Aforismi, frasi e citazioni di Vladimir Jankélévitch

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Vladimir Jankélévitch (Bourges, 1903 - Parigi 1985), filosofo e musicologo francese. La riflessione filosofica di Vladimir Jankélévitch è incentrata, oltre che sulla musica, sua grande passione, su tematiche esistenziali quali il tempo, l'amore, la morte. Ha affermato: "Si può vivere senza musica, senza gioia, senza amore e senza filosofia. Ma mica tanto bene".
La morte è alla porta, invisibile e tuttavia così prossima!
(Vladimir Jankélévitch)
L'Odissea della coscienza
L'Odyssée de la conscience, 1933

Piuttosto che essere felici senza saperlo, è meglio gustare le sofferenze della vita.

L'ironia
L'ironie, 1936

La passione è la distrazione del cuore.

Sulla menzogna
Du mensonge, 1942

La menzogna è il fiore del male.

La musica e l'ineffabile
La musique et l'ineffable, 1961

Con un’irruzione possente la musica s’insedia nel nostro intimo e sembra vi elegga domicilio. Sicché l’uomo che viene a essere abitato e posseduto da questo intruso, e anzi rapito a sé, non è più se stesso: si trasforma completamente in una corda vibrante o in una tuba sonora, e freme follemente sotto l’archetto o le dita dello strumentista.

La musica ha questo in comune con la poesia e l’amore, e persino con il dovere: non è fatta perché se ne parli, ma perché si faccia; non è fatta per esser detta, ma per essere “messa-in-opera”.

La cattiva coscienza
La mauvaise conscience, 1966

Contro lo scrupolo le armi migliori sono la fiducia del cuore e la verginità dei pensieri.

La morte
La mort, 1966 - Selezione Aforismario

La morte è un vuoto che si spalanca all'improvviso nella pienezza della continuità; l’esistente, reso a un tratto invisibile come per effetto di un prodigioso occultamento, sprofonda in un istante nella trappola del non essere.

La morte è alla porta, invisibile e tuttavia così prossima!

La morte è letteralmente extra ordinem, poiché di fatto appartiene a un ordine completamente diverso dagli interessi dell’empiria e dagli affari minuti dei suoi intervalli temporali; e tuttavia niente appartiene maggiormente all'ordine delle cose! La morte è per eccellenza l'ordine straordinario.

La morte, lo sappiamo, è qualcosa che capita solo agli altri.

Chiunque rifugge dalla morte fugge dalla vita, poiché la morte è la vita stessa.
[Qui fuit la mort fuit la vie, car la mort est la vie même].

La morte diventa una cosa seria quando prendiamo coscienza del fatto che non si tratta solo di una disavventura che accade agli altri, o a me stesso tra cinquant'anni, vale a dire a me stesso in quanto altro. La morte non è un’eventualità lontana nello spazio e nel tempo: un giorno, noi scopriremo di essere compresi all'interno del misterioso problema che immaginavamo di comprendere; un giorno, ascoltando la campana a morto, ci accorgeremo che suonerà per noi così come suona ora per il vicino.

La morte è la debolezza inevitabile e universale di tutti i forti senza eccezione. Dagli insuccessi e dalle disfatte dell’esistenza ci si può riprendere, e una battaglia perduta non è sempre una guerra perduta! Ma dalla morte nessuno mai si riprende.

Per me la mia morte è la fine di tutto, la fine totale e definitiva della mia esistenza personale e la fine dell’universo intero, la fine del mondo e la fine della storia; la fine del mio tempo vitale è certo per me la fine dei tempi, la tragedia metafisica per eccellenza, l’inconcepibile tragedia della mia nichilizzazione, mentre la morte dell’altro per me è un incidente tra i più comuni.

Il perdono
Le pardon, 1967

Il migliore de mondi non è che il meno cattivo.
[Le meilleur des mondes n'est que le moins mauvais].

Trattato sulle virtù
Traité des vertus, 1968-1970

Io non so cosa sono e non sono ciò che so.

Un cuore amorevole ama sempre, anche se non si sente amato.

Il paradosso della morale
Le paradoxe de la morale, 1981

Il motto dell'amore è: mai abbastanza, mai troppo, sempre di più!

La lontana presenza
La présence lointaine, 1983

La musica è un fascino, fascino nostalgico come è sempre il fascino.

Chi sono io?
Qui suis-je?, 1986

La ragione dell'amore è l'amore; la ragione dell'amore è che amiamo.
[La raison de l'amour, c'est l'amour ; la raison de l'amour, c'est qu'on aime].

Pensare la morte?
Penser la mort?, 1994 (postumo)

La filosofia è questo: fare cose non particolarmente utili.

È inutile far troppe speculazioni, meditare sul senso dell'esistenza in generale o della mia in particolare – perché questo senso non lo troverò mai.

La morte è questo: la completa uguaglianza degli ineguali.

Morire è la condizione stessa dell'esistenza. In ciò mi rifaccio a tutti coloro che hanno detto che è la morte a dar senso alla vita, proprio sottraendole tale senso. Essa è il non-senso che dà un senso negando questo senso.

Ogni decisione che uno prende – per quanto riflessivo e filosofo sia – è sempre istantanea, relativa al momento della giornata, allo stato in cui si è quando viene presa ecc.

"So che morirò, ma non ci credo" – dice Jacques Madaule. Lo so, ma non ne sono intimamente persuaso. Se ne fossi persuaso, completamente certo, non potrei più vivere.

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