L'aforisma e i suoi Sinonimi (di Giorgio Colarizi)

Qui di seguito un saggio di Giorgio Colarizi (1912-1999) intitolato L'aforisma e i suoi sinonimi. In fondo alla pagina trovi anche un link a una raccolta di aforismi di Giorgio Colarizi.
Giorgio Colarizi
L'aforisma e i suoi sinonimi
da Zibaldone aforistico © Manfredi Colarizi Graziani, 2001

Nello sciorinare i sinonimi di aforisma, troviamo: adagio, apoftegma, massima, sentenza, precetto e proverbio; e tutti qui si respingono. 

Adagio: se vogliamo credere a filologi e linguisti che lo apparentano al verbo latino aio, varrebbe quanto "affermazione" e, non foss'altro perché immune da presunzioni, potrebbe anche andar bene. Ma all'orecchio italiano suona ambiguo e vecchiotto, e d'altra parte non sembra che i latini usassero spesso il loro adagium. Dunque lasciamolo lì. 

Apoftegma: la nobile ascendenza greca lo renderebbe forse accetto ai nostri contemporanei, imbambolati dal lucore scientifico dei termini che la grecità offre appunto alla scienza. Meglio cedere alle esigenze della nostra lingua, che mal sopporta quel terribile cozzo di consonanti. E in greco sembra andar peggio, per la re trazione dell'accento (apophthegma), anche se la presenza della doppia aspirazione agiva forse come lubrificante di questo saltellante congegno. Comunque la parola sta per "detto altisonante, memorabile"; epiteti che debbono attendere i posteri, né se ne può fregiar da sé nemmeno il più superbo autore. 

Massima: sottintende "maxima sententia", ossia un pronunziamento di particolare importanza morale o giuridica, con possibilità di applicazione normativa: così le massime dello spietato La Rochefoucauld, così le raccolte di sentenze giuridiche fino agli odierni "Massimari". Sentenza: da sentire come "manifestare il proprio sentimento su .... ", "giudicare". Termine troppo ampio, perché ogni affermazione è un giudizio; troppo ristretto, in quanto richiama ad una decisione di sapore giuridico o dogmatico (gr. dogma = editto pubblico, sentenza).

Precetto: da prae e capère+praecipere, letteralmente "prendere prima di .... ". Denuncia subito la sua autorità normativa, vuoi religiosa, vuoi pedagogica, vuoi terapeutica. Il principio di autorità è stato sempre odioso agli spiriti più vivaci e recalcitranti o ai nevrotici, così come in altri tempi fu spregiata la figura del povero precettore. Restano accetti solo i precetti medici, per il grande affetto che serbiamo a questo nostro corpo di morte.

Proverbio: è un po' tutto quanto sopra, ed altro ancora, in veste sempre sintetica e spesso poetica; come la musica e la poesia popolare, è opera di un singolo che riassume un sentimento collettivo. Anche l'aforisma è opera di un singolo, ma quando mai questo signore presumerebbe di rappresentare l'anima di una collettività? 

Aforisma: da aphorizein, limitare, quindi "definizione", concetto che in matematica implica con saggia economia il minor numero possibile di parole. La matematica, chissà perché, usa però il termine di aforisma per indicare un problema insolubile, quale per es. la quadratura del cerchio. Secondo Kant, potremmo accostare l'aforisma ai due giudizi di modalità: quello problematico, fondato sui rapporti di possibilità, e quello assertorio, su rapporti reali non necessari o verità di fatto che dir si voglia. Ma come può la logica accalappiare l'infinita varietà degli accadimenti e sentimenti e comportamenti umani, sospinti o sconvolti dallo Spirito che soffia dove vuole? Quanto sopra aveva lo scopo di accennare ai significati che non competono all'aforisma o che solo in parte l'accostano. Questione di sinonimi, e quindi di sfumature. Vorremo dire con questo che il suo dominio è così vasto da farlo piuttosto denominare "pensiero"? C'è chi l'ha fatto, personaggi di prim'ordine di fronte ai quali non c'è che da togliersi il cappello. Il termine esprime un concetto così vasto da comprendere tutto il panorama desiderabile; ma, oltre che vasto, è vago. Per quel che ci serve, anche nell'aforisma vediamo quasi una specola che abbraccia virtualmente tutti i panorami in cielo e in terra visibili; ma conserverà nel contempo caratteri più o meno definitori; si contenterà quindi di poche parole, e soppesate col bilancino del farmacista; anche quando una Musa letterata suggerirebbe maggior generosità. Naturalmente resta il pericolo di assumere una mùtria oracolare, con tutta l'ostilità che essa generalmente oggi riscuote, soprattutto fra gente costretta già ad ascoltare gli oracoli dei vari santuari politici e sociologici. Ciò si riflette particolarmente nella forma aforistica: A è B.

Note

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