci saremo più,
e chi potrà ricordarsi
del nostro piccolo mondo insieme?
così caldo, eppure così freddo,
così leggero, eppure così difficile
da levarsi di dosso?
Nessuno.
Solo io e te, ora, possiamo ricordare,
dopo di noi, nessuno. E sarà
come se non fossimo mai stati.
Ancora un giorno
Ancora un giorno
e sarà un giorno
di meno.

La poesia che vorrei scrivere un giorno
Mi piacerebbe scrivere, un giorno,
una poesia come nessuno ha mai scritto,
una poesia che non abbia nulla da dire,
ma che non lo dia a vedere,
una poesia che non dia consigli,
che non porti con sé alcuna verità,
che non sia zattera o àncora di nessuno,
neppure di me stesso,
ma che mi faccia soltanto passare il tempo…
Mi piacerebbe scrivere, tanto per intenderci,
una poesia che se ne stia come una mosca
sul davanzale di una casa vuota
in un bel pomeriggio d’agosto;
oppure
come il lampadario appeso nella mia stanza:
impassibile, freddo, paziente, stolido, anacronistico,
altero, come quando mi guarda dall’alto in basso
con le sue tre lampadine sporche.
Una poesia, insomma,
semplice e bella
come un bicchiere d’acqua
sul bordo di un lavandino,
che una luce soffusa rischiara
attraverso tende bianche e gonfie di vento,
mentre fuori c’è il sole,
la gente è per strada
e tu
ancora
ti senti vivo.

Fragile
Una scatola vuota, / una foglia caduta, / una scarpa spaiata, / una foto ingiallita senza data, / una languida festa, / una domanda priva di risposta, / una pagina strappata, / una pentola scoperchiata, / una tomba senza nome, / una tavola senza pane, / un petalo di rosa, / una mano protesa, / un ramo spezzato, / un cerino bagnato, / un aquilone sfinito, / un vecchio albero abbattuto, / un lieve rimpianto, / un triste alito di vento, / un mucchio di paglia, / una vuota conchiglia, / un libro mai letto, / un infedele ritratto, / un sogno disperso, / un’automobile allo sfascio, / uno straccio spelacchiato, / un muretto scalcinato, / un fiore sull'asfalto, / un piccolo insetto capovolto, / uno sguardo senza luce, / una terra senza pace, / un bel giorno passato, / un ricordo scordato, / un capello perduto, / un cigolante cancello arrugginito, / un cappotto consunto, / un lampione sempre spento, / un giorno di noia, / un sorriso senza gioia, / una giostra deserta, / una coperta troppo corta, / un abito fuori moda, / un ciottolo sulla strada, / un copertone forato, / una lavatrice gettata in un prato, / una lacrima che scende, / un relitto tra le onde, / un tappo senza la bottiglia, / un fiocco di neve che si scioglie, / un binario morto, / un viso sconvolto, / una bici senza ruota, / una strada senza uscita, / una suola bucata, / una vecchia stazione abbandonata, / una spiaggia d’inverno, / una speranza che non torna, / una lattina schiacciata, / una fonte prosciugata, / una lettera mai scritta, / una parola non detta, / un barattolo nel mare, / una pozzanghera sotto il sole: / ogni cosa, come me, / sembra chiedere amore.

Note
Vedi anche: Aforismi di Vannuccio Barbaro

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