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Frasi e citazioni di Morgan

Selezione di frasi e citazioni di Morgan, pseudonimo di Marco Castoldi (Milano, 1972), cantautore, musicista e compositore italiano, fondatore e frontman dei Bluvertigo. Ha detto di sé Morgan:
"Sono una specie di personaggio di un romanzo, sono uno che attira l’attenzione e non sempre volontariamente. Sono uno di cui si parla e si scrive, sono uno che la gente conosce anche se non mi conoscono, perché io sono pubblico, statale. In pratica ho cambiato tanti mestieri nella vita ma in ognuno di questi c’è sempre stata la presenza di due elementi, o concetti: un palco, degli spettatori".
Tendiamo a vivere in modo fasullo, apparente, tra cose inutili,
che distraggono dal senso reale della vita. E la verità arriva
ogni volta come un sisma, che ti pone di fronte a te stesso.
(Morgan)
Il libro di Morgan
Io, l’amore, la musica, gli stronzi e Dio © Einaudi, 2014 - Selezione Aforismario

La libertà si conquista coi meriti, col talento, con l’ingegno, con lo studio, con l’invenzione, con la generosità e la creatività. Con la fatica, ma una bella fatica. 

Fare una bella vita significa essere espressi, fosse anche nel dolore, e riconoscersi quando ci si specchia. Riconoscersi. È meraviglioso l’animo che si riconosce.

Ciò che ci fa disperare è non vedere quello che ci somiglia, si chiama solitudine.

In tutti c’è una compresenza di opposti, e nelle persone particolari e complesse ci sono quasi solo contraddizioni. 

Una volta avevo qualcosa da dire, ora ho soltanto da ridire.

Idea: istituire corsi per l’interpretazione delle malefatte della politica. 

In un certo senso io sono fatto di musica classica. E ricoperto di Duran Duran.

Ogni singola nota di Bach, ogni idea di Bach – anche se da suonare bene è difficilissima – all’ascolto risulta eterna e semplice come sono eterne e semplici le leggi della natura.

Di solito la gente dice che Bach parla con Dio. Be’, io sono convinto che Bach fosse proprio Dio in persona. O, nella peggiore delle ipotesi, che avesse il suo numero di cellulare. 

Non esiste un procedimento meccanico per scrivere le canzoni, il che vuol dire che il risultato non è mai garantito. Che è una cosa un po’ terrorizzante, per certi versi. Ma per altri è assolutamente eccitante. Significa che nel processo compositivo è contemplato anche l’errore. Anzi, deve essere contemplato.

Se c’è la contraddizione nella vita, va fatta sistema, come l’errore nella musica. Devi farci i conti, non far finta che non ci sia. 

Se la guardi in faccia e impari a maneggiarla – e a non farti maneggiare da lei – la contraddizione diventa un generatore di possibilità, e se sei fortunato, un elemento propulsivo per il tuo lavoro.

L’artista non dovrebbe essere nulla. È proprio il verbo dovere che dobbiamo estirpare dal lessico dell’artista. L’artista non «deve» un bel niente: al limite, «può». 

Quand’è che l’artista è libero? Quando è capace di rischiare su di sé le conseguenze della sua libertà. E la libertà costa.

Siamo un paese derivativo per vocazione. In Italia essere omologati alla fine conviene, ti semplifica la vita.

Spesso gli stessi genitori ti educano all’apparire come modello di successo, non allo studio. 

I talent show musicali hanno lo stesso impianto narrativo dei concorsi di bellezza tipo Miss Italia: devi saper fingere di cantare una canzone cinque minuti al provino. È lo stesso decorso: se vinci Miss Italia, poi magari ti metti a studiare recitazione e speri che qualcuno ti prenda a fare una fiction in tv.

La televisione non premia il talento, non è stata progettata per quello: premia l’immagine e intorno a quella allestisce una liturgia postmoderna. Cosí facendo uccide la musica. 

Il successo è una conseguenza, deve essere una conseguenza della conoscenza e del talento, non può essere «se faccio successo, allora poi mi metto a studiare». È esattamente il contrario.

La musica non è di nessuno. Non è mia, non è tua. Altro che popstar. La musica sta sempre da un’altra parte, milioni di chilometri sopra la vita degli uomini.

La musica è un bene non del mondo, ma della metafisica. Sta fuori dal mondo. Non è qui. Io per riuscire a captarla ed essere un veicolo, uno strumento, devo servirla, onorarla, aspettarla, ascoltarla, amarla. 

Non c’è poesia «non-d’autore», non sarebbe poesia. Dunque forse la canzone d’autore si chiama cosí per proteggersi da eventuali equivoci, ci fa notare che per sua sfortuna è capitata nell’insieme piú vasto della canzone generica, ma che da essa vuol prendere le distanze, distinguendosi, non quindi per forma (rimanendo canzone) ma per contenuti.

La scrittura, cosí come la musica e anche la pittura (anche se il pittore è un po’ piú introverso) è sempre e comunque un atto di compassione. Quando uno sente il mondo, allora lo descrive. Ma se non lo sente, allora è un caso perso. Non esiste un artista senza compassione.

Io sono la prima creatura che incontro nel mio cammino, io sono l’individuo piú prossimo a me stesso in tutto il creato. Quindi ho il dovere di amarmi, considerarmi nobilmente la prima persona da tutelare. Solo quando ho realizzato questo, può iniziare una mia possibile entrata nel mondo.

L’amore è lasciare libero. L’amore è volere che l’oggetto amato viva e possibilmente respiri insieme al tuo respiro. Non è costringerlo dentro una sovrastruttura ottusa di paranoie, gelosie, prevaricazioni.

Tendiamo a vivere in modo fasullo, apparente, tra cose inutili, che distraggono dal senso reale della vita. E la verità arriva ogni volta come un sisma, che ti pone di fronte a te stesso.

Frasi da interviste
Selezione Aforismario

Bisogna tornare alla musica che scatena emozioni forti. Basta col piattume del politically correct. Dobbiamo essere estremi.

La vera droga è questo basso livello di cultura e spettacolo, il panem et circenses che ottunde gli animi delle persone.

Non tiro i sassi alle finestre della tv, ma decido di provare a cambiare il sistema dall'interno, credendo di contribuire a renderlo migliore.

Oggi ci siamo abituati ad ascoltare suoni disorganizzati. Ecco perché la gente si rifugia nel monosillabo e non sa più comprendere la complessità. Siamo circondati da ignoranti che vanno avanti a colpi di do, la, sol per entrare in classifica.

Sono stanco di quelli che fanno musica meccanica con canzoni tutte uguali. È musica da rincoglioniti. Sono piccolo borghesi che dovrebbero lavorare in banca.

Il musicista è un curatore dell'anima.

Oggi scrivere musica è una partita a scacchi contro la macchina, in cui il computer non teme di essere schiacciato, mentre l'uomo sì. Il numero di possibilità è soverchiante e le varianti sono molto più sorprendenti e aleatorie.

Si parla tanto di social network, ma sono il regno della solitudine. Mi chiedo perché i filosofi di oggi non si pongano questi problemi e continuino a parlare di Heidegger.

Io sono alla ricerca del caos organizzato: più il caos è assolutamente enorme più è bello industriarsi per organizzarlo.

Note
Leggi anche le citazioni dei cantautori italiani: Franco Battiato - Giorgio GaberRoberto "Freak" Antoni

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